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Cile. Nei libri di storia si parlerà di questa ‘rivoluzione femminista’
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Articolo di Redazione
6 giugno 2018 13:17
 
 “Ci ammazzano, ci stuprano, e nessuno fa niente!”. “No é no, cos’é che non ha capito, la ‘n” o la ‘o’?”. Nelle strade cilene, da un mese, sono le voci femminili quelle che si sentono di più. Malgrado il freddo pungente di questo fine autunno australe, qualche studentessa si mostra a seno nudo, con dei messaggi femministi dipinti sul corpo. “Ci sono decine di casi di aggressione, di abusi sessuali all’università, ma non ci sono leggi soddisfacenti per proteggere le vittime e punire i trasgressori. Siamo talmente arrabbiate che non abbiamo altra scelta che mobilitarci”, si lamenta Constanza Quinteros, studentessa all’Università del Cile. Il 16 maggio, la manifestazione convocata dalla Confederazione studentesca cilena (Confech) ha radunato 25.000 persone a Santiago, secondo la polizia, 150.000 secondo le organizzatrici. Una mobilitazione per i diritti delle donne di un’ampiezza inedita dopo la dittatura di Pinochet (1973-1990). Una nuova manifestazione é prevista il 6 giugno.
Il movimento é cominciato a metà aprile nel sud del Paese, all’Università di Valdivia. Accusato di molestie sessuali verso un’impiegata dell’università, un professore é stato semplicemente trasferito. Per protestare contro questa decisione, gli studenti hanno deciso di occupare la loro università. Dieci giorni dopo, e’ stata la volta della prestigiosa facoltà di diritto all’Università del Cile, a Santiago. In quel luogo, l’ex-presidente del tribunale costituzionale, che é anche professore, é accusato di aver molestato sessualmente una studentessa. In base ad un’inchiesta interna, é stato sospeso per tre mesi per “attentato all’integrità”. Ad oggi. Il regolamento dell’università non permette di sanzionare un caso di molestie tra un professore e un alunno, dice il decano. “Abbiamo deciso di mettere a tesoro questo caso, che ben dimostra ciò che le donne ci dicono da diversi anni” racconta Danae Borax, una delle portavoce degli studenti della facoltà. “Ci siamo dettieche bisogna far vedere che situazioni del genere non sono più accettabili”, aggiunge, seduta nel cortile della facoltà di diritto, accanto ad alcune bandiere dell’ultima manifestazione.
“Solidarietà e fiducia”
Nei giorni a seguire, più di 20 università e licei del Paese hanno aderito al movimento. Anche la molto conservatrice Università cattolica di Santiago é stata occupata per qualche giorno, una primizia dopo trenta anni. Nel 2016, in 10 università (su 43), 228 casi di violenze sessuali sono stati denunciati dai rappresentanti degli studenti che erano incaricati di seguire le questioni di genere e sessualità. Dati parziali, secondo i militanti. All’Università di Santiago, “abbiamo già ricevuto 80 denunce quest’anno”, assicura Amanda Mitrovich, studentessa e portavoce del Coordinamento femminista studentesco (Cofeu), che esiste da due anni. “In ognuna delle nostre università abbiamo numerosi casi e cerchiamo di gestirli”, prosegue la militante di 20 anni, seduta su un banco del campus -quasi deserto- dell’Universita’ in sciopero da diverse settimane. “Ci siamo subito resi conto che i regolamenti interni non funzionano, e che in Cile, le molestie sessuali non sono punite per legge se non nell’ambito dei rapporti di lavoro”, ma non se accade tra un professore e un suo studente, né fuori dell’università.
All’inizio del movimento, gli studenti hanno organizzato delle assemblee riservate alle donne. “Queste sono servite da stura a molte studentesse. Alcune hanno raccontato le violenze che avevano subito”, testimonia Tamara Catalan, iscritta quest’anno all’Università di Santiago. “Questo é un momento di solidarietà e di fiducia tra donne”. In questa università, che partecipa a quasi tutte le mobilitazioni, i messaggi femministi si sono fatti spazio sui muri: “No alle molestie”, vi si legge; “Stanche di portare il fardello maschilista”, un po’ più in là.
“Influenza della Chiesa”
Gary Gutiérrez, studente in ingegneria civile, é venuto a bere un bicchiere al campus con degli amici. Ha la convinzione di assistere ad un momento determinante della storia: “Con un amico, ci siamo detti che si parlerà sicuramente di questo movimento nei libri di storia come la ‘rivoluzione femminista’; una mobilitazione che avrà cambiato la società”, sottolinea avvolgendosi in un mantello. “A casa mia, non si parlava del femminismo. Ora, invece, e’ diventato fonte di dibattito. Tutti non la pensano allo stesso modo, ma se ne discute in tutto il Paese”.
In rapporto a diversi dei suoi vicini, il Cile é un paese storicamente conservatore, e “l’influenza della Chiesa sulla politica vi resta molto importante”, ricorda Luna Follegati, storica del femminismo in Cile e militante del Frente Amplio (sinistra di opposizione estrema). Per esempio, la depenalizzazione parziale dell’aborto e’ stata introdotta solo l’anno scorso, e il divorzio é legale solo dal 2004”. Oggi gli studenti chiedono l’adozione, da parte di tutte le università, di un regolamento che sanzioni le violenze sessuali: per ora lo hanno fatto solo il 10% delle sedi, e dove queste norme ci sono, gli studenti sostengono che andrebbero riviste, per proteggere le vittime e rendere le procedure più eque. Gli studenti chiedono anche la formazione dei professori e degli studenti alle problematiche di genere, più autori nelle bibliografie, l’autorizzazione perche’ i transessuali possano usare il nome che hanno scelto, misure per favorire le carriere delle insegnanti ricercatrici…
Le rivendicazioni vanno al di là delle università: gli studenti reclamano un legge che valga ovunque. Secondo i dati rilevati dalla presidenza del Paese nel 2016, il 31% dei cileni ha subito violenze sessuali nel corso della propria vita, due volte che, per esempio, in Francia. “Il movimento si é confrontato con la nostra storia, in modo da cambiare per sempre il modo in cui trattiamo le nostre donne”, ha reagito il Presidente, Sebastian Piñera, a fine maggio, prima di proporre l’iscrizione dell’uguaglianza uomo-donna nella Costituzione. Il presidente, di destra, chiede anche ai parlamentari di esaminare con urgenza diversi progetti di legge, contro la violenza coniugale o per garantire ai genitori che lavorano il diritto ad un posto all’asilo per i loro bimbi.
“Opportunista”
Sebastian Piñera, miliardario che si é messo in evidenza in diversi contesti sessisti nel corso della sua carriera politica, ha senza dubbio voluto mostrare un volto diverso di quello usato durante il suo primo mandato (2010-2014), in occasione di gigantesche manifestazioni per la gratuità dell’educazione. Di fronte al più grande movimento dalla fine della dittatura, ci aveva messo dei mesi prima di ricevere gli studenti, continuando ad assicurare -fino alla campagna presidenziale dell’anno scorso- che “l’educazione é un bene di consumo”. Pertanto, i suoi annunci non hanno convinto le rappresentanti del movimento femminista, che continuano a chiedere le dimissioni del ministro dell’Educazione. Che aveva detto che le donne cilene non subivano che delle “piccole umiliazioni” all’università. “La destra sta cercando di assimilare il femminismo in modo intelligente e opportunistico per far cessare i conflitti. Ma il governo non sta facendo proprie le richieste avanzate dagli studenti”, sottolinea la ricercatrice Luna Follegati.
Le domande delle studentesse, e le forme di comunicazione adottate da alcune di loro -una foto a seni nudi accanto ad una statua di Giovanni-Paolo II, tra le altre- sono tuttavia respinte da una parte dei cileni. “Ci sono persone che si mobilitano per difendere i ‘complimenti’ rivolti alle donne, cioé le molestie di strada, o altri che dicono che vogliamo che tutto il mondo diventi gay, o altre cose del genere”, dice Amanda Mitrovich, la portavoce della Cofeu. “Una parte importante della popolazione non ha ben capito ciò che chiediamo, cioé avere gli stessi diritti di cui beneficiano gli uomini”. Di fatto, per Luna Follegati, “il femminismo in Cile e’ stato sempre considerato una forma molto radicale. Dà fastidio, ed é bene che sia così. Altrimenti non portera’ che a delle trasformazioni cosmetiche. Io credo che questo movimento vada molto oltre”.

(articolo di Justine Fontaine, corrispondente da Santiago, pubblicato sul quotidiano Libération del 06/06/2018)
 
 
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