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Come il coronavirus potrebbe aver cambiato per sempre le abitudini di vedere la TV. Ricerca
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Articolo di Redazione
12 novembre 2020 11:21
 
Grazie all’imposizione di nuove restrizioni sociali per combattere la diffusione del COVID-19, non sarà una sorpresa se le persone guraderanno la tv per intrattenimento e compagnia. Nel Regno Unito, mentre i giorni diventano più bui e più freddi, spettacoli popolari come “The Great British Bake Off” e “Strictly Come Dancing” sono stati molto graditi, fornendo comfort e familiarità.
Ma insieme ai vecchi preferiti, la nostra ricerca mostra come guardare la TV invernale potrebbe essere diverso quest'anno. A maggio, abbiamo intervistato le persone su come il COVID-19 stava influenzando la loro visione della televisione. Quello che abbiamo trovato ci ha aiutato a spiegare perché la visione della TV è aumentata durante il lockdown e perché i servizi di streaming tra cui Netflix e YouTube sono i più seguiti rispetto alle emittenti di servizio pubblico come la BBC.

Quando la visione della TV è aumentata nel complesso durante il lockdown primaverile, la crescita maggiore è stata nei servizi di streaming, mentre l'aumento della TV in diretta è stato principalmente per seguire notizie. Dopo che il lockdown è stato allentato, lo streaming ha comunque continuato a crescere, mentre il tempo trascorso a guardare la TV è gradualmente diminuito fino a livelli normali.
Il coronavirus ha cambiato radicalmente le ragioni delle persone per guardare la TV. Mentre prima erano spesso associate a distrazione e rilassamento, le persone con cui abbiamo parlato ora sono piene di ansia e si sono rivolte alla TV per alleviare lo stress da COVID-19. La televisione ha fornito un rifugio durante il lochdown per coloro che cercano contenuti familiari e "sicuri" che offrano una via di fuga dalla realtà preoccupante della pandemia.

Queste persone hanno apprezzato la compagnia molto più di prima, frequentando regolarmente a casa gli altri appartenenti alla loro famiglia. La TV è diventata essenzialmente un punto di discussione - all'interno della famiglia e sui social media - consentendo una sorta di connessione con gli altri. I servizi di streaming online sono stati particolarmente efficaci nel soddisfare queste esigenze, visti come spazi sicuri con contenuti di cui tutti potevano godere.

Al contrario, la forte associazione del servizio pubblico di radiodiffusione come fonte di informazioni affidabili ha reso le trasmissioni televisive meno affidabili. Le persone che abbiamo intervistato hanno rilevato di aver seguito le notizie con maggiore discrezionalità e scelta in virtù del disagio emotivo che queste notizie causava loro.
Questo è stato aggravato dalla percezione che media del calibro di BBC e ITV non fossero in grado di proporre nuovi contenuti, non producendo le amate soap opera, commedie ed eventi sportivi. Questi canali sono diventati sinonimo di ripetizioni e notizie, spingendo i nostri intervistati a cercare alternative nei servizi di streaming. Questo in netto contrasto da come le stesse persone si comportavano solo un anno prima. Quando li abbiamo intervistati per la prima volta nell'estate del 2019, la maggior parte dei partecipanti ha associato BBC, ITV e Channel 4 a contenuti unici nel loro genere e di alta qualità. Molti seguivano abitualmente canali in chiaro, aggiornandosi sulle nuove uscite e trovando il tempo per godersi nuove e lunghe serie.

I partecipanti pianificavano regolarmente le loro serate intorno a quella che è nota come “TV evento", soprattutto con i programmi in diretta. Tuttavia, durante il lockdown anche i telespettatori più impegnati erano esasperati dalle offerte limitate dei canali tradizionali. Una donna di 67 anni si è così lamentata: "Sono tutte ripetizioni!".

Questo problema, durante il lockdown, è cresciuto grazie ad un maggior consumo di servizi di streaming, con un aumento significativo di consumi da parte di spettatori di tutte le età. Gli intervistati che in precedenza avevano seguito solo Netflix e YouTube, hanno riconosciuto come essenziali tutti i tipi di streaming. Altri che non avevano mai visto programmi in streaming, hanno invece cominciato a seguirli, spesso grazie ai loro figli, che hanno fatto loro utilizzare gli account che già avevano e gli hanno fatto un corso accelerato su come funziona lo streaming.
Una donna di 54 anni, che in precedenza aveva poco interesse per la televisione, è stata invogliata verso una vasta gamma di contenuti di Bollywood disponibili su Netflix grazie ai suoi figli alla ricerca di contenuti di cui tutti potessero godere e discutere. C'erano anche partecipanti che in precedenza si erano abituati a fare affidamento sui loro partner per la scelta dei contenuti, e che ora hanno entisiasticamente cominciato a fare da sé.

Di conseguenza, le emittenti del servizio pubblico affrontano nuove sfide mentre cercano di invogliare le persone ada abbandonare i loro rivali online. Ma mentre iniziano gradualmente a produrre e trasmettere nuovi contenuti, compresi quelli che regolarmente erano preferiti, è probabile che molti spettatori ritorneranno contenti a seguire la programmazione del servizio pubblico.
Tuttavia, mentre per alcuni questi canali di servizio pubblico erano una volta la fonte "go-to" - a volte l'unica - di contenuti di qualità, è emerso un mondo completamente nuovo di contenuti e il livello di concorrenza è alto. Il nostro studio mostra che gli spettatori attribuiscono un valore crescente ai contenuti televisivi. Sono meno inclini ad avere la televisione accesa in background o come distrazione, guardandola dopo aver scelto con cura i programmi.

Ciò fa sì che il contenuto sia considerato di "alta qualità". La scoperta dello streaming online significa una scelta notevolmente maggiore. E la grande considerazione di qualità che una volta si aveva quasi esclusivamente per i canali tradizionali, è ora condivisa con Netflix e Amazon Prime. Man mano che più piattaforme e servizi competono per le offerte nella prima serata, una nuova attrazione per i contenuti on-demand potrebbe modificare il coinvolgimento dei telespettatori vero la tv, non solo durante il lockdown.

(articolo di Catherine Johnson -Professor in Media and Communication, University of Huddersfield – e Lauren Dempsey -PhD Candidate, University of Nottingham – pubblicato su TheConversation del 11/11/2020)

 
 
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