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Coronavirus: Fase 2. Il filtro dei valori dell’unica Italia che conta: la terza generazione, e solo quella dei congiunti...
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Articolo di Claudia Moretti
27 aprile 2020 15:17
 
  Nessuno ci ha spiegato, fin dagli esordi della pandemia, perché non si poteva selezionare la platea dei “costretti a casa” nei – numerosi, si sa- over 65. Quando finalmente qualche timido accenno è stato fatto, a cominciare da Boris Johnson della prima ora a Matteo Renzi della seconda, fino a trafugate notizie sulla stampa, si è unita la fronda dei chiamati in causa, ed hanno gridato allo scandalo discriminatorio. “Meglio tutti a casa che solo noi over 65! Non è giusto”. Non è bastato ricordare che nelle terapie intensive ci lasciano le penne prevalentemente loro, né che loro, le pensioni e di che vivere senza lavorare, ce l’hanno. Non certo noi, quarantenni che, oltre che i figli a casa, dobbiamo arrabattarci per sbarcare il lunario. No, non sono neppure bastate le statistiche dei deceduti, e mostrare che ogni giorno, in Toscana ad esempio, al di là ed oltre il controverso - ed ignoto- numero dei contagi, muoiono persone con età media di oltre ottant’anni.

Ma nulla. Fase 1: tutti a casa. Scuole chiuse. Chi con figli, chi solo. Ovviamente gli over 65 senza nipoti, visti i rischi. Nessuno si azzardi ad una corsetta oltre 200 metri da solo, non si deve, si mette a rischio l’Italia intera. Ma a giro nei supermercati, in fila alle Poste, negli uffici delle banca, pullulano gli over 70.

E nella Fase 2? Nonostante i proclami, le proteste, gli interrogativi e le fughe di notizie, quali correttivi alla fase 1 il Governo propone? I funerali (vedi pressing e ringraziamenti annessi alla CEI), e le visite a distanza ai congiunti.
Ai congiunti. AI CONGIUNTI.
Di quali “congiunti” parla il Decreto? Il codice civile tratta l’argomento famiglia utilizzando il diverso termine di parente e affine. E la nota giurisprudenza di decenni, sulla scorta delle proteste di chi per decenni si è sentito discriminato, amplia molte delle regole codicistiche ai conviventi more uxorio (sono al momento consentiti incontro con i propri compagni che vivono in altre case, comuni, province o regioni?) ed alle coppie di fatto.
Nel mutato quadro, il ricorso al legame di sangue, con decenni di percorso giurisprudenziale alle spalle volto a ridefinire il concetto stesso di famiglia e non solo, di convivenze, di reti familiari allargate e di altra natura, che senso ha limitare all’incontro con i soli congiunti? Ha il sapore del tempo che fu, e asseconda istanze e valori di un’Italia vecchia e che non tiene in alcuna considerazione i cambiamenti del sentire e dei rapporti sociali.
E chi è solo? Chi non ha, o non ha vicino, alcun congiunto? Chi si appoggia ad amici – e lo preferisce - per vivere una pur piena socialità? O più semplicemente chi ha una storia d’amore senza “coniugio”? E mi riferisco ai giovani che ovviamente non hanno alcuna voce in capitolo? In base a cosa tali rapporti vengono selezionati come meno urgenti, tali da esser rimandati a chissà quale altra fase? Perché i genitori sì e gli amanti, o amici più cari no?

La risposta, ahinoi è una: in base all’età che conta, quella degli ultrasessantenni, che hanno proprietà, denari, lavoro, pensioni, potere decisionale.
I congiunti sono coloro che sono cari a quella generazione, perché in quell’epoca storica affondano le proprie radici. I congiunti, arrivano direttamente dalla fase storica di una Italia che non vede sotto quella la generazione. Che, del tutto irragionevolmente, abbraccia come unici legali legittimi i rapporti parentali. Che non ha ritenuto di occuparsi con urgenza delle problematiche di chi ha i figli in età scolare, pur dovendo gli stessi lavorare e non potendosi appoggiare neppure ai nonni.
Ma ha ascoltato ed evaso le richieste della CEI sui funerali: un assembramento indubbiamente utile e doveroso, ma pur sempre un assembramento, in favore delle famiglie con persone che passano a miglior vita (presumibilmente gli anziani).

Eravamo ottimisti: gestiranno gli spazi aperti, pur non riaprendo le scuole. I giardini delle scuole per dare soluzioni, ad oggi negate, a coloro che (in fasce di età diverse rispetto alla fascia tutelata) devono lavorare, rischiare il Covid e contemporaneamente sfamare la prole, avendola in cura ed istruzione tutti i giorni della settimana. Distingueranno per fasce di età chi dovrà sacrificarsi nella Fase 2. No. Nulla di tutto questo.
La Fase 2 per la totalità dei cittadini non esiste. Esiste la Fase 1 uguale per tutti in tutte le situazioni di contagio, prorogata con qualche correttivo e con le riaperture delle aziende manifatturiere e di costruzione.
Ma il contentino alla generazione che conta, non è mancato, neppure a questo giro. Muoia Sansone con tutti i filistei.
 
 
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