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Coronavirus. La riapertura? Verso un Paese con meno diritti, meno economico e meno sano...
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Articolo di Vincenzo Donvito
18 maggio 2020 14:37
 
 La riapertura! Questo il motivo conduttore di una sorta di ritorno alla vita, strombazzato. La realtà invece è un’altra e, garantito, nei prossimi periodi sarà sempre peggio. Uno dei tanti esempi di sistema allo sbando. Esempio diretto. Mercoledì scorso il corriere doveva consegnare ad Aduc un pannello in plexiglas, sede chiusa per Covid, noi solo per la bisogna in ufficio, non sono venuti. Erano passati il lunedì prima (non hanno chiamato il numero di telefono che avevano per avvisare). Il corriere, Sda, è quello di proprietà di Poste spa, quelli che non consegnano gli atti amministrativi facendo finta che le persone non sono in casa. Un piccolo episodio, per carità, ma ogni attività ne ha da raccontare a vagonate di episodi del genere. Il sintomo di uno sfascio in atto, e siamo solo all’inizio.

Sulla scuola… tutti si stanno chiedendo il motivo per cui non è stata riaperta: al governo non hanno capito l’importanza vitale che la scuola ha per tutta la società oppure al governo sono stati vittima delle pressioni delle lobby delle varie categorie economiche ed hanno riaperto pur non essendoci le condizioni sanitarie per farlo? Domanda a cui, immaginiamo, non riceveremo riposta.

Nel nostro mondo economico, dove si sputa in faccia ai soldi del Mes il “prima gli italiani” avanza come l’unica risposta possibile. Abbiamo bisogno di una nazione? Difficile sostenerlo in un Paese come il nostro dove, benché oggi soggetto a prendere atto dell’esistenza delle regioni nel quotidiano oltre che nelle elezioni ogni cinque anni (tra confini ed ordinanze non si capisce più nulla), al massimo riconosciamo le nostre differenze e le nostre priorità tra quartieri o strade o tra Comuni. Più che una nazione sembra che ci sia bisogno più di un capo tribù che ci guidi. Un dato pre-politico che è in tendenza anche coi minimi criteri di razionalità umana ed economica, proprio come sta dimostrando il governo: per esempio quale folle investirebbe oggi, con la certezza del tracollo già in atto del trasporto aereo, in una compagnia area? Lo Stato italiano riesce a trovare i soldi, e anche tanti, per Alitalia, mentre è impantanato per dare i 600 euro agli autonomi e le cassa integrazione ai dipendenti.

Come conseguenza è probabile che nei prossimi anni le nostre società saranno oltre che meno globalizzate anche meno pluraliste. Gli ostacoli all’immigrazione si moltiplicheranno. Le opportunità per spostarsi da un luogo ad un altro diminuiranno e saranno anche ostacolate. La dipendenza dallo Stato sarò maggiore e il “prima gli italiani” sarà più forte, visto che anche la sopravvivenza quotidiana dei singoli sarà legata allo Stato. E tutti coloro che sono stranieri o forestieri costituiranno un pericoloso concorrente. E sempre per questo, la tendenza a non rispettare le norme europee potrebbe accentuarsi, così come hanno dimostrato con la vicenda dei non-rimborsi a coloro che avevano prenotato un viaggio e non l’hanno fatto, perché i soldi servivano a risollevare gli operatori turistici italiani.

Nel contempo è sempre probabile che le grandi tendenze in atto fino a pochi mesi fa in ambito di diminuzione dei prezzi dei vari beni e servizi (tutto frutto della globalizzazione), si invertano.

E’ tutto questo quello che vogliamo? Siam sicuri che il mondo prima del coronavirus fosse così malvagio perché globalizzato? Siamo consapevoli che se un vaccino potrà essere trovato questo potrà essere solo frutto della globalizzazione? Quanti di noi non vedono l’ora di passare un fine settimana in qualche luogo lontano dopo aver preso un volo low cost?
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