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Clima. 2017: l'anno di tutti i record
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Articolo di Redazione
2 agosto 2018 14:50
 
 Gli anni avanzano e i record si susseguono, senza che niente sembra poter fermare la questione del clima. A livello globale, il 2017 è stato uno dei tre anni più caldi della storia moderna, classificandosi, secondo i dati analizzati, al secondo o al terzo posto su un podio dove già figuravano, in ordine, il 2016 e il 2015. Ma il surriscaldamento climatico è più notevole perché, questa volta, non è legato al fenomeno di El Nino, il ciclo naturale di riscaldamento delle acque del Pacifico che, ogni tre e sette anni, fa alzare la temperatura, e la cui influenza si è quindi sentita nel 2015 e 2016. I dodici mesi del 2017 raggiungono le vette delle classifiche nell’ambito di anni senza El Nino tra le più torride fino ad oggi rilevate, alla fine del XIX secolo.
E’ questo che indica il rapporto sullo stato del clima nel 2017, pubblicato mercoledì 1 agosto dalla National Oceanic and Atmospheric Administration, l’agenzia federale americana che monitora gli oceani e l’atmosfera. Una sintesi annuale fatta in collaborazione con l’American Meterorological Society e alla quale hanno contribuito più di 500 scienziati di sessantacinque Paesi, che hanno redatto diverse decine di migliaia di misurazioni.
“Il rapporto stabilisce che i principali indicatori continuano a mostrare tendenze che confermano un riscaldamento planetario”, sottolineano i ricercatori.
I dati di un Pianeta in ebollizione
Gas ad effetto serra
La concentrazione nell’atmosfera di gas ad effetto serra (anidride carbonica, metano, ossido di azoto…) ha raggiunto un nuovo picco nel 2017. Essa si è elevata a 405 parti per milione (ppm) per il CO2, cioé 2,2 ppm in più rispetto al 2016. Lo studio dei gas imprigionati e conservati nelle calotte glaciali mostra che questa concentrazione è senza precedenti da … 800.000 anni.
C’è da aspettarsi un’accentuazione del riscaldamento nei prossimi anni, nella misura in cui, dopo tre anni di stagnazione, le emissioni mondali di CO2 sono ripartite verso l’alto nel 2017, con un aumento del 2%.
Temperature terrestri
Globalmente, le temperature sulla superficie della Terra sono in crescita di 0,38/0,48 gradi di media nel periodo 1981-2010. Gli ultimi quattro anni (2014-2017) sono anche i più caldi mai misurati. Diversi Paesi, come Argentina, Bulgaria, Spagna o Uruguay, hanno registrato dei record assoluti di temperature annuali medie. Dei picchi di 43,5 gradi sono stati rilevati a gennaio, in Argentina, e di 53,5 gradi ad agosto, nell’ovest del Pakistan.
Oceani
Le temperature medie della superficie degli oceani, sono rimaste leggermente al di sopra di quelle del 2016. Ma gli ultimi tre anni sono stati i più caldi mai misurati, con, dopo il 2000, una crescita media di 0,17 gradi per decennio. La parte superiore degli oceani (fino a 700 metri di profondità) ha accumulato una quantità ineguagliata di calore. Si tratta di un indicatore cruciale del riscaldamento, perché gli oceani assorbono più del 90% del calore in più dovuto al gas ad effetto serra, di cui solo l’1% va nell’atmosfera, mentre il resto si divide tra ghiacciai e terreni.
Ne e’ venuta fuori una continuità del fenomeno di sbiancamento massiccio dei coralli, che si è spalmata in un inconsueto periodo di tre anni (da giugno 2014 a maggio 2017), provocando, negli oceani Atlantico, Indiano e Pacifico, dei dati di mortalità senza precedenti, fino al 95% per alcune formazioni coralline.
In quanto al livello dei mari, lo stesso ha registrato un nuovo record, situandosi a 7 cm in più rispetto al 1993, quando sono iniziate le misurazioni altimetriche attraverso i satelliti. La crescita degli oceani è stata di 3,1 cm ogni decennio.
Artico e Antartico
Anno rosso, ugualmente, per le regioni polari. A nord, la temperatura terrestre ha sorpassato di 1,6 gradi la media del periodo 1981-2010, senza comunque attestasi ai livelli del 2016. La massima estensione del ghiaccio del mare Artico, all’inizio del mese di marzo, è stata la più debole dall’inizio delle osservazioni satellitari nel 1980. E la sua estensione minima, a settembre, era inferiore del 25% rispetto alla media del periodo di riferimento. Anche in Antartico, la banchisa ha reagito male durante una gran parte dell’anno con, da gennaio ad aprile, una superficie ridotta come mai nel corso degli ultimi tre decenni.
Precipitazioni e siccità
Le piogge estreme sono state, in linea generale, più abbondanti rispetto alla media, con episodi torrenziali devastatori in India, durante la stagione dei monsoni, in Venezuela, in agosto e settembre, o in Nigeria, nel corso degli stessi due mesi. La Russia, per conto suo, ha conosciuto l’anno più umido dal 2013. Al contrario, dopo un calo di intensità all’inizio dell’anno, le siccità estreme non hanno risparmiato nessun continente. Esse hanno colpito particolarmente alcune zone dell’America del Sud, dell’Africa, dell’India, della Russia, della Cina e dell’Australia.
Una situazione che ha contribuito ad attizzare degli incendi molto devastanti in Colombia-Britannica (Canada), in Spagna o in Portogallo, anche se, sul fronte dei fuochi, l’anno in considerazione è stato il più calmo a livello mondiale dal 2003.
Uragani
Con 85 cicloni tropicali, il 2017 è leggermente andato oltre la media annuale degli 82 eventi osservati nel periodo 1981-2010. Solo il bacino nord-atlantico ha conosciuto un’attività ciclonica nettamente più pronunciata rispetto alla media, con in particolare gli uragani Harvey, fine agosto – inizio settembre in Texas e in Louisiana, nonché Irma e Maria, a settembre, nei Caraibi, con una intensità eccezionale, con dei venti che hanno raggiunto rispettivamente 295 e 280 Km/h.

(articolo di Pierre Le Hir, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 02/08/2018)
 
 
 
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