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 ITALIA - ITALIA - Englaro. Cassazione: non esiste l'obbligo a rimanere in vita
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Notizia 
16 ottobre 2007 0:00
 
La Corte di Cassazione ha disposto che venga celebrato un nuovo processo per decidere se Eluana Englaro, la ragazza che dal '92 è alimentata da un sondino gastrico, dovrà ancora essere sottoposta ai trattamenti sanitari oppure no. La decisione è stata diffusa, in una nota, dal primo presidente della Suprema Corte, Vincenzo Carbone.

La Cassazione, si legge nella nota diffusa dal 'palazzaccio', "escluso che l'idratazione e l'alimentazione artificiali con sondino nasogastrico costituiscano, in sé, oggettivamente una forma di accanimento terapeutico, pur essendo indubbiamente un trattamento sanitario", ha deciso che "il giudice, su istanza del tutore, può autorizzarne l'interruzione soltanto in presenza di due circostanze concorrenti, dovendo altrimenti prevalere il diritto alla vita": cioè, che "la condizione di stato vegetativo del paziente sia apprezzata clinicamente come irreversibile, senza alcuna sia pur minima possibilità, secondo standard scientifici internazionalmente riconosciuti, di recupero della coscienza e delle capacità di percezione"; e che "sia univocamente accertato, sulla base di elementi tratti dal vissuto del paziente, dalla sua personalità e dai convincimenti etici, religiosi, culturali e filosofici che ne orientavano i comportamenti e le decisioni, che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento".
Il sondino che alimenta un paziente che versa in uno stato vegetativo assolutamente irreversibile (secondo standard scientifici internazionalmente riconosciuti) può essere staccato, su richiesta del tutore, se il giudice ha già accertato che costui non avrebbe voluto un trattamento sanitario di questo tipo, avendo presenti i suoi convincimenti etici e religiosi prima dell'incidente.

Per questo motivo la prima sezione civile della Corte di cassazione, con la sentenza 21748 depositata oggi, ha accolto il ricorso di Beppino Englaro, il papà e tutore di Eluana, la ragazza che versa in stato vegetativo dal '92, rinviando alla Corte d'appello di Milano affinché riesamini il caso. Ora i giudici meneghini dovranno valutare se ricorrono le due condizioni, fissate in sede di legittimità, per interrompere il trattamento sanitario: che lo stato vegetativo sia irreversibile e che, secondo le indagini fatte in famiglia e fra gli amici, la volontà del paziente prima dell'incidente fosse già chiara. In poche parole, ha sentenziato il collegio, i giudici di merito sono incorsi nell'errore di non "ricostruire la presunta volontà di Eluana e di non dare rilievo ai desideri da lei precedentemente espressi, alla sua personalità, al suo stile di vita e ai suoi più intimi convincimenti".

Una volta fatte queste verifiche, la Corte d'appello di Milano dovrà mettere la parola fine al caso e decidere quindi se Eluana deve continuare a vivere oppure no.
Non è accanimento terapeutico il sondino nasogastrico che alimenta Eluana Englaro, ha precisato la Suprema Corte nelle motivazioni con cui ha accolto con rinvio il ricorso del padre della giovane. Si tratta invece di un trattamento sanitario che può essere superato dalla richiesta del tutore se si verificano le due condizioni, dell'irreversibilità dello stato vegetativo e della volontà (presunta) del paziente prima dell'incidente.

"Sulla base delle considerazioni che precedono - si precisa nelle 60 pagine di motivazioni -, la decisione del giudice (di staccare il sondino, ndr), dato il coinvolgimento nella vicenda del diritto alla vita come bene supremo, può essere nel senso dell'autorizzazione soltanto quando la condizione di stato vegetativo sia, in base ad un rigoroso apprezzamento clinico, irreversibile e non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre che la persona abbia la benché minima possibilità di un qualche, sia pure flebile, recupero della coscienza e di ritorno ad una percezione del mondo esterno; e sempre che tale istanza sia realmente espressiva, in base ad elementi di prova chiari, concordanti e convincenti, della voce del rappresentato, tratta dalla sua personalità, dal suo stile di vita e dai suoi convincimenti, corrispondendo al suo modo di concepire, prima di cadere in stato di incoscienza, l'idea stessa di dignità della persona".

Una sentenza con la quale la Cassazione sembra aver mostrato una certa apertura verso il cosiddetto testamento biologico che in Italia non è ancora regolato da una legge.

PADRE: E' UN SUSSULTO DI UMANITA' -
E' 'un sussulto di umanita' e di liberta' verso una vittima sacrificale del codice deontologico dei medici e della Legge'. Cosi' Beppino Englaro, padre di Eluana.

IL MEDICO: CON SENTENZA L'AIUTEREI A MORIRE -
'Si, certo, e senza dubbi'. Risponde cosi', senza esitazioni, il neurologo Carlo Alberto Defanti che ha avuto in cura Eluana Englaro, alla domanda: 'se dovesse esserci una sentenza in tal senso, darebbe lei l'ordine di sospendere alla ragazza l'alimentazione assisita?'. Il professor Defanti racconta ai microfoni di Radio24: 'io la ricoverai nel mio reparto a Bergamo 11 anni fa, la studiai in modo esauriente e gia' allora non si trovo' alcun segno di coscienza. Poi, nel lungo iter giudiziario, nel 2001 la ricoverai di nuovo, questa volta a Niguarda. Altri esami diedero lo stesso risultato'. E aggiunge: 'di fatto quella condizione di irreversibilita' e' gia' soddisfatta e mai messa in dubbio nelle precedenti sentenze. Anche se nulla toglie che si possa ripetere la prova'.
La seconda condizione posta dalla Cassazione riguarda la volonta' di Eluana di non volere accanimento terapeutico.'Con i familiari ne abbiamo parlato molte volte - racconta ancora il professor Defanti a Radio24 -. Loro sono sempre stati concordi.
Anche perche' Eluana aveva avuto l'esperienza di due amici che si erano trovati nella stessa condizione e aveva espresso chiaramente le sue idee. Certo io non l'ho conosciuta prima, ma so che il padre ha presentato ai giudici le testimonianze di diversi amici della ragazza che l'hanno confermato e che sono gia' agli atti'.
E alla domanda: 'dopo aver curato Eluana se un tribunale decidesse che deve morire lo farebbe lei?', il professor Defanti conclude: 'certamente si'".

ALTRI COMMENTI

"Le condizioni poste dal giudice sarebbero anche ragionevoli, peccato che arrivino 14 anni dopo il necessario. Sono convinto che Beppe Englaro, il papa' di Eluana, abbia il diritto di poter piangere la morte di sua figlia avvenuta 14 anni fa". Lo ha detto Marco Cappato, segretario dell'associazione Luca Coscioni a margine dell'incontro a Roma con i ricercatori inglesi che si occupano di embrioni ibridi organizzato dall'Intergruppo Coscioni-Welby Parlamentari italiani ed europei per la liberta' di ricerca e l'autodeterminazione.
"La giustizia italiana non avrebbe dovuto aspettare questo enorme lasso di tempo per chiarire le condizioni ragionevoli di autonomia e scelta delle persone coinvolte", ha aggiunto Cappato. A differenza del caso Welby e Nuvoli, entrambe persone in grado di scegliere la loro terapia, "qui si trattava di volonta' espresse precedentemente da Eluana. L'accertamento di quelle volonta' era doveroso ma andava fatto 14 anni fa. Cosi' non si sarebbe creato questo incredibile caso kafkiano".

"La sentenza della Corte di Cassazione sul caso Euglaro e' ambigua ed invasiva e lo dico con il massimo e doveroso rispetto che si deve ad un caso come questo: non spetta ai giudici varare le leggi , ma applicarle". Lo afferma la senatrice di Forza Italia Maria Burani Procaccini, che considera "interpretativa ed oscillante la sentenza, allorquando prefigura un passaggio legislativo che ancora e' da compiere , avanzando supposizioni di soggettivita' che non sono presenti nella legge. Non puo' essere la Cassazione -conclude Burani Procaccini- a decidere cosa si debba fare su un aspetto cosi' delicato e drammatico".

'Una drammatica storia che sembra non avere fine" . E' il commento di Tommaso Pellegrino, deputato verde e primo firmatario di una proposta di legge sul consenso informato e contro l'accanimento terapeutico, a proposito del nuovo processo previsto dalla Corte di Cassazione, per il caso di Eluana Englaro, la giovane che vive attaccata a un sondino in stato vegetativo dal '92 per la quale il padre chiede da anni che vengano interrotti i trattamenti che la tengono in vita.
"La tragedia di Eluana e della sua famiglia- prosegue Pellegrino- e' la riprova che e' urgente colmare il vuoto legislativo esistente e che bisogna procedere celermente all'approvazione della legge sul testamento biologico. Alleviare le sofferenze del malato deve essere l'obiettivo di tutti".
Per il parlamentare del Sole che ride, "dobbiamo arrivare a una legge che non preveda alcun sistema coercitivo. Quella sul testamento biologico- conclude- va appunto in questa direzione: e' un atto di civilta' che tutela i diritti di chi vive in una situazione di irreversibile sofferenza '.

I 'paletti' imposti dalla Corte di Cassazione affinche' si possa decidere con un nuovo processo di 'staccare la spina' a Eluana Englaro, la giovane di Lecco in coma dal 1992, "mi sembrano assolutamente ragionevoli ed eticamente validi". E' il parere di Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), che commenta la decisione della Suprema Corte di basare l'eventuale autorizzazione all'interruzione dell'idratazione e dell'alimentazione artificiali con sondino, che tengono in vita la ragazza, su due circostanze concomitanti: la condizione di stato vegetativo irreversibile della paziente e la certezza che Eluana non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento.
"La prima osservazione posta in essere dalla Corte di Cassazione - dice Bianco all'ADNKRONOS SALUTE - evidentemente certifica una condizione di incapacita' totale di ripresa e una situazione di 'non ritorno'. La seconda attiene a un principio, che personalmente condivido, per il quale le scelte di medici curanti in queste particolarissime e delicatissime situazioni, non possono non tener conto di desideri, volonta' o disposizioni espresse in una situazione di capacita' mentale. Questo lo dice anche il codice di deontologia medica'.
'Mi sembrano quindi due condizioni e due 'pilastri' saggi, equilibrati ed eticamente sostenibili", riassume il presidente della Fnomceo.
Sulla mancanza di parametri e protocolli codificati per accertare lo stato vegetativo irreversibile, Bianco dice: "questa e' sicuramente una complicazione, ma noi medici tante scelte le facciamo sulla base di evidenze scientifiche, non di verita'. In nome di questo, si compiono anche scelte che possono avere risvolti sulla sopravvivenza delle persone, dunque molto importanti. Credo comunque che la scienza oggi disponga di consolidate evidenze sull'entita' del danno corticale o cerebrale, cioe' di indicazioni che fanno piu' che ragionevolmente presumere l'irreversibilita' di un stato come questo.
Certo sono evidenze, non sono verita'. E di sicuro bisogna rispettare - conclude - anche chi vuole fondare le sue personali scelte sulle sue verita'".

'La decisione della Corte di Cassazione sul caso di Eluana, rappresenta un nuova importante vittoria nella battaglia per riaffermare la volonta' di chi non e' piu' capace di esprimersi e lo fa attraverso un tutore che in questo caso e' il padre della giovane'. Ad affermarlo e' Mina Welby, moglie di Piergiorgio, che per molti anni e' stata al fianco del marito malato di distrofia muscolare.
'Non parlerei di evento storico spiega ancora ma mi auguro che questo pronunciamento possa essere un aiuto, affinch, il Parlamento affronti con concretezza il tema del testamento biologico'. Mina Welby, infine, lancia un messaggio di sostegno al padre di Eulana, Beppino Englaro. 'Con la decisione di questa mattina, non si conclude questa vicenda. Ai parenti, al padre, di Eluana tocchera' affrontare un nuovo processo che non risparmiera' dolori e sofferenze: mi auguro che si faccia presto'.

'La decisione con la quale la Cassazione ha ritenuto di dover fare riavviare il processo sul caso di Eluana Englaro rappresenta un riconoscimento importante di due criteri che , come Associazione Coscioni, riteniamo fondamentali: la considerazione da cui non si puo' prescindere della volonta' e del convincimento della persona e il parametro scientifico internazionale (e non astrattamente bioetico, di solito della sola etica vaticana) della valutazione clinica dello stato vegetativo del paziente'. Lo dichiara Rocco Berardo, Vice segretario Associazione Coscioni.
'Siamo vicini a Beppino Englaro - conclude - che con la sua lotta quotidiana ha visto riconosciuta la volonta' della figlia Eluana che da ormai troppi anni e' costretta, contro la sua volonta', a un accanimento di trattamenti terapeutici'.

"Alla vita va dato un rispetto assoluto, perche' come dice Socrate, 'tutti gli uomini sono mortali", anche Eluana lo e', e quindi e' destinata a morire, ma di morte naturale". Paola Binetti (Dl), membro della commissione Sanita' al Senato, interviene cosi' dopo la decisione della Cassazione, che rimanda a nuovo processo il caso di Eluana Englaro e sostiene che il sondino puo' essere staccato solo in presenza di due circostanze concorrenti: stato vegetativo e convincimento etico.
"Il caso di Eluana e' sicuramente drammatico ed e' esemplare come i genitori si prendano cura della figlia- spiega la senatrice teodem-. Sembra che la figlia, a suo tempo, abbia manifestato la volonta' di non essere mantenuta in vita e questi genitori vogliono agire nel rispetto della legge". Per questo, aggiunge, "resto in attesa della decisione della magistratura, ma a mio parere nulla deve essere fatto per accelerare la morte". Compito dei medici, conclude Binetti, "e' quello di contrastare la morte e mantenere accese e ben funzionanti le unita' speciali di assistenza protratta. Ho presentato un emendamento, affinche' questi reparti possano essere rafforzati e i familiari aiutati".

'La sentenza della Cassazione sul caso Englaro apre la strada a strumentalizzazioni da parte dei paladini della cultura della morte. La sentenza non deve essere utilizzata da chi sponsorizza l'approvazione della legge sul testamento biologico'. Questa l'opinione, in una nota, di Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Forza Italia, a seguito della sentenza della Cassazione sulla ragazza.
'Noi - prosegue l'onorevole - siamo decisamente contrari a qualunque normativa che vada in tale direzione e ci batteremo in Parlamento per affossare un provvedimento che consideriamo un vero e proprio cavallo di Troia per l'introduzione in Italia della cosiddetta 'dolce morte'. Rimaniamo fermamente convinti dell'inderogabilita' senza se e senza ma del principio dell'intangibilita' della vita'.

Dopo le motivazioni della Cassazione sulla vicenda di Eluana Englaro, in coma vegetativo dal 1992, ci sono tutti i presupposti affinche' la Corte d'appello di Milano, cui e' stato rinviato il caso, "autorizzi il tutore di Eluana, vale a dire il padre, a staccare il sondino". A non avere dubbi e' il curatore speciale di Eluana Englaro, l'avvocato Franca Alessio. Che, interpellata dall'ADNKRONOS, afferma: "La Cassazione ha deciso che se si accerta lo stato vegetativo permanente del paziente e la sua volonta' autentica, il giudice puo' autorizzare il tutore a staccare la spina. Ebbene, questi due principi di diritto si ritrovano nel nostro caso". Quando un nuovo collegio della Corte d'appello di Milano dovra' rivedere la vicenda legata alla ragazza di Lecco, il suo curatore speciale non ha dubbi sul fatto che "nessuno potra' decretare che c'e' possibilita' di miglioramento, ne' che Eluana non avrebbe voluto trovarsi in questo stato'.
'Lo ha raccontato -spiega Franca Alessio- lei stessa agli amici quando aveva 18 anni, dunque quando era in eta' da comprendere che cosa avrebbe o non avrebbe voluto per lei. E la Cassazione lo ha detto chiaramente che i suoi desideri non sono stati tenuti in considerazione. La conclusione non potra' che essere quella di autorizzare il padre a staccare il sondino", conclude il curatore speciale di Eluana.

Dichiarazione di Giancarlo Fornari, presidente dell'ass. LiberaUscita:
E' una sentenza molto importante, che dovrebbe mettere finalmente la parola fine ad una tragica vicenda di accanimento terapeutico e giudiziario nei confronti della povera Eluana e della sua famiglia.
E' importante sopratutto che la Cassazione abbia indirettamente stabilito che l'accanimento terapeutico sussiste anche relativamente alle misure di "sostegno vitale" (alimentazione e idratazione artificiali), che invece una certa corrente politico-religiosa non vorrebbe considerare terapie, ammettendo quindi di poterle continuare indefinitivamente contro la volontà dello stesso paziente.
Una sentenza molto civile, che può risolvere molte tragiche situazioni dai delicati risvolti umani, e che rappresenta una importante apertura anche nei confronti del testamento biologico.

'La Corte di Cassazione ribadisce due punti fermi: primo, l'idratazione e l'alimentazione artificiali non costituiscono una forma di accanimento terapeutico; secondo, il diritto alla vita deve prevalere, il che esclude qualsiasi apertura all'eutanasia'. Questa la dichiarazione di Elisabetta Gardini, portavoce di Forza Italia, in merito alla decisione della Cassazione sul caso di Eluana Englaro, in coma vegetativo dal 1992.
Elisabetta Gardini, poi, mette in guardia sulla possibilita' di fare confusione di termini in situazioni come quella del caso di Eluana. 'E' fuorviante - prosegue la portavoce di Forza Italia - parlare di eutanasia mettendola, almeno apparentemente, in relazione con il testamento biologico. Su un tema cosi' delicato bisognerebbe utilizzare i termini in modo piu' rigoroso'.

"La Cassazione afferma che la spina va staccata ad un paziente che e' in stato vegetativo irreversibile, ma non esistono criteri precisi per accertare con sicurezza quando si verifica una situazione di stato vegetativo irreversibile". Cosi' Vincenzo Carpino presidente dell'Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani (AAROI), commenta la sentenza della Cassazione sul caso Englaro. "Mancano parametri e quindi anche protocolli. Esistono parametri e protocolli, invece, per quanto riguarda l'accertamento della morte cerebrale: esperti verificano questo stato del paziente autorizzando poi l'eventuale espianto degli organi. Per lo stato vegetativo irreversibile - continua Carpino - non c'e' niente di tutto questo. Quindi, attualmente, non e' possibile accertare quando uno stato vegetativo sia irreversibile". "E' opportuno quindi, e alla luce della Cassazione si rende addirittura urgente, - conclude il presidente dell'Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani (AAROI) - nominare una Commissione che stabilisca parametri e protocolli, cosi' come si e' fatto in passato per la morte cerebrale".

"Dalla Cassazione uno schiaffo al Parlamento". Cosi' Silvio Viale, rappresentante di Exit Italia, commenta la sentenza della Cassazione sul caso Englaro.
"La sentenza della Cassazione e' uno schiaffo al Parlamento, che non sa nemmeno legiferare sul testamento biologico. - afferma Viale - La Cassazione pero' demolisce la tesi che l'alimentazione artificiale non sia una una terapia.
Inoltre, la Suprema Corte riconosce il principio del Testamento Biologico per Eluana ed apre la strada alla morte cerebrale, quando lo stato di coscienza sia irreversibilmente perduto, come e' nello stato di coma vegetativo".
"Non si tratta di una sentenza ambigua come si e' affrettato a dire chi non la condivide ma va nella giusta direzione. E' una vittoria di Eluana, di suo padre e tutore. - conclude Viale - E' un passo avanti per una vittoria di tutti, come lo sono state le vicende di Welby e Nuvoli".

La Consulta di Bioetica esprime soddisfazione per l'apertura della Corte di Cassazione nel caso Eluana Englaro. Le parole della nota della Corte di Cassazione - nota la Consulta - ristabiliscono il diritto, ribaltando le risposte date in precedenza. Che la condizione di Eluana Englaro sia irreversibile e' scientificamente certo e fuori da ogni dubbio; ed altrettanto certo e' che Eluana Englaro, in base alla propria visione della vita, ai propri convincimenti etici, religiosi, culturali - di cui e' stata data attendibile testimonianza - 'non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento' nelle circostanze attuali.
La Consulta di Bioetica e' pertanto certa che la riapertura del processo si concludera' positivamente come richiesto dai genitori di Eluana che da oltre un decennio si battono con coraggio e abnegazione per il ristabilimento dei diritti civili di tutti i cittadini italiani.
L'auspicio - conclude - e' che queste speranze non siano tradite.

'Non credo che il padre di Eluana chieda il distacco della spina perche' e' stanco: credo, invece, che lo faccia per il bene di sua figlia'. Cosi' Maddalena Soro, moglie dell'ex rappresentante di Alghero, Giovanni Nuvoli, morto il 23 luglio scorso dopo sette anni di agonia procurata dalla sclerosi laterale amiotrofica, interpellata dall'ANSA sul caso di Eluana Englaro.
'Io spero tanto che lo ascoltino proprio per il bene di Eluana - prosegue la donna - Nessun padre vuole la morte della figlia, ma questa povera ragazza vive in stato vegetativo da 15 anni. La storia di Giovanni era ben diversa - ricorda Maddalena Soro - Era stato lui a chiedere che gli venisse staccato il ventilatore, ma nessuno lo ha ascoltato e allora ha scelto di rifiutare il cibo e di lasciarsi morire'.
Il 13 febbraio scorso il sostituto procuratore del tribunale di Sassari, Paolo Piras, aveva dichiarato inammissibile la richiesta con la quale Nuvoli chiedeva che gli venisse staccata la spina. 'Non si puo' costringere un medico, neppure indirettamente - aveva scritto il magistrato - a compiere un atto al quale la sua coscienza si ribella. Un atto al quale certamente segue l'insufficienza respiratoria acuta (iatrogena) e poi la morte. Non si puo' costringere a provocare l'insufficienza respiratoria colui che quotidianamente la combatte, che non a caso si chiama rianimatore. Anche se basterebbe un semplice gesto, dopo aver sedato il paziente. Le dita del medico - aveva sottolineato il pubblico ministero - scorrono spesso sui tasti di quel ventilatore, come sulla tastiera di un computer. Ma premere un certo tasto, mai. E quel mai va rispettato. Per taluni - aveva concluso - e' come premere un grilletto. Non ci si puo' ergere a giudice dell'altrui coscienza'.

Quasi la meta' degli incidenti mortali avvengono per abuso di alcol e droghe. E' quanto dichiara Ivano Giacomelli, segretario Nazionale del Codici. Giacomelli intervistato sull'argomento, ha dichiarato: 'Il dato sconvolgente e' che il 30%/50% degli incidenti stradali sono provocati da abuso di alcol e di droghe del conducente. Le tragedie e le morti sull'asfalto si consumano tra nord e sud dell'Italia e la motivazione, dunque, e' sempre la stessa. Segnale della necessita' di interventi mirati, azioni concrete e norme sempre piu' severe per chi viene colto al volante in stato di ebbrezza." Il Codici ha accolto positivamente la norma Bianchi, che proibisce la vendita di alcolici in discoteca dopo le due di mattina, e ha proposto un monitoraggio da parte delle forze dell'ordine affinche' tutti i gestori dei locali rispettino tale legge.
E per contrastare il fenomeno il Codici ha pensato ad una strategia divisa in tre momenti: campagne di prevenzione contro l'abuso di alcol e di droga: spot pubblicitari, docenti nelle scuole con l'obiettivo di parlare ai giovani dei rischi legaiti all'assunzione di alcol e stupefacenti, brochure informative; maggiori controlli da parte delle forze dell'ordine sulle strade e in particolare in prossimita' dei locali notturni. Pattuglie della polizia municipale con il compito di agevolare l'attraversamento pedonale, soprattutto su strade a scorrimento veloce, istallare semafori dove necessario; norme sempre piu' severe per chi viene colto in stato di ebbrezza.

La decisione della Cassazione sul caso di Eluana Englaro (possibilita' di sospendere i trattamenti solo in caso di coma irreversibile) suscita dubbi tra i medici, ma divide anche i bioeticisti: un pronunciamento 'importante e che apre una strada', afferma Demetrio Neri, membro del Comitato nazionale di bioetica (Cnb); una decisione che 'suscita diverse e gravi perplessita'', commenta invece Adriano Pessina, direttore del Centro di Ateneo di Bioetica dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore.
Critico, dunque, Adriano Pessina. La decisione, spiega, 'suscita gravi perplessita' perche' sembra avallare l'idea che possa valere, per determinare l'interruzione di un trattamento ordinario di alimentazione e idratazione di una persona in stato vegetativo, la sua eventuale volonta' pregressa, espressa in modo non esplicito. Ci si chiede se questa sentenza non voglia di fatto introdurre surrettiziamente - commenta l'esperto - le cosiddette direttive anticipate o testamento biologico, che oggi in Italia non esistono ancora e non hanno valore legale'.
Inoltre, secondo Pessina, la decisione 'sembra attribuire valore e dignita' alla persona soltanto in quanto sia nella possibilita' di avere o di riprendere delle funzioni conoscitive e questo risulta discriminante, perche' la patologia non puo' determinare il rispetto o no della tutela della vita'. Togliere alimentazione e idratazione ad una persona in stato vegetativo, sottolinea, 'significa condannarla a morire per consunzione e costituisce, dal punto di vista morale, un chiaro caso di abbandono assistenziale'. Ed ancora: 'questa - rileva - sarebbe la settima volta che i diversi livelli della magistratura di occupano del caso Englaro; una storia infinita che lascia perplessi a livello giuridico, dato che finora i 'no' alle sospensioni dei trattamenti erano stati chiaramente motivati. Dal punto di vista etico - conclude Pessina - ritengo che non si debba mai abbandonare alla morte una persona in stato vegetativo'. Opposto il parere di Demetrio Neri: 'la sentenza e' importante perche' riapre la questione. Credo - afferma - che sia eticamente lecito sospendere i trattamenti in situazioni come quelle di Eluana, soprattutto se ci sono testimonianze circa la volonta' in tal senso del soggetto'. Resta, conclude Neri, 'l'incertezza giuridica in merito, ma i giudici non possono sottrarsi dall'affrontare la questione'.

"Per Eluana, e' stata emessa una sentenza laica di buon senso, ma e' indispensabile la legge sul testamento biologico". E' quanto afferma Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil. "La sentenza della Cassazione secondo la quale il giudice puo' autorizzare il distacco della spina di un apparecchio che tiene in vita un paziente in coma- spiega Cozza- appare di buon senso. Ma non basta".
Adesso, aggiunge il segretario, "per i medici c'e' bisogno di norme sulle problematiche della fine della vita, a partire dal testamento biologico, che consentano il rispetto della volonta' dei pazienti, anche quando non sono piu' nelle condizioni di esprimere il proprio consenso alle terapie". Il medico, dice Cozza, "non puo' e non deve essere obbligato alla nutrizione e alla idratazione artificiale quando c'e', o c'e' stato, un rifiuto consapevole del paziente". Peraltro i medici, per il codice deontologico, conclude il segretario, "devono astenersi dall'ostinazione in trattamenti diagnostici e terapeutici da cui non si possa fondatamente attendere un beneficio per la salute del malato e/o un miglioramento della qualita' della vita.
E porre fine a simili trattamenti, non si puo' e non si deve configurare come eutanasia, cosi' come giustamente riconosciuto nel caso Welby".

'La sentenza della Corte di Cassazione sul caso di Eluana Englaro e' ambigua ed invasiva e lo dico con il massimo e doveroso rispetto che si deve ad un caso come questo'. E' quanto afferma in una nota la senatrice e responsabile delle famiglie e minori di Forza Italia, Maria Burani Procaccini.
'Non spetta ai giudici - aggiunge - varare le leggi, ma applicarle. Considero interpretativa ed oscillante la sentenza, allorquando prefigura un passaggio legislativo che ancora e' da compiere, avanzando supposizioni di soggettivita' che non sono presenti nella legge. Non puo' essere la Cassazione a decidere cosa si deve fare su un aspetto cosi' delicato e drammatico'.

"Dalla sentenza della Corte di Cassazione emergono alcuni elementi incontrovertibili: non siamo in presenza, in alcun modo, di un caso di eutanasia. Chi evoca la 'dolce morte', palesemente, non sa di cosa parla: e c'e' da dispiacersene perche' un tema tanto importante esige serieta'. La Corte richiama giustamente la Convenzione di Oviedo a proposito della tutela del paziente e del suo irrinunciabile diritto a decidere su di se', sul proprio corpo e sui trattamenti sanitari da accettare o da rifiutare. Ne consegue la centralita' e l'urgenza di una normativa in materia di dichiarazione anticipata di volonta' (Testamento biologico), il solo strumento capace di dare piena attuazione all'articolo 27 della Costituzione italiana".
Lo dichiara il sottosegretario alla Giustizia Luigi Manconi, co-autore del volume "Il dolore e la politica", commentanto le ultime novita' sulla vicenda di Eluana Englaro, vicenda che egli segue da oltre dieci anni.

"Quella della Cassazione e' una sentenza importante". Questo il commento del presidente della commissione Affari sociali della Camera, Mimmo Luca'. Importante "perche'- dice Luca'- ribadisce alcuni principi fondamentali che hanno valore costituzionale e che sono riscontrabili nella giurisprudenza italiana e anche nella normativa europea". Ma la sentenza sul caso Englaro "pone anche in evidenza- sottolinea l'esponente dell'Ulivo- la necessita' di un intervento di carattere legislativo sul tema del testamento biologico e la disciplina del principio di autodeterminazione".
"E' urgente- dice Luca'- che l'Italia si doti di una legge moderna, efficace e sensibile sul testamento biologico, sulla base di una discussione seria e di un grande consenso parlamentare e politico, in cui si possa riconoscere la coscienza del Paese". Ad oggi, l'ordinamento, prosegue, "ha una lacuna che va colmata presto". Oggi il testo e' al Senato "ma non sembra ci sia la consapevolezza dell'urgenza dell'intervento normativo- sottolinea Luca'- C'e', pero', un impegno straordinario della commissione Sanita' al senato". Luca' auspica che Palazzo Madama "approvi il testo il piu' presto possibile" e quando la norma approdera' alla Camera dei deputati "cercheremo di fare del nostro meglio- assicura l'esponente dell'Ulivo- come commissione ci siamo gia' portati avanti con le audizioni".
Tornando sulla sentenza, il deputato dell'Ulivo afferma che ha posto "l'accento sulla dignita' della persona umana, mettendo in evidenza il principio che nessuno deve subire trattamenti invasivi, ancorche' finalizzati".
La sentenza ribadisce pure che "il consenso informato e' un fondamento irrinunciabile del trattamento sanitario. Da questi principi emerge- prosegue- che e' nel diritto della persona rifiutare la terapia e decidere di interromperla in tutte le fasi della vita anche in quella terminale". Per quanto riguarda Eluana, si tratta di paziente che non ha coscienza di se'. In questo caso, spiega Luca', "la corte dice che il potere di cura del disabile spetta anche alla persona nominata come tutore".

"La sentenza della Cassazione che ha disposto un nuovo processo sulla triste vicenda che vede protagonista Eluana Englaro ripropone la necessita' di colmare l'attuale vuoto normativo in materia di testamento biologico e fine vita". Lo afferma Silvana Mura, deputata di Idv. "La politica- prosegue la parlamentare- metta da parte le polemiche sterili e trovi la forza di decidere dando vita ad una normativa chiara in un senso o nell'altro". Si dia vita, sottolinea Mura, "ad una legge che consente il testamento biologico ed eventualmente stabilisca i casi nei quali puo' essere richiesta l'interruzione delle cure mediche, che a mio avviso sarebbe la soluzione migliore, oppure si scriva una volta per tutte che mai in nessuna occasione la spina puo' essere staccata". Finche' non ci sara' una legge, conclude Mura, "sara' inevitabile che sulla vita o la morte delle singole persone si pronuncino le sentenze dei tribunali con il rischio che in alcuni casi prevalga un interpretazione giurisprudenziale e in altri una diversa".

"Eluana Englaro deve morire di morte naturale? Il problema e' che quella che si conduce deve essere una vita e, nel caso di quella ragazza, purtroppo non lo e'".
Roberto Villetti, deputato socialista e capogruppo alla Camera della Rosa nel pugno, entra nel dibattito sul caso di Eluana Englaro, replicando a Paola Binetti, senatrice teodem, secondo cui la giovane "e' mortale", dunque "e' destinata a morire, ma di morte naturale". Per Villetti, la strada da seguire e' quella di "fare una legge sul testamento biologico, ossia permettere ad un essere umano di indicare come ci si dovra' comportare qualora ci si trovi nella fase terminale di una malattia, o di fronte ad una particolare sofferenza fisica".
E la volonta' espressa da Eluana Englaro, prima di rimanere coinvolta in un incidente stradale 15 anni fa? "E' molto importante il pensiero espresso da una persona- osserva il parlamentare socialista- e, se e' stato espresso, va naturalmente rispettato. Se, invece, questo pensiero non e' stato espresso, conta il parere genitori". Ma, tiene a precisare Villetti, "questo non e' un tema da trattare alla leggera, poiche' coinvolge la coscienza. Il testamento biologico- prosegue- risolverebbe, pertanto, molti problemi". E, e' la conclusione di Villetti, "sebbene io non sia contrario all'eutanasia, dico che essa va regolata, poiche' non vi deve essere, su una questione cosi' delicata, il minimo abuso".

'Non puo' essere la magistratura a decidere da sola in una materia cosi' delicata. Il futuro della povera Eluana Englaro non puo' essere deciso in una Aula di Tribunale senza una precisa legge'. Questa la dichiarazione di Chiara Moroni, parlamentare di Forza Italia, a seguito della decisione della Cassazione sul caso di Eluana Englaro, in coma vegetativo dal 1992.
'La politica - prosegue Chiara Moroni - codarda e litigiosa, non puo' abbandonare il campo. Serve una legge che privilegi la libera volonta' dei soggetti e che stabilisca quando si e' in presenza di un accanimento terapeutico ingiustificato'.

'Noi vescovi ribadiamo la difesa della vita fino alla sua naturale conclusione e il riconoscimento dell'idratazione indotta come diritto della persona alla vita e non come accanimento terapeutico'. In questi termini si e' espresso il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori, a margine della presentazione del libro 'Torniamo a pensare', interpellato su come la Chiesa giudicasse il caso di Eluana Englaro. Ancora mons. Betori ha spiegato: 'Non vorrei entrare nel caso specifico ma noi vescovi ribadiamo la difesa della vita sempre'.

'Condivido pienamente la posizione della Cei, ribadita oggi da mons. Betori, riguardo il fatto che l'idratazione indotta non rappresenta affatto una forma di accanimento terapeutico bensi' un sacrosanto dovere di rispetto della vita', afferma Enrico La Loggia, vicepresidente dei deputati di Fi, a proposito del caso di Eluana Englaro.
Per il parlamentare azzurro 'far morire di fame o di sete una persona resta un atto di barbarie e per questo occorre assolutamente impedire che l'odierna sentenza della Cassazione possa anche minimamente mettere in discussione questo principio'.

"La sentenza della Cassazione apre finalmente uno spiraglio per la soluzione dell'infinita tragedia Eluana Englaro e dei suoi famigliari". Lo afferma il parlamentare socialista Lanfranco Turci.
"E' auspicabile che l'indicazione dei due parametri (convincimento etico della persona interessata e irreversibilità del coma) aiuti a superare le resistenze integraliste che bloccano il percorso del progetto di legge sul testamento biologico - conclude Turci -. Anche questa è una delle prove su cui è atteso il nuovo segretario del Partito democratico".

La sentenza della Cassazione su Eluana Englaro, la ragazza in stato vegetativo persistente e permanente dal gennaio '92 in seguito a un incidente stradale, 'appare di buon senso. Ma non basta. Adesso per i medici c'e' bisogno di norme sulle problematiche della fine della vita, a partire dal testamento biologico, che consentano il rispetto della volonta' dei pazienti, anche quando non sono piu' nelle condizioni di esprimere il proprio consenso alle terapie'. E' il commento di Massimo Cozza, segretario della Fp Cgil medici, al pronunciamento della suprema Corte, che ha deciso di disporre un nuovo processo.
'Il medico - prosegue Cozza - non puo' e non deve essere obbligato alla nutrizione e all'idratazione artificiale quando c'e', o c'e' stato, un rifiuto consapevole del paziente. Peraltro i medici, per il codice deontologico, devono astenersi dall'ostinarsi in trattamenti diagnostici e terapeutici da cui non si possa fondatamente attendere un beneficio per la salute del malato o un miglioramento della qualita' della vita. Porre fine a simili trattamenti, non si puo' e non si deve configurare come eutanasia, cosi' come giustamente riconosciuto nel caso Welby', conclude Cozza.

"Una sentenza di tipo ideologico, emessa in un momento in cui il tema e' in discussione al Senato.
Quello della Cassazione sembra piu' un tentativo di indirizzare il dibattito in corso sul testamento biologico". Cosi', la responsabile Udc per la Famiglia, Luisa Capitanio Santolini, commenta la sentenza della Corte di Cassazione sul caso di Eluana Englaro.
"Si rischia -avverte la deputata centrista- una ripetizione del caso di Terry Schiavo: decidere la morte di una persona va contro ogni principio etico, oltre che alla legge vigente. Non saremo mai d'accordo con chi si arroga il presunto diritto di interpretare le volonta' di una persona, nonostante queste non possano essere confermate dal malato stesso".

"Non è bene entrare nel merito del singolo caso. Per opportuno rispetto nei confronti delle decisioni prese dalla Corte di Cassazione ma anche per il riguardo dovuto alla sofferenza di Eluana Englaro e della sua famiglia". Lo dichiara la senatrice dell'Ulivo Emanuela Baio.
"Desidero però sottolineare come una legge che regolamenti la fine della vita sia difficilmente adattabile ad un caso simile e come invece, oggi, la politica stia cercando di rispondere con strumenti adeguati anche alle situazioni più complesse. La finanziaria per il 2008 - continua Baio - individua infatti fondi specifici sia per sostenere le cure palliative, alleggerendo così la sofferenza dei malati in fin di vita, sia per favorire la diffusione delle Case del risveglio per le persone in stato di coma. Queste strutture si sono infatti dimostrate valide perché quando il paziente vi è stato introdotto tempestivamente, nella grande maggioranza dei casi, è stato curato e salvato dal coma".
"Sono queste - conclude Baio - le soluzioni che devono vederci impegnati con maggiore tenacia perché si sono finora dimostrate le più appropriate".

'Non condivido, anzi, addirittura mi allarma la decisione della Cassazione di riaprire il caso di Eluana Englaro'. Domenico Di Virgilio, capogruppo di Forza Italia della commissione Affari sociali della Camera e responsabile Sanita' del partito, commenta cosi' la scelta della Suprema corte.
'Le due circostanze che vengono poste come condizione per l'autorizzazione da parte del giudice ad interrompere l'idratazione e la nutrizione di un paziente in stato vegetativo - spiega Di Virgilio in una nota - sono astratte e assolutamente soggettive'. Il parlamentare sottolinea 'l'oggettiva difficolta', nella condizione di stato vegetativo, di fare con certezza una prognosi di irreversibilita'' e definisce 'inaccettabile e crudele la scelta di far morire di inedia un essere umano solo in base a ricostruzioni a posteriori del vissuto del malato da parte di terze persone'.
La decisione della Cassazione, osserva, 'ribalta peraltro la sentenza di rigetto recentemente emanata dal sostituto procuratore generale della stessa Corte'. E non e' condivisibile, a detta di Di Virgilio, anche perche' il 'dovere della medicina e delle istituzioni e' quello di tutelare la dignita' dell'essere umano e lenire le sofferenze dei piu' deboli e non stabilire quale vita sia degna o meno di essere vissuta'.

'C'e' del metodo nell'accanimento ideologico nei confronti di Eluana Englaro, ancora una volta al centro del dibattito pubblico a causa della decisione della Cassazione di ripetere il processo nel quale il padre tornera' a chiedere la sospensione dell'alimentazione artificiale'. E' questo il giudizio dell'Associazione Scienza & Vita, 'preoccupata dalla palese strumentalizzazione di un caso umano per forzare la mano al legislatore'.
'E se, nel caso specifico - si legge nella nota diffusa oggi - lo fa un giudice, non e' motivo di minore preoccupazione, anzi'. In sostanza, osserva l'associazione, 'pare di assistere ad una vera e propria invasione di campo o ad un pesante fallo di gioco perche' con l'invito a ricostruire la volonta' pregressa del malato, in realta' si tira la volata al testamento biologico che proprio in questo caso si manifesta per quello che e': l'anticamera dell'eutanasia. In tal senso, infatti, gia' si esprimono esponenti di spicco degli ambienti laicisti italiani'.
'La forzatura sulla sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione - conclude Scienza Vita - appare quanto meno intempestiva, poiche' sempre piu' si fa largo fra i parlamentari il fronte del dubbio. In particolare, si avverte l'evidenza che l'interruzione del trattamento ordinario di alimentazione e idratazione di una persona in stato vegetativo equivale ad una pratica eutanasica'.

La sicurezza nel determinare l'irreversibilita' dello stato vegetativo permanente? Dobbiamo rassegnarci all'idea che in medicina a volte non esistono certezze. A dirlo e' Ignazio Marino, presidente della Commissione sanita' del Senato e medico, nel suo commento alla decisione della Cassazione di disporre un nuovo processo per il caso di Eluana Englaro. Una decisione considerata importante da Marino perche' ribadisce liberta' costituzionale alla scelta delle cure.
'Per il concetto di morte, per esempio, ci siamo affidati - spiega Marino in una nota - a una convenzione che individua nell'encefalogramma piatto il momento il cui l'individuo e' morto, ma questo e' il frutto di un accordo su cui ci si riconosce. Nel caso dello stato vegetativo permanente - conclude - nessun medico potra' sottoscrivere che non e' mai reversibile, abbiamo pero' a disposizione una vasta esperienza a livello mondiale, pubblicata dalla letteratura scientifica. E' a questo, e alla ragionevole irreversibilita' dello stato vegetativo, che possiamo fare riferimento per valutare la sproporzione delle cure rispetto ai risultati attesi'.

'L'imbarazzo dei giudici della Corte di Cassazione che hanno deciso sul caso Englaro traspare dalla stessa lunghezza delle motivazioni della sentenza in cui e' piu' volte ripetuta l'affermazione del diritto alla vita come diritto che spetta in misura uguale ad ogni essere umano, anche se debole, malato, incapace di intendere e volere o prossimo alla morte': e' quanto commenta Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita.
'La conclusione - continua - e' contraddittoria in quanto sembra accettare la distinzione tra il diritto alla vita, la cui sussistenza e' oggettiva e non dipende dalle opinioni del singolo e la dignita' umana, su cui potrebbe incidere in qualche misura il giudizio del singolo'.
'Ciononostante dalla sentenza emergono - secondo Carlo Casini - due elementi che meritano di essere sottolineati: 1.
anche l'espressa volonta' di non essere curato da parte del malato, se presenta una margine anche minimo di possibile guarigione, non ha rilevanza. Dunque non esiste il 'diritto di morire' e neppure la facolta' di rifiutare le cure puo' essere intesa come capace di imporre agli altri un obbligo assoluto. I giudici piu' che un giudizio sulla liberta' del malato esprimono un giudizio sulla qualita' della vita del paziente il che contraddice l'affermazione del diritto alla vita uguale per tutti. 2. La sentenza mostra la inutilita' di una legge sul testamento biologico. Gia' ora, infatti nulla impedisce di formulare per scritto la volonta' di essere curato in un modo o nell'altro o di non essere affatto curato tant'e' vero che la Cassazione chiede una indagine su tale volonta' della Englaro'.
'E' dimostrato cosi' - conclude Casini - il carattere ideologico del testamento biologico volto ad aprire una breccia in favore dell'eutanasia. Il vero problema non e' la manifestazione di desiderio del malato ma la efficacia di tale desiderio che non puo' trasformare il medico in un semplice esecutore, che non dovrebbe impegnare la sua scienza e la sua coscienza'.

"Dalla sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro si evince che, anche in assenza di precise disposizioni normative, i principi che disciplinano il rapporto tra medico e paziente non escludono affatto la possibilita' di sospendere un trattamento sanitario, anche quando il paziente versi in uno stato di incoscienza, purche' questo corrisponda inequivocabilmente alla sua volonta'". Lo afferma Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato di Forza Italia.
"Non c'e' bisogno, insomma, di una nuova legge per riconoscere al paziente in una condizione irreversibile (e tale definita secondo i criteri di cui la medicina dispone) diritti il cui esercizio non sia affidato unicamente alla valutazione arbitraria di terzi. A questo punto, occorre buon senso anche da parte del legislatore. Disciplinare il testamento biologico non significherebbe una rottura eversiva dei principi cardine dell'ordinamento giuridico. Significherebbe semplicemente -conclude Della Vedova- inserire un elemento di certezza del diritto in una materia che non puo' essere affidata di volta in volta, magari con esiti contrastanti, alla decisione di un tribunale".
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