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Le frodi agroalimentari sono più discrete di un cartello della droga
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Articolo di Redazione
21 gennaio 2019 15:00
 
Specialista in diritto alimentare, Katia Merten-Lentz è avvocato dello studio Keller and Heckmann a Parigi e Bruxelles. Pur se riconosce i progressi nella lotta contro le frodi alimentari, oggi reclama una armonizzazione delle sanzioni in ambito UE.
D. Quali sono le specificità della frode alimentare?
R. Il consumatore ne è vittima, a differenza di chi acquista una falsa Polo che invece è a conoscenza di cosa acquista. E la frode nell’agroalimentare è molto più dispersa, più discreta che non un cartello della droga. Può essere una piccola impresa che ha grossi problemi di materie prime e che dice “Lo faccio una volta, comprerò altrove, più economico”. O un commerciante che vuole ricavare un margine più ampio fornendo, senza dirlo, carne di cavallo al posto di quella di manzo. Questa è ben lungi dall’essere una criminalità organizzata.
D. Quali sono i prodotti maggiormente coinvolti?
R. Quelli con ampi margini di guadagno come vino, spezie, carne.. O il pesce: lo si impregna di acido per nascondere il suo cattivo gusto, quindi con prodotti chimici per dare ad un tonno o ad un salmone un bel colore. Questo può portare alla falsificazione dell’etichetta, spesso relativamente alle date entro cui i prodotti devono essere consumati.
In altri termini, si tira fuori un prodotto dal secchio della spazzatura e lo si trasforma in qualcosa di attrattivo che viene piazzato sul mercato. Si diminuisce il costo della materia prima sostituendola con qualcosa di meno caro. Si falsifica del miele con uno sciroppo zuccheroso, si taglia dell’olio di oliva con dell’olio di qualità inferiore… Questo può portare ad avere un prodotto con qualità inferiore ma può anche, in alcuni casi, creare dei problemi per la salute, come il caso della melanina nel latte per bimbi in Cina.
D. Ha qualche idea sull'estensione dell'agrocriminalità?
R. No. E’ un fenomeno che ha troppe forme diverse ed è discreto. E non vogliamo spaventare il consumatore. Ma da qualche anno, Europol, Interpol e alcuni Paesi che lo fanno di loro iniziativa, stanno conducendo delle operazioni di smantellamento di queste reti, sotto il nome di Opson. Secondo il rapporto 2018, più di 9,7 milioni di litri di bevande e 3.620 tonnellate di prodotti alimentari contraffatti sono stati sequestrati in 67 Paesi in quattro mesi. Si va dalla carne avariata al tonno colorato con prodotti chimici o al falso latte materno in polvere.. Bene, ma tutto questo dovrebbe essere sistematizzato.
D. La lotta contro queste frodi alimentari sta migliorando?
R. Sì. In risposta alla crisi della mucca pazza, la Commissione europea ha creato nel 2002 una normativa specifica sul diritto alimentare, con una responsabilizzazione molto alta degli operatori che, dal forcone alla forchetta, devono impegnarsi a vendere solo derrate al 100% sane e sicure. E la tracciabilità è stata rafforzata, nelle imprese durante la fabbricazione, ma anche a monte (ingredienti utilizzati) e a valle (clienti a cui vengono consegnati i prodotti).
Nel 2013, dopo lo scandalo Spanghero, è stata creata una rete europea di lotta contro la frode alimentare. Questa crisi della carne di cavallo ha messo in evidenza l’assoluta necessità di una cooperazione transfrontaliera. Ma bisogna andare oltre. Dare una definizione europea di quella che è una frode alimentare, e soprattutto armonizzare le sanzioni penali in seno all’Unione Europea e renderle molto dissuasive. ……
D. Cosa può fare il consumatore?
R. Ritrovare una certa forma di buon senso, tra cui la diffidenza verso i prezzi troppo attrattivi. Come non sorprendersi, quando la carne è sempre più costosa, per delle lasagne che costano 1 euro invece di 10! Più che mai, le filiere alimentari soffrono della volatilità del costo delle materie prime che condizionano i prezzi verso l’alto piuttosto che verso il basso. Sicuramente ci sono sempre i buoni affari: le verdure “un po’ rotte” non sono molto belle e quindi vendute ad un prezzo irrisorio, e questo non è affatto una frode. Al contrario, se si trova del caviale a 50 euro al chilo, lasciatelo perdere!

(intervista di Coralie Schaub pubblicata sul quotidiano Libération del 21/01/2019)
 
 
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