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 OLANDA - OLANDA - Rapporto: nessun effetto valanga dopo legalizzazione eutanasia
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Notizia 
12 ottobre 2007 0:00
 
A cinque anni dall'entrata in vigore in Olanda della legge che legalizza eutanasia e suicidio assistito in situazioni estreme, sono diminuiti nel paese i casi di 'dolce morte', passati da 3.500 (2,6%) nel 2001 a 2.325 (1,7%) nel 2005, mentre e' aumentato il ricorso alle cure palliative. Nel complesso, solo un terzo delle richieste di eutanasia viene accolta dai medici. I dati, presentati oggi durante un incontro presso l'Ambasciata olandese a Roma, sono relativi ad un'indagine condotta da un'apposita commissione per il monitoraggio della legge.
In calo anche i casi di suicidio assistito (in cui e' il paziente stesso, assistito dal medico, ad assumere i farmaci che accelerano la morte, mentre nell'eutanasia e' il medico che li somministra): da 300 (0,2%) nel 2001 a 100 (0,1%) nel 2005. Ed in calo sono pure i casi di cessazione della vita senza esplicita richiesta del paziente ma per decisione, in situazioni estreme, da parte del medico: da 950 (0,7%) nel 2001 a 550 (0,4%) nel 2005. Aumenta, invece, il ricorso alla sedazione palliativa (da 8.500 casi nel 2001 a 9.700 nel 2005).
Altro dato e' che nel complesso, da quando l'eutanasia e' legale nel paese, le richieste in tal senso sono molto diminuite: da 9.700 nel 2001 a 8.400 nel 2005. Inoltre, secondo la rilevazione, sul totale solo il 30% delle richieste di eutanasia da parte dei pazienti viene accolta dal medico.
A praticare l'eutanasia sono in gran parte i medici di famiglia (87% dei casi), seguiti da specialisti (9%) e infermieri (4%), e tra i pazienti in maggioranza sono i malati di cancro (84%). La principale motivazione che porta i pazienti a tale richiesta e' la mancanza di prospettive di miglioramento (85%), la perdita di dignita' (60%), i sintomi della malattia (58%) e il dolore (47%). Quasi totale la segnalazione di tali casi da parte dei medici alle autorita' (80%).
La legge olandese del 2002 prevede il ricorso all'eutanasia solo su chiara richiesta del paziente e in situazioni senza speranza o soluzioni alternative. I dati, ha commentato Johannes Van Delden della University Medical Center di Utrecht e membro della commissione olandese, 'dimostrano che i medici prendono molto sul serio il proprio ruolo, tanto che la percentuale di richieste di eutanasia accolta e' alla fine molto limitata'. Quanto al dibattito etico sul ricorso a tale pratica, 'non si tratta della prassi, ma in certe condizioni questa rappresenta davvero l'unica risposta ragionevole'.

Fermamente contrario all'eutanasia. Cosi' si definisce il presidente della commissione Sanita' del Senato Ignazio Marino che, commentando i risultati dell'indagine sulla pratica dell'eutanasia in Olanda, sottolinea pero' come si tratti di dati 'da accettare' perche' rappresentano 'la posizione di un paese'.
L'indagine della commissione olandese, ha sottolineato Marino, dimostra che, a cinque anni dall'entrata in vigore della legge che legalizza l'eutanasia nel paese, 'non c'e' stato un aumento delle richieste. Inoltre - ha aggiunto - e' significativo il dato che, rispetto al numero assoluto di richieste fatte dai cittadini, solo il 30% venga poi accolta'.
Il presidente della commissione Sanita' ha quindi ribadito la propria posizione: 'Sono fermamente contrario all'eutanasia e penso che non si possa e non si debba mai fermare la vita di una persona con un atto medico. All'opposto, penso che il medico debba essere vicino al paziente fino alla fine'. Tuttavia, ha precisato, 'questa e' la posizione di un paese e sono dei dati che bisogna accettare e rispettare, ma dal punto di vista etico rimango fermamente contrario all'eutanasia'.
Quanto al dibattito in Italia, 'e' fondamentale - ha detto Marino - distinguere tra eutanasia e suicidio assistito, che penso siano moralmente inaccettabili, e autonomia del paziente nella scelta delle terapie alle quali sottoporsi alla fine della vita con la possibilita' di dare delle indicazioni'.

'Il medico e' un collettore di sofferenza dell'intera famiglia, quando c'e' un malato terminale in casa, ma i pazienti a noi chiedono cure': il segretario nazionale della Fimmg, il sindacato dei medici di famiglia, riunito in congresso, commenta cosi' i risultati dell'indagine olandese che rivela che e' proprio questa categoria a praticare la dolce morte nell'87% dei casi in Olanda.
Milillo osserva come anche in questo caso e in un contesto completamente differente la figura del medico di famiglia rappresenti uno snodo fondamentale, anche in momenti cosi' delicati. In Italia, ricorda il rappresentante della categoria, uno studio della Fnomceo, la Federazione degli Ordini dei medici, aveva gia' registrato la fortissima opposizione da parte dei medici italiani alla pratica. 'Certamente il fatto che in Italia sia vietata comporta anche un riflesso sull'orientamento culturale ma - ha concluso Milillo - sono convinto che se la si volesse permettere in Italia, ci si scontrerebbe con forti resistenze, proprio all'interno del mondo medico'.

L'eutanasia 'non deve essere un' opzione esclusa, bensi' deve essere un'opzione tra altre possibili'. Cosi' il bioeticista e membro del Comitato nazionale di bioetica (Cnb) Demetrio Neri commenta l'indagine olandese sul ricorso all'eutanasia, sottolineando l'opportunita' di una legge in tal senso anche in Italia.
Riferendosi quindi al dato olandese che dimostra l'aumento del ricorso alle cure palliative nei cinque anni dall'entrata in vigore della legge, 'se in Italia vogliamo che si sviluppino le cure palliative bisogna fare una legge a favore e che legalizzi l'eutanasia. In Olanda, infatti, la legge sull'eutanasia e' stata approvata in un contesto che tutti in Europa considerano esemplare in relazione all'attenzione per lo sviluppo delle cure palliative'.
Insomma, e' il commento del bioeticista, 'i medici olandesi non sono una banda di avventurieri, ma valutano con moltissima attenzione i singoli casi e il fatto che solo un terzo delle richieste arrivi poi a un caso di eutanasia e' indicativo e dimostra anche la validita', ove possibile, delle terapie palliative'.
Quanto al dibattito all'interno del Cnb, 'quello dell'eutanasia - ha affermato Neri, tra i firmatari della lettera che metteva sotto accusa l'operato del presidente Francesco Paolo Casavola - non e' un argomento di cui si parla, anzi e' diventato un argomento tabu' perche' si teme che possa 'dividere' troppo. Penso - ha concluso il bioeticista - sia una visione miope, poiche' con questi temi prima o poi dovremo averci a che fare'.
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