Cure palliative. In crescita la cultura per l’umanizzazione della morte

La legge andalusa su “Derechos y Garantías de la Dignidad de la Persona en el Proceso de la Muerte”, conosciuta come legge della morte degna, e’ servita come base al progetto di legge approvato dal Governo. La norma andalusa ha compiuto un anno e cominciano a dissiparsi alcuni dubbi che si erano manifestati all’inizio. Tra questi, il principale: e’ utile nella pratica quotidiana?
Molti detrattori della legge piu’ che criticare il suo contenuto, reltivizzano la sua importanza e assicurano che non ha aggiunto niente che non fosse gia’ riconosciuto da altre leggi statali. Rafael Cia, medico specialista in medicina interna e medicina famigliare, nonche’ direttore del Piano andaluso di cure palliative, difende l’efficacia del testo. “E’ certo che riconosce cose che erano si’ nella legge sull’autonomia del paziente, ma contempla molte novita’. Soprattuto c’era una grande confusione terminologica tra i cittadini e, tra loro, nei confronti dei loro professionisti, che ora invece e’ chiaro”. “Sta passando una cultura civica a favore della umanizzazione del percorso che conduce alla morte”. Il paziente e la sua famiglia sanno che hanno diritto a ricevere cure palliative”.
Altro obiettivo della legge e’ che i medici apprezzano di avere un avvallo legale che da’ loro sicurezza giuridica. “Tutto rientra in quella che viene considerata una buona prassi clinica. Di conseguenza, l’accanimento terapeutico e’ una cattiva pratica clinica. Ed e’ sempre meglio avere un appoggio legale se si manifestano discrepanze”.
In questo anno sono aumentate le unita’ di cure palliative negli ospedali e i supporti per offire queste cure anche a domicilio, grazie al fatto che la legge riconosce il diritto dei malati terminali a vivere la propria agonia in intimita’; la legge infatti obbliga il Servizio Andaluso di Sanita’ a rendere praticabili alla bisogna le case dei singoli. Secondo l’ultimo bilancio fatto dalla Junta (ndr. governo dell’autonomia andalusa) due mesi fa, questo obiettivo e’ stato raggiunto nel 72% delle abitazioni.
La legge andalusa aveva ricevuto il voto favorevole di tutti i gruppi del Parlamento autonomo, incluso il Partito Popolare, lo scorso 17 marzo 2010. La data non era casuale, perce’ corrispondeva al terzo anniversario della morte di Immaculada Echevarria, una malata di distrofia muscolare progressiva che decise di rendere pubblica la propria agonia nei quattro mesi successivi al distacco del respiratore artificiale che la teneva in vita nell’ospedale di Granada. Il suo caso stimolo’ la Junta che riusci’ a raggiungre, tra le varie proproste di legge, un testo unico per i diritti dei malati terminali. “Da quando la legge e’ in vigore non c’e’ stato nessun conflitto di fornte ai molti casi come quello della Echevarria”, dice il dr Cia, che aggiunge: “nessun medico ha manifestato problemi di coscienza per non applicare la legge”.

(articolo di Reyes Rincon, pubblicato sul quotidiano El Pais del 14/05/2011)