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Cambiamenti climatici. Greta Thunberg a Roma. Le sue e le nostre ragioni
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Articolo di Marco Solferini *
19 aprile 2019 10:59
 
In questi giorni l'attivista sedicenne Greta Thunberg, impegnata nel promuovere il suo messaggio di sensibilizzazione sul cambiamento climatico nel nostro pianeta, è arrivata a Roma.

I discorsi di Greta e la sua protesta pacifica ma intransigente sono diventati il simbolo di una dissidenza verso il profondo turbamento che la nostra evoluzione, come specie, sembra aver provocato all'ambiente della Terra.

Il progresso, la ricerca e lo sfruttamento delle risorse hanno alimentato un circolo vizioso dominato da una oligarchia di sistemi economici basati sul profitto di pochi a danno di molti. Una povertà globale che è diventata parte irrinunciabile del “business model” con cui si alimenta un malsano sistema di sperequazioni alla base del quale c'è la volontà di utilizzare l'ecosistema per una produzione brutale e fine a se stessa. Che mantenga cioè lo status quo inalterato: la spartizione del profitto.

Tutti sentiamo parlare continuamente di fenomeni come disboscamento, specie animali e vegetali che si estinguono, ghiacciai che scompaiono. E c'è davvero molto, molto altro di cui non si parla. Di situazioni ambientali che hanno già oggi ridotto intere aree della Terra grandi come nazioni nello stato in cui si trova il pianeta Marte.. luoghi che si trovano in Cina o in Russia. Di cui è vietato parlare e le cui immagini non circolano se non si vanno appositamente a cercare perchè qualcuno per girarle ha messo a rischio la sua vita.

Eppure nell'era della comunicazione di massa, l'abbondanza di queste notizie le ha trasmutate in qualcosa che sta oltre lo schermo. Fossilizzato altrove. Una costante cui dedicare una breve parentesi di indignazione. Il classico romanzato “scuotere la testa”, “corrucciare la fronte” per poi indirizzarsi altrove. Tornare alla quotidianità sotto l'egida del “tanto non posso farci nulla”.

Il microcosmo delle nostre città dove sono inseriti la maggioranza di coloro che vivono nei paesi industrializzati è un percorso la cui sceneggiatura appare già scritta, a grandi linee, e dove la recita parte dal presupposto che prima o poi in una lenta erosione del libero arbitrio ciascuno si piegherà ad un laissez-faire dove tutto scorre e ogni cosa scompare.

Istruzione, debiti, pensione, amore. Tutto è parte di un DNA precostruito denominato crescita. Step by step. La sensazione che funzioni così. Che è “strano” se devia da questo percorso. Che è inutile, improduttivo e anche pericoloso. Tutto ciò sembra una grande tragedia shakespeariana a base di egoismo, indifferenza e ipocrisia. Armi letali con i quali si controllano l'agire altrui inducendo al “non fare” e al “non pensare”. Un capolavoro orwelliano.

La critica diventa populismo da avanspettacolo e le parole, persino quelle più dure e cariche di indignazione, si smarriscono nel loro continuo riutilizzo. Spesso a sproposito. Diventano piano piano meno efficaci. Il modo più efficace per sottrarre forza alle parole è farle diventare consuete.

La manipolazione della realtà costante è l'odierno sonno della ragione basato sull'apprensione di tanti che non si trasforma più in qualcosa in grado di cambiare realisticamente la vita, la nostra e di chi verrà dopo di noi.

E' inquietante la condiscendenza con cui Greta spesso viene accolta da squadre di politici e personaggi più o meno noti per la loro incapacità e inconcludenza, per essere lobbisti e venduti ad ogni potere a scopo di carriera per se stessi e per pochi altri e che fingono interesse. Questa è la rappresentazione della miserabilità di tutti questi omoni in giacca e cravatta, di queste donne ben vestite e ben truccate che recitano la loro parte per fare bella figura davanti ai fotografi e alle telecamere nell'assoluta convinzione che tanto non cambierà nulla. La moda è passeggera. Loro invece restano. E domani saranno pronti a recitare di nuovo.

Il cambiamento climatico di cui ci parla Greta non è fantascienza.

E' intorno a noi. Non sta arrivando. Non è una profezia. E' già qui. Non chiede permesso per entrare nelle nostre case. Sfonderà la porta e ci costringerà a subire gli effetti della nostra incredibile distrazione che dal punto di vista ambientale rappresenta una possibile causa di estinzione della razza umana.

La grande battaglia del nostro secolo, la c.d. terza guerra mondiale, potrebbe non essere combattuta con armi che vadano oltre la nostra convinzione e la forza di volontà di cambiare la nostre evoluzione come specie.

O impediamo alla Terra di morire o la Terra ci eliminerà o ancora, noi moriremo con lei: questi sono gli unici finali possibili.

Scegliete quale volete.

Il discorso di Greta Thunberg al Parlamento Europeo (sottotitolato in Italiano): https://www.youtube.com/watch?v=oDZWpmYj38U

Il discorso di Greta Thunberg al Senato Italiano:
https://www.radioradicale.it/scheda/571883/seminario-clima-il-tempo-cambia-e-tempo-di-cambiare


* legale, consulente Aduc e delegato sede Bologna
 
 
 
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