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Mandare l’aspirina in pensione? Difficile… ma non per motivi medici e salutari, bensì economici, culturali e politici
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Articolo di Vincenzo Donvito
30 luglio 2019 13:19
 
  Secondo una ricerca dell’Università di Guelph (Canada), due molecole poco valutate della cannabis avrebbero poteri antiinfiammatori 30 volte maggiori dell’aspirina della Bayer (acido acetilsalicilico, come farmaco equivalente). Non solo, ma questi flavonoidi (la cannaflavina A e la cannaflavina B), rispetto ai più noti e diffusi antinfiammatori, non avrebbero effetti secondari come accade per l’aspirina (aumenta i rischi di emorragie), paracetamolo (tossico per il fegato) e i vari FANS (maligni per il cuore); da considerare, infine, che potrebbero essere una alternativa agli oppioidi (agiscono alla radice e non sui recettori del cervello).

Sembrerebbe che siamo alla vigilia di una grande rivoluzione farmacologica. Vedremo gli sviluppi, anche perché i ricercatori canadesi hanno già depositato un brevetto per un futuro uso commerciale.

Ma occorre considerare che le scoperte e gli sviluppi delle stesse sono comunque condizionati a vari aspetti, soprattutto economici, culturali e politici.

Per questo motivo vediamo un percorso irto di ostacoli per lo sviluppo di questa scoperta. Certo, siamo agli albori, niente di definitivo e tutto ancora da dimostrare più volte (il metodo scientifico comporta questi tipi di passaggi perché una scoperta conquisti una certa credibilità).

Ma qui il problema è ancora più spinoso, vediamo perché:

1 – culturale e politico. Abbiamo a che fare con derivati della cannabis. Che se anche in tanti Paesi, Italia inclusa, l’uso terapeutico dei suoi derivati è stato legalizzato, rappresenta ancora un blocco alla sua considerazione, per esempio, come potrebbe avvenire con una qualche muffa (per fare il più classico esempio possibile: Fleming/muffa/penicillina). Blocco culturale dovuto anche al fatto che l’uso terapeutico non è praticato ovunque e, soprattutto, che l’uso ricreativo - a parte alcune “note isole” in Usa, Canada, etc - viene considerato legalmente perseguibile (in genere illecito per chi consuma, reato per chi produce e vende… con le note conseguenze di aver affidato il mercato alle stra-gigantesche malavite organizzate dell’intero Pianeta e la salute dei consumatori ai delinquenti che producono e che spacciano). Prima di superare questi blocchi, ammesso e non concesso che si arrivi ad una legalizzazione planetaria, ci vuole ancora molto tempo.

2 - economico. La versione equivalente dell’aspirina (acido acetilsalicilico) ha un ampio e libero mercato, ma molto limitato. L’aspirina si chiama per l’appunto aspirina perché è così che l’ha chiamata il suo proprietario, il gigante farmaceutico tedesco Bayer, con un monopolio che, pur se leggermente scalfito dalla comparsa e dalla recente maggiore diffusione dei farmaci equivalenti, è l’imperatore assoluto, economico e culturale (in farmacia è difficile che si chieda l’acido acetilsalicilico – anche perché per pronunciare la parola, ammesso che uno la conosca, ci si intreccia la lingua -, ma … “mi dà una aspirina equivalente”?…). Essere colossi dell’industria farmaceutica ha un significato che si può cercare di sviscerare in tanti modi (informandosi - con molta attenzione - ci si fa una cultura immensa), ma sicuramente è una realtà economica, produttiva ed occupazionale che in tanti, non solo gli specifici padroni, intendono preservare.

Per capire facciamo solo un esempio. I veicoli a carburante fossile che oggi sono quasi il 100% del mercato. Siamo sicuri che il mercato di propulsori alternativi (elettricità tra questi) non si sia sviluppato per problemi di ricerca scientifica piuttosto che per blocchi volontari e imposti a questa ricerca? Eppure, “sembra” che i carburanti fossili facciano male agli individui e al Pianeta… e continuano ad essere quasi dominanti.

Crediamo di esserci spiegati. Il parallelo tra l’eventuale e possibile detronazione dell’aspirina a vantaggio di due molecole della cannabis, ci pare consono. Nel caso delle nostre molecole ci sarebbero (fatto che a noi sembra rilevante) la mancanza di effetti secondari presenti invece in tutti i principi attivi che vengono utilizzati per le medesime funzioni antinfiammatorie.

Ma sarà il nostro sistema (mondiale) in grado di valutare questa importanza? Ovviamente, in questo momento, a livello di Stati sovrani non ci resta che sperare nel Canada, sia perché è dove ha sede l’Università che ha scoperto il vantaggio di queste molecole di cannabis, sia perché è l’unico Stato sovrano di un certo peso che oggi ha un approccio legale al 100% con tutti gli usi e consumi della cannabis.
 
 
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