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 ITALIA - ITALIA - Il giurista e il vescovo: legittimo interrompere terapie a neonato con gravissime malformazioni
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Notizia 
24 novembre 2008 0:00
 
Seguono alcuni commenti alla vicenda dei medici di Treviso che ha dichiarato di aver interrotto le terapie ad un neonato con gravissime malformazioni.

Lorenzo D'Avack
, giurista e vicepresidente del Comitato nazionale di bioetica, giudica "legittimo" l'intervento dei medici di Treviso che, come rivelato ieri da una dottoressa, hanno deciso interrompere le terapie a un neonato con gravissime malformazioni, lasciando che il piccolo morisse tra le braccia della madre. "Se si ravvisa una forma di accanimento clinico - ha spiegato D'Avack a La Repubblica - e si ritiene che sia futile e inutile proseguire nelle cure, il fatto di non intervenire mi sembra legittimo".  Dopo aver precisato di voler "conoscere meglio i fatti", D'Avack spiega che "il punto cruciale da accertare è la presenza o meno dell'accanimento terapeutico. Che in questo caso, e soprattutto trattandosi di un bambino cosí piccolo, mi sembra del tutto evidente. [...] La definizione di accanimento terapeutico - aggiunge D'Avack -, che puó essere controversa in un adulto per implicazioni psicologiche e di scelte personali, non lo è nel caso di un neonato di 5 giorni dove l'elemento clinico è del tutto chiaro".  Secondo il giurista in questo caso non si deve parlare di eutanasia: "Io parlerei - dice D'Avack - di interruzione di cure, perch, ormai inutili e futili".    

Non e' affatto eutanasia. Cosi' il vescovo di Treviso, mons. Andrea Bruno Mazzolato. 'La notizia riportata dai mezzi di comunicazione circa la prassi medica seguita nei confronti di un neonato affetto da gravissime malformazioni morto nel reparto di pediatria del nostro ospedale civile, e' occasione per ricordare i principi morali piu' volte espressi dalla Chiesa. Ogni vita umana e' sacra e chiede di essere sostenuta con assoluto rispetto e con i mezzi possibili in ogni momento della sua vita terrena fino al suo passaggio alla vita eterna attraverso la morte'. 'Questo sostegno non deve, pero', offendere la dignita' della persona con accanimenti terapeutici inutili anche se tecnicamente possibili' puntualizza il vescovo, che aggiunge: 'Rispetto significa anche discrezione e delicatezza nei confronti della persona che vive gli ultimi giorni terreni, dei famigliari che le sono vicini e del medici e infermieri che si prodigano, come nel nostro reparto di pediatria di cui e' riconosciuta la professionalita' e sensibilita''. Per Mazzolato, 'disattendere questi tre principi favorisce una perdita di sensibilita' morale nei confronti della vita umana e sociale della quale tutti siamo responsabili'.    

Il caso del neonato di Treviso con gravi patologie senza speranza di ripresa cui sono state sospese le cure portandolo alla morte, 'obbliga a serrare i tempi perche' si giunga quanto prima ad una legge che definisca in maniera netta i limiti tra liberta' di cura, autodeterminazione del soggetto nelle scelte terapeutiche e libero arbitrio'. Lo afferma Raffaele Calabro' (Pdl), relatore in commissione Sanita' al Senato dei ddl sul testamento biologico. 'Ieri la magistratura, oggi e' un singolo professionista - afferma Calabro' in una nota - ad arrogarsi il diritto di scegliere il confine tra vita e morte. La confessione del medico di Treviso, che ha piu' volte deciso arbitrariamente di staccare la spina ad alcuni neonati, ci obbliga a serrare i tempi perche' si giunga quanto prima ad una legge che definisca in maniera netta i limiti tra liberta' di cura, autodeterminazione del soggetto nelle scelte terapeutiche e libero arbitrio'. Secondo Calabro', 'occorre subito una legge che stabilisca una volta per tutte la netta differenza tra il diritto alla salute, e quindi la possibilita' di scegliere se sottoporsi o meno a una terapia o a un intervento chirurgico, e che cosa invece s'intende per trattamenti di sostegno vitale che rappresentano il baluardo dell'inviolabilita' della vita umana'. Ancor piu' i progressi della scienza e della tecnologia, conclude il senatore Pdl, 'esigono un intervento del legislatore che dica no ad ogni forma di eutanasia, di omicidio assistito o di suicidio assistito, spacciato per compassionevole'.   

'Inquietanti dati e superficiali strumentalizzazioni sui casi dei bambini di Treviso, portano alla introduzione di una eugenetica soft'. Lo afferma Luca Volonte' (Udc), commentando il caso del neonato con gravi patologie senza speranza cui a Treviso sono state sospese le cure portandolo alla morte. 'Sui casi di Treviso giudicheranno le indagini. Ad oggi - dichiara Volonte' in una nota - gli infanticidi di un anno fa, degli ospedali Carreggi di Firenze e San Camillo di Roma, sono ancora impuniti. E' drammatico constatare - prosegue - come ogni analogia su Eluana e i bimbi di Treviso tenti di introdurre in Italia la 'rupe tarpea' di eutanasia ed eugenetica'. 'Il peggior nazicomunismo della selezione della specie - conclude Volonte' - e' tutt'altro che scomparso. I giudici facciano il loro lavoro, ma il ministero del Welfare faccia le dovute ispezioni'.

La mozione del Comitato nazionale di bioetica in relazione ai casi come quello del neonato di Treviso, alla quale si sono attenuti i sanitari staccando la spina dei macchinari che lo tenevano in vita, ha un valore morale ma non fa legge. Lo sostiene il Procuratore capo di Treviso, Antonio Fojadelli, che ha aperto un fascicolo di indagine sulla vicenda. 'Il Comitato nazionale per la bioetica e' un'organizzazione importante ed autorevole - afferma - ma non e' istituzionale'. Nel passaggio-chiave il documento del Comitato ritiene 'lecita' e 'doverosa' la decisione di 'interrompere trattamenti futili, non proporzionati, privi di alcuna credibile prospettiva terapeutica per il paziente', anche se in dissenso con il parere dei genitori. ''Ne terremo certamente conto nel merito di un confronto ampio - ha aggiunto Fojadelli - poiche' sul piano morale si tratta di un pronunciamento importante e sottoscritto anche da vari giuristi'. Per il Procuratore, 'si tratta comunque di un problema, come quello, ad esempio, del testamento biologico, sul quale non esiste ancora un quadro normativo certo e completo, circostanza che in noi magistrati genera sempre un ovvio disagio'. Fojadelli, tuttavia, su questa materia ha anche aggiunto di 'diffidare delle norme'. 'Preferisco sempre convincimenti condivisi e praticati'.  
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