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Droga. Consigli al legislatore francese per continuare a non fare nulla, mostrando di essere interessati
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Articolo di Redazione
10 luglio 2018 9:58
 
 Da trenta/quaranta anni, anche cinquanta, tutto cambia, tutto si evolve, tutto di trasforma, tranne la legislazione sugli stupefacenti. Questa materia è talmente terrorizzante, politicamente pericolosa, socialmente instabile, almeno così la si crede, che i poteri pubblici e i politici preferiscono rinviare a più tardi o tenerla bloccata nelle nubi del fumo, una questione che invece è solo di salute pubblica. Con la loro legge del 1970, il principio di base rimane il medesimo: preservare la salute attraverso la proibizione e la repressione più o meno a livello globale, più o meno brutale. Questa impostazione rimpiazza qualunque riflessione, discorso, cambiamento.
L’illusione del CBD
Questo potrebbe portare alla confusione dei generi e dei termini, così come lo dimostra l’esempio attuale dei “famosi” coffee-shop alla francese. L’apertura di un coffee-shop a Parigi il mese scorso ha influenzato le folle, lasciando credere che le cose stavano per cambiare. Purtroppo no. Nel mondo intero i coffee-shop gestiscono la vendita dove la cannabis è legalizzata. I coffee-shop alla francese non gestiscono niente e soprattutto non gestiscono cannabis. Questo tipo di negozio vende del CBD, uno dei numerosi ingredienti della canapa, ma che non ha nessun effetto psicoattivo. In una parola, la CBD non è una droga.
La questione è ben giocata: la confusione dei termini lascia credere che qualcosa si muova. Il coffee-shop alla francese sarebbe l’equivalente di un commerciante di vino che vende solo Champomy (ndr. un succo di frutta gassato). Ma questo permette ai poteri pubblici di dire che essi non trascurano niente sul fronte della proibizione.
Nella stessa serie fumogena, il ministro della Sanità tenta di mascherare l’incuria in materia di ricerca per valutare le qualità terapeutiche di alcune sostanze psicoattive, capacità largamente dimostrata da una trentina di anni in tutti i Paesi civili (Usa, Svizzera, Paesi Passi, Gran Bretagna). Ma non è evidentemente in grado di trovare un’occasione per perderci il proprio tempo.
Rafforzamento della repressione
Se l’immobilismo è di rigore in materia di leggi sul consumo, gli ultimi annunci in termini di divieti delle droghe fatti dal ministro della Giustizia stabiliscono una politica di contravvenzioni sul consumo di cannabis. Nicole Belloubet ha stabilito quindi una multa forfettaria di 300 euro. Non le si chiedeva cos’ tanto. La commissione parlamentare aveva suggerito una cifra da 150 a 200 euro.
Questa multa è evidentemente accompagnata da un eterno discorso verso i giovani a cui non bisogna inviare dei segnai negativi sull’inflessibilità degli adulti. Ma come segnale forte in direzione dei giovani, ci si inventa una multa, un nuovo livello nella scala della repressione. Questa nuova arma non ha nessuna ragione di mostrare una qualche efficacia. Essa non si tradurrà nella testa degli adolescenti se non in: non solo gli adulti non sanno architettare che delle leggi punitive, ma nello stesso tempo essi non sono capaci di farle rispettare. Con una menzione supplementare per i minori che, protetti dalla legge specifica, sfuggono da questa nuova normativa. Si potrebbe anche riassumere questo progetto di legge in due punti: creazione di due classi di fumatori (i fumatori ricchi che possono correre il rischio di una multa, e gli altri), creazione di esenzioni per i minori (curiosa misura che non si applica a quelli che loro vogliono proteggere).
Consigli al legislatore
L’esempio qui sopra è la dimostrazione del primo consiglio ai politici: per condurre la vostra guerra alla droga, bisogna adottare una specifica postura. La posizione dello struzzo sembra quella perfetta: la testa sotto la sabbia. Non vedere nulla, non capire niente, essere impermeabile ad ogni evoluzione dei costumi e degli usi delle nostre città e campagne. Il secondo consiglio, che non è da meno, consiste nel circoscrivere il nemico non nominando la parola droghe o stupefacenti. Basato su concezioni scientifiche inattaccabili, questa è la definizione: è stupefacente ogni molecola che fa parte della lista degli stupefacenti. Si può dare un’altra definizione della droga: “Si chiama droga ogni prodotto psicoattivo non difeso dalle lobby” (contrariamente ai vini, alcolici, birre e altre bevande alcoliche, tabacco, o anche dei farmaci).
Il terzo consiglio ai politici sarebbe il rafforzamento di un apparato concettuale completo e, sul terreno, chiamato proibizione, con un corollario, la repressione. Grazie a questo implacabile duo, la gioventù francese è una delle maggiori consumatrici di cannabis in Europa. Il legislatore non vuole comprendere che la proibizione rafforza la percolosità e l’attrattiva delle droghe perche’ le sposta nella clandestinità. I sostenitori della legalizzazione delle droghe ritengono al contrario che è proprio perché le droghe sono pericolose che vanno legalizzate (per regolamentare il loro consumo).
Infine, signore e signori, voi potreste definire un grande futuro per essere sicuri che questa politica non cambi nulla. L’adozione di una prospettiva storica con uno slogan: “L’immobilismo si muove e niente potrà fermarlo”, per sposare i propositi di Adga Faure, uomo politicamente contemporaneo della legge del 1970.
Per questo, è sufficiente soprattutto non guardare ciò che accade all’esterno, all’estero. Di non vedere che in Colorado, dove la cannabis è in vendita libera e noi costatiamo, al momento, che nessuno tsunami di consumo sia in atto, nessun significativo aumento presso i minorenni o i consumatori patologici. Lo Stato di Washington fa sapere che il numero di infrazioni legate alla cannabis è venti volte minore (guida automobilistica, vendite vietate, uso inappropriato, etc) e che il Canada ha deciso, la settimana scorsa di avviare la sua politica di legalizzazione della cannabis in tutto il Paese.
Allora, solo l’assenza del coraggio politico, le cattive impostazioni e la pigrizia intellettuale possono prendere la forma di una politica sanitaria e dimostrare in modo eclatante il valore di un altro uomo politico degli anni 50, Henri Queuille: “Non c'è alcun problema che una mancanza di decisione non risolva il problema”.

(articolo di Michel Hautefeuille  -psichiatra tossicologo, "centre médical Marmottan”- e di Mario Blaise – direttore del "centre médical Marmottan”, pubblicato sul quotidiano Libération del 09/07/2018)
 
 
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