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Legalizzazione cannabis in Tunisia. Lo stato dell’arte
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Articolo di Redazione
13 giugno 2019 18:28
 
 Karim Chaiir non ha tempo di finire la sua conversazione, che la petizione per la legalizzazione della cannabis ha altre tre firme. "Fumare è meglio che bere alcolici. O uno vieta entrambi, o uno li autorizza. La scelta è semplice", dice Ali, che preferisce mantenere la sua vera identità per la petizione. Barba ordinata, laptop di marca, l'uomo di 29 anni rappresenta molto bene la fauna che affola, martedì, il caffè del teatro di Etoile du Nord, nel centro della città di Tunisi.
Le persone che aderiscono al Collectif per la legalizzazione della cannabis (Colec), hanno diverse ragioni per farlo. Ali sostiene il fumo ricreativo mentre, al tavolo accanto, il motivo di Hathem (non è il suo vero nome), 23 anni, occhiali da design sul naso e sigaretta elettronica tra le labbra, è più pratico: "Un amico ha preso un anno di prigione perché ha fumato. Veniva da una buona famiglia. Dal suo rilascio, staziona nei quartieri caldi con ragazzi non “puliti”. E’ diventato uno spacciatore e non solo di cannabis ...". Dimostrazione, tra molte altre, del disastro della legge 52.

"Paradiso per il contrabbando"
Votata nel periodo di Ben Ali, la legge condanna a un anno di reclusione il consumo e il possesso di droghe. La flagranza non è nemmeno necessaria: la polizia può usare il test delle urine. Col THC, la molecola attiva della cannabis, che rimane diversi giorni nel corpo e fumatori occasionali stimati a 3 milioni - 400.000 i consumatori quotidiani - dall'associazione tunisina di tossicodipendenza, il risultato è esplosivo: i reati correlati alla droga rappresentavano il 28% della popolazione carceraria del Paese nel 2016, secondo un rapporto di Human Rights Watch. La legge è stata modificata nell'aprile 2017, conferendo ai giudici il potere di emettere o meno una sentenza di reclusione. Progressi insufficienti per la Colec. "La legalizzazione è l'unica soluzione. Non perché spingiamo per il consumo, al contrario, ma perché l'hashish è ovunque in Tunisia. Sono un insegnante. Vedo dei bambini di 10 anni che fumano sigarette di cannabis comprate a 2 dinari [60 centesimi di euro, ndr], eppure il ministero mi proibisce di fare prevenzione!". Lament Karim Chaiir.
Il collettivo assicura di aver raccolto 450.000 firme dopo il lancio della campagna lo scorso 4 maggio. E’ stato anche redatta una proposta di legge. “La criminalizzazione spinge i giovani a consumare anche in segno di protesta. L’aumento della domanda ha fatto della Tunisia un paradiso per il contrabbando. La droga arriva dal Marocco e contiene una serie di sostanze non controllate ed estremamente nocive”, dice Fares Chergui, un medico membro del Colec, che attualmente è in una clinica di tossicodipendenza in Germania.
Un prodotto di qualità, ecco l’argomento che convince il vicino di Hathem: “Il rischio, se non conosci bene chi ti vende la droga, è di ritrovarti con un joint che contiene più pneumatici e farmaci che non resina di cannabis. Anche se costa di più, ciò che mi interessa è di avere un luogo ufficiale, quindi è bene smettere di lamentarsi se la qualità è cattiva”. “Oltre i conservatori, che rifiutano ogni confronto, i più difficili da convincere sono quelli che rifiutano l’idea di un finanziamento dello Stato con delle tasse sulle filiere legali, anche se sarebbero introiti fiscali per alimentare una “cassa per la gioventù”, come noi chiediamo. Pensano che i soldi siano esplosivi”.

“Argomento economico interessante”
Per persuadere i recalcitranti, l Colec utilizza uno slogan con effetto altalenante: “Fare di Tunisi una Amsterdam piena di sole”. Recuperare le valute dei turisti-fumatori potrebbe convincere coloro che decidono a livello economico e politico.
Il collettivo stima in 1,5 miliardi di dinari (447 milioni di euro) il montante annuale del traffico di droga. Khaoula Ben Aicha, deputato tunisino residente in Francia, favorevole ad un emendamento alla legge 52, ne conviene: “Il loro argomento economico è molto interessante. Le reticenze religiose e sociali sono ancora forti, ma il dibattito è aperto”.
L’organizzazione conta su sette parlamentari, oltre quattro o cinque alleati reperiti all’interno dell’Assemblea, per fare della legalizzazione della cannabis un tema della campagna per le elezioni legislative previste per l’autunno. Il Colec intende anche presentare delle liste. I suoi aderenti sperano che la cannabis terapeutica sia autorizzata nel corso del prossimo mandato. “Se la Francia vota la legalizzazione, questo potrebbe accelerare le cose anche qui”, dice Karim Chaiir. L’appello è lanciato: “Signori francesi, fatelo per primi.”

(articolo di Mathieu Galtier, corrispondete a Tunisi, pubblicato sul quotidiano Libération del 13/06/2019)
 
 
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