Argentina. In diecimila attendono risultati dalla ricerca con le cellule staminali

In soli cinque anni, le banche private del sangue da cordone ombelicale si sono moltiplicate per sette sul territorio, riuscendo a catturare l’attenzione di diecimila argentini che nelle cellule staminali intravedono una speranza per la cura di malattie croniche. E’ un fenomeno nato dai risultati di numerosi studi sulle cellule staminali e le loro possibili conseguenze per patologie quali il diabete, l’Alzheimer, il Parkinson o la distrofia muscolare. Da meno di un decennio, ricercatori di varie parti del pianeta hanno scoperto che questo tipo di cellule ha la capacita’ di creare tutti i tessuti, gli organi e i sistemi dell’organismo, non solo quelli del sangue e del sistema immunitario. Inoltre, hanno rilevato che una cellula sana ne puo’ sostituire una danneggiata. Cosi’, gli studiosi hanno visto in questo tipo di cellule una sorta di “messia” che in futuro potrebbe venire a salvare gli esseri umani fornendo le cure per gran parte delle malattie esistenti. Ma, parallelamente, risuona con intensita’ l’eco dei magri risultati conseguiti in centinaia di sperimentazioni, e cio’ crea una linea del dubbio. L’unica cosa che finora sia stata confermata scientificamente e’ che l’uso di queste cellule riesce a combattere malattie oncologiche correlate al sangue.
 

La ricerca in Argentina
In Argentina non c’e’ un registro ufficiale per le ricerche svolte in precedenza, ma dall’anno scorso -quando e’ stato riorganizzato il Comite’ de Docencia e Investigacion e sono state concesse a Incucai le competenze sugli studi attinenti alle cellule staminali-, sono stati presentati circa quindici protocolli. Di questi, due sono stati approvati e avviati; per gli altri si spera in un’autorizzazione entro l’anno. Ma sono almeno quattro anni che i ricercatori argentini si sono lanciati in questa “avventura”. Uno dei primi a realizzare sperimentazioni e’ stato Hospital de Alta Complejidad Juan Domingo Peron, dove sono state effettuate prove con cellule staminali per uso cardiaco e la malattia del Chagas. Un’altra istituzione che sta conseguendo risultati importanti e’ la Fundacion Roberto Fernandez Vina a San Nicolas, nella zona di Buenos Aires. Nel 2003, l’equipe di cardiologi della Fondazione ha avviato uno studio comparativo di terapia cellulare su infartuati, in cui s’impiegano cellule staminali adulte provenienti dal midollo osseo e le si impiantano per via intracoronarica, con una tecnica di cateterizzazione dell’arteria coronarica occlusa. L’inserimento di cellule staminali estratte dallo stesso paziente colpito da infarto del miocardio consente al cuore di recuperare la funzione e mantenere la vitalita’ a lungo, come hanno assicurato i responsabili in vari congressi di cardiologia. E i risultati finora ottenuti evidenziano nei pazienti quasi il 90% di miglioramento delle aree trattate. La Fondazione pratica anche l’impianto di cellule staminali in pazienti diabetici di tipo II, con risultati molto promettenti. Nel frattempo, Hospital Italiano porta avanti un protocollo di cellule staminali a livello di coltivazione, ossia, in laboratorio si studia come una cellula staminale possa formare qualunque cellula del corpo. Da parte loro, gli esperti dell’Instituto Fleni si dedicano a protocolli sull’uso di cellule staminali in neurologia, mentre l’Istituto cardiologico di Buenos Aires, ICBA, e Instituto Argentino del Diagnostico, insieme alla Clinica Suizo Argentina fanno la stessa cosa ma nel campo delle malattie cardiovascolari.
Queste sono solo alcune delle sperimentazioni che si eseguono in Argentina, per lo piu’ condotte in istituzioni sanitarie del settore privato. Ma affinche’ i risultati non siano “false promesse” e abbiano rigore scientifico, Incucai supervisionera’, regolamentera’ e sosterra’ tutte le iniziative che gli saranno fornite dal Comite’, precisano fonti di quest’organismo a Noticias Argentinas. “Per ora, sono solo prove sperimentali, ma poiche’ i risultati sono tremendamente incoraggianti, forse in 20 anni permetteranno d’affermare a voce alta e con certezza la possibilita’ di cura di molte malattie croniche”, ha sostenuto Claudio Shilk, esperto in materia e consulente legale del Marter Cell, la prima banca del sangue cordonale in Argentina. Ha chiarito che tutto e’ ancora troppo nuovo perche’ si possa dare l’avallo all’uso delle cellule staminali, e men che mai autorizzarne l’applicazione clinica in modo massiccio. Ci sono ancora troppe cose da capire, per esempio come agiscono le cellule staminali e da dove estrarle. Inoltre -ha commentato- troppi lavori realizzati in Cina e a Singapore danno dei risultati talmente spettacolari da renderli poco credibili. Si deve procedere con i piedi di piombo, perche’ affermare, oggi, che esiste la cura del diabete, sarebbe fomentare false aspettative. Comunque lui personalmente non nutre alcun dubbio sul fatto che la cosa si avverera’ e che la medicina del futuro sara’ rigenerativa.