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Miele. I tre quarti nel mondo e' contaminato
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Articolo di Redazione
6 ottobre 2017 15:18
 
 Talvolta soprannominati “assassini delle api” visto il ruolo dominante che giocano nel declino dell’Ape mellifera, gli insetticidi neocotinoidi contaminano la gran parte dei mieli raccolti sui cinque continenti. E’ il risultato evidente di uno studio franco-svizzero pubblicato il 6 ottobre sulla rivista Science: il 7% dei mieli analizzati contiene tracce di queste sostanze neurotossiche. Una cifra che rivela, indubbiamente, la presenza generalizzata di questi pesticidi in tutti i tipi di ambienti. Le concentrazioni ritrovate sui prodotti sono ritenute non a rischio per i consumatori di miele. Ma sono il riflesso di una contaminazione delle fonti nutritive degli insetti impollinatori (nettare, polline), a dei livelli suscettibili di provocare una varieta’ di disequilibri.
“All’origine c’e’ un’esperienza di scienza cittadina, racconta Alexandre Aebi, ricercatore all’Universita’ di Neuchâtel (Svizzera) e coautore di questi lavori. Tutto e’ cominciato nel 2013 con un’esposizione sull’apicoltura al giardino botanico di Neuchâtel, in cui i visitatori erano invitati a portare un po’ di miele acquistato durante i loro viaggi, se possibile direttamente da dei piccoli produttori locali”. In totale, circa 300 piccole quantita’ di miele sono state recuperate con provenienza Alaska, Australia, Madagascar, Europa o Asia. Tutte le latitudini sono rappresentate. “Abbiamo fatto una selezione per osservare un campione che non sovra-rappresentasse alcune regioni in rapporto alle altre. E, in alla fine, abbiamo conservato 198 mieli diversi per l’analisi”.
Contaminazioni dei luoghi
Cinque molecole della famiglia dei neocotinoidi sono stati ricercati: imidacloprid, acetamiprid, thiamethoxam, clothianidin e thiacloprid. Nel 75% dei campioni, almeno uno di essi e’ stato ritrovato. Questo tasso di contaminazione varia considerevolmente secondo le regioni, spiegano gli autori: 86% per i mieli analizzanti provenienti dall’America del Nord, 80% per i mieli asiatici e 79% in Europa. Questo tasso e’ il piu’ debole in America del Sud, dove solo il 57% dei mieli contengono almeno uno dei cinque prodotti ricercati. Complessivamente, precisano i ricercatori, il 30% di tutti i campioni contengono un solo neocotinoide e il 45% ne contengono tra due e cinque”. Il prodotto piu’ frequentemente ritrovato e’ l’imidacloprid, presente nel 51% dei campioni testati, e il piu’ raro, il clothianidin, non e’ stato ritrovato che nel 16% dei mieli analizzati.
“Queste cifre danno un buona idea dell’ampiezza della contaminazione degli ambienti, perche’ l’ape e’ un eccellente captatore dello stato dell’ambiente, spiega Aebi. Essa si muove in un raggio che va da 3 a 5 Km intorno al suo alveare, al massimo 12 Km”. Inoltre, il miele e’ un buon indicatore dello stato generale degli ecosistemi perche’, come spiega Christopher Connolly, ricercatore all’Universita’ di Dundee (Scozia), in un commento pubblicato da Science, “dei canali di esposizione secondari delle api esistono, per esempio quando i residui di neocotinoidi presenti nei suoli si trasferiscono nei fiori selvaggi adiacenti, o quando le colture visitate dalle api sono su dei terreni gia’ contaminati”. Rispetto ai livelli di contaminazione, questi sono in media di 1,8 microgrammi al Kg, con un massimo ritrovato in un miele tedesco che ne conteneva 50 per ogni Kg -cioe’ un valore prossimo ai limiti massimi di residui. “Rispetto a cio’ che sappiamo, i tassi medi ritrovati non presentano rischi per l’uomo -spiega Aebi. Ma possono porre problemi per tutta una varieta’ di insetti: api, calabroni, farfalle, etc”.
Disturbi subletali
Gli autori hanno passato in rivista la letteratura scientifica per verificare l’impatto che possono avere tali tassi di contaminazione sulla biodiversita’. “Abbiamo trovato piu’ di quaranta studi recenti che trattano gli effetti dei neocotinoidi ai livelli incontrati nell’ambiente. Si nota una concentrazione di 0,1 per Kg”, cioe’ un tasso 10 volte inferiore alla media rilevata nei mieli analizzati. Presso i numerosi insetti non coinvolti dai neocotinoidi, l’esposizione cronica a piccole dosi di queste sostanze, e’ associata a disturbi chiamati “subletali”: questi non provocano la morte immediata dell’individuo ma inducono disturbi cognitivi, perdite di memoria -le api dimenticano la strada per tornare all’alveare- un calo dell’immunita’, un aumento di vulnerabilita’ verso alcuni patogeni, una diminuzione delle capacita’ riproduttive, etc.. Questo aspetto, cruciale, e’ ignorato dalla regolamentazione. “Attualmente, i testi di sicurezza sui pesticidi si concentrano sui rischi che fanno pesare un’esposizione acuta su un’ape isolata, spiega Connolly. Comunque, studi recenti ad ampio raggio hanno identificato una contaminazione generalizzata dei terreni agricoli da parte dei neocotinoidi, suggerendo che questo potrebbe essere piu’ pertinente per valutare gli effetti di un’esposizione cronica delle intere colonie”. I nuovi risultati dell’équipe franco-russa, mostrano che l’esposizione delle api a basso rumore, in generale vanno in questo senso. “Essi permettono di mettere in luce la natura mondiale della minaccia che pesa sulle api”.

(articolo di Stéphane Foucart, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 06/10/2017)
 
 
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