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Cambiamenti climatici. Mobilitazione planetaria
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Articolo di Redazione
8 settembre 2018 9:43
 
 Da Melbourne a Bangkok, alcune manifestazioni di cittadini sono state fatte in Asia. Altre sono previste in Europa, da Parigi a Bruxelles, e poi in Usa.
I militanti ecologisti hanno previsto, oggi 8 settembre, di scendere per strada in tutto il mondo per rivendicare ai governi di far propria l’urgenza di agire contro la deregolamentazione climatica e la fine delle energie fossili.
Questo movimento, chiamato “Rise for climate” (mobilitati per il clima) è organizzato attraverso un centinaio di Paesi. E’ previsto che si concluderà con una grande manifestazione a San Francisco, dove si svolgerà a partire dal 12 settembre il Summit mondiale delle città e aziende per il clima, organizzato dal governo della California in risposta alla politica anti-ecologica di Donald Trump.
Piccola manifestazione a Bangkok
A Bangkok, circa 200 manifestanti si sono riuniti davanti alla sede regionale dell’ONU dove, fino a domani domenica 9 settembre, si tiene una riunione di preparazione del prossimo summit sul clima, il cosiddetto COP24, previsto in Polonia fra tre mesi. E’ stato denunciato il venire meno del contributo degli Usa deciso da Donald Trump, con manifestanti che indossavano maschere del presidente americano.
“Condanniamo il presidente Trump che si è ritirato dagli accordi di Parigi”, ha denunciato, tra i manifestanti a Bangkk, Lidy Nacpil, rappresentante dell’Asian People’s movement in Debt and Developpement, un movimento asiatico che reclama un maggiore coinvolgimento dei Paesi ricchi, essenzialmente di Washington. “Gli Usa sono una grande parte del problema del cambiamento climatico, e per questo devono essere parte della soluzione”, ha reclamato.
Altri manifestanti denunciano per loro conto il fatto che continuano a funzionare le centrali a carbone, accora molto usate in Thailandia, proprio nel momento in cui Bangkok ha registrato all’inizio dell’anno un picco di inquinamento al pari di quello di Pechino e New Delhi.
Diverse decine di pescatori thailandesi vi hanno partecipato denunciando la minaccia del riscaldamento climatico sulle riserve dei pesci, portando gamberetti e granchi davanti alla sede dell’ONU. I manifestanti denunciano più generalmente le lentezze a Bangkok dei negoziati per l’avvio di quanto previsto dal patto del 2015.
Mobilitazione in Australia
 

In Australia, gli organizzatori hanno fatto entrare nel porto di Sydney, di fronte alla sua famosa Opera House, una nave con uno striscione “Rise for climate”. Centinaia di manifestanti si sono ritrovati davanti alla sede del governo, dove lavora il nuovo primo ministro Scott Morrison, facendo appello per “una uscita dalla politica del carbone”.
 
 
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