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Diritto all'aborto. Offensiva ultraconservatrice in Europa
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Articolo di Redazione
27 maggio 2018 19:55
 
 I movimenti ultraconservatori di tutto il mondo hanno per anni usato il corpo delle donne come loro campo di battaglia ideologico. E incoraggiato dalla deriva degli Stati Uniti, dove dall'arrivo al potere di Donald Trump hanno ottenuto diverse vittorie, e come reazione all'avanzata del femminismo globale che rimette tutto in discussione, le organizzazioni anti-europee hanno aumentato la loro offensiva. Il diritto all'aborto è in pericolo in diversi paesi dell'Est, come in Polonia e Slovacchia, dove questi gruppi anti-diritti si sono mobilitati per contrastare l'avanzata dei diritti sessuali e riproduttivi. Ora, dopo il fallimento della loro campagna contro la legalizzazione dell'aborto in Irlanda, daranno battaglia per rendere la nuova legge il più rigorosa possibile facendo sì che l’accesso alla legge sia il piu’ difficile possibile.
Questo è il caso della Polonia, il Paese dell'UE con la legge più restrittiva, dopo Malta - dove l'aborto è completamente proibito - e fino ad oggi é stato in Irlanda, dove i cittadini hanno deciso in uno storico referendum di legalizzarlo. Nel gigante orientale, dove questi gruppi utraconservatori hanno una grande forza sostenuta dal governo ultra cattolico e nazionalista e dalla forza della Chiesa, l'aborto è permesso solo per stupro, grave rischio per la salute delle donne o gravi anomalie fetali. Ma alcune organizzazioni hanno condotto un'iniziativa, ora oggetto di studio da parte del Law and Justice Executive (PiS), per vietare l’aborto anche in caso di malformazioni fetali. Qualcosa che in pratica implica che la Polonia smetterebbe di praticare l'aborto, dal momento che il 96% di questi interventi sono fatti per quel motivo: circa mille all'anno.
La legge è così severa in Polonia che le donne sono costrette a viaggiare all'estero per praticare un aborto, anche se non sono legalmente perseguibili per questo; o ricorrere ad un aborto clandestino, spesso con pillole acquistate su Internet o sul mercato nero. Una realtà che è costata alla Polonia diverse condanne della Corte europea dei diritti dell'uomo che, però, ha di fatto ignorato la situazione. Nel 2015, la mobilitazione dei cittadini e le pressioni internazionali hanno costretto il governo polacco a ritirare una proposta per ridurre ulteriormente i diritti delle donne, ma le organizzazioni femminili e per i diritti civili credono che altre iniziative del genere saranno presto avanzate.
In Spagna, l'esecutivo di Mariano Rajoy ha anche dovuto ritirare un disegno di legge per rafforzare la norma attuale, che consente alle donne di abortire senza giustificare la loro decisione fino alla 14ma settimana. Dopo le dimostrazioni di massa da parte delle donne, la legge non solo non é andata avanti, … ma l'allora ministro della Giustizia, Alberto Ruiz Gallardón, si é dimesso.
Situazioni che non scoraggiano i gruppi ultraconservatori a continuare a combattere. In Slovacchia, dove la legge consente l'aborto senza doversi giustificare fino alla 12ma settimana della gestazione -una "legge delle scadenze", come nella maggior parte dei Paesi dell'UE- il partito neonazista Kotleba ha proposto in Parlamento di limitare questo intervento solo ai casi di stupro, rischio per la vita della donna o quando vengono rilevate gravi anomalie fetali. Organizzazioni ultra-cristiane e alcuni deputati conservatori sostengono l'iniziativa in questo Paese, di 5,4 milioni di abitanti, dove un buon numero di polacche vanno ad abortire e dove vengono praticate più di 6.000 interruzioni all'anno.
"L'attacco ai diritti fondamentali in Europa è aumentato, con le organizzazioni ultraconservatrici che hanno acquisito forza e influenza grazie alla disponibilità di sovvenzioni economiche", afferma la deputata conservatrice svedese Ulrika Karlson, presidente dell'Unione interparlamentare. I fondi, d'altro canto, provengono da donazioni private che sono opache e difficili da quantificare. Inoltre, anche se queste lobby non sono molto numerose, esse hanno maggiori finanziatori e sostenitori nei parlamenti nazionali e nel Parlamento europeo, così come fa notare Neil Datta, segretario generale del Forum europeo sulla popolazione e lo sviluppo e uno dei maggiori esperti in gruppi anti-diritti d'Europa, nella sua analisi “Ripristino dell'ordine naturale”.
Giurisprudenza per il dibattito
Organizzazioni come “Hazte Oír” (Spagna), “Ordo Iuris” (Polonia), “La manif pour tous” (Francia) o “In nome della famiglia” (Croazia), sono molto ben collegate l'una all'altra - e hanno dato vita ad un’iniziativa europea “Uno di noi”- e con le organizzazioni sorelle negli Stati Uniti. La sua strategia sui diritti riproduttivi è simile in tutti i Paesi: cercano di rafforzare le leggi attraverso iniziative dei cittadini o alimentano il dibattito attraverso la giurisprudenza, nazionale o comunitaria.
Questo è quello che stanno cercando di fare in Norvegia e Svezia, dove il panorama sociale e politico rende quasi impossibile invertire i diritti già acquisiti decenni fa in Parlamento. Per questo, queste organizzazioni usano un'altra strategia e hanno denunciato entrambi i Paesi davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Evidenziano come le autorità non garantiscono la protezione all'obiezione di coscienza degli operatori sanitari. In uno dei casi che sono giunti fino al processo, questi gruppi di pressione hanno sostenuto che la Svezia ha emarginato un'ostetrica che si era rifiutata di partecipare a tutto ciò che riguardava le interruzioni volontarie della gravidanza. In Norvegia, questi gruppi richiedono che un medico di famiglia abbia il diritto di rifiutarsi di prescrivere i contraccettivi. Il loro obiettivo è la Spagna, dove hanno ottenuto una vittoria storica quando la Corte costituzionale ha riconosciuto il diritto di un farmacista a non vendere la pillola del giorno dopo per obiezione di coscienza.
Con queste manovre intendono affrontare il caso dell'Italia, dove nonostante la legge, che consente l'aborto, è molto difficile per le donne accedervi. Il Italia il 70% dei medici si rifiuta di praticare questi interventi sulla base del fatto che è contrario alla loro coscienza (con picchi del 90% in alcune regioni). E l'Italia, nonostante le sentenze della Corte di Strasburgo, non ha modificato la propria legge per garantire il diritto delle donne di interrompere la loro gravidanza, e questo provoca seri problemi di salute pubblica.
L'aborto, inoltre, non è l'unica battaglia di questi gruppi anti-diritti. Attaccano anche il diritto delle donne di accedere ai test medici, come ecografia, contraccezione o uguaglianza di genere. Negli ultimi mesi, ad esempio, stanno facendo pressione per impedire la firma della Convenzione di Istanbul per la prevenzione e la lotta alla violenza sessista in Bulgaria, Croazia e Polonia, che non l'hanno ancora firmata. Per il momento, sono riusciti a convincere solo il governo bulgaro a rifiutarsi di ratificarla.
Hanno anche conseguito importanti successi in Croazia e Slovenia per contenere le stesse leggi sul matrimonio e uguali diritti per le coppie dello stesso sesso. Il loro obiettivo ora è la Romania, dove, dopo una specifica loro iniziativa, si voterà un referendum per modificare la Costituzione e rendere esplicito che il matrimonio "è l'unione di un uomo e una donna".

(articolo di Maria R.Sahuquillo, pubblicato sul quotidiano El Pais del 27/05/2018)
 
 
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