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 ITALIA - ITALIA - Contagio Hiv anche da droghe non iniettabili. Nida
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Notizia 
20 luglio 2011 15:12
 
Lo 'sballo' via siringa non e' l'unico a esporre al rischio di Aids. "Nonostante l'uso di droghe per via endovenosa sia il veicolo principale per la trasmissione dell'Hiv, anche l'assunzione di altri tipi di sostanze stupefacenti puo' aumentare la possibilita' contagio, a causa di un'alterazione delle capacita' di giudizio che puo' condurre a comportamenti a rischio". Lo ha sottolineato Nora Volkow, direttrice del National Institute on Drug Abuse (Nida) americano, nel suo intervento in sessione plenaria questa mattina alla conferenza Ias 2011 in corso a Roma.
"Il consumo di droga - ha proseguito l'esperta - condiziona anche il decorso dell'infezione perche' danneggia il sistema immunitario. Ne sono un esempio gli oppiacei e l'alcol, che interagiscono negativamente con i farmaci antiretrovirali e rendono fragile e precaria l'adesione alle terapie da parte del soggetto tossicodipendente: tutti fattori che mettono a rischio gli esiti clinici del trattamento. L'accesso a interventi globali che includano il trattamento farmacologico dell'uso di stupefacenti, i programmi relativi allo scambio di siringhe e le campagne portate avanti dagli attivisti rappresentano strategie efficaci nella prevenzione dell'Hiv/Aids per i tossicodipendenti".
La giornata conclusiva della sesta conferenza sulla Patogenesi, il trattamento e la prevenzione dell'Hiv si e' concentrata sul crescente interesse scientifico per la possibile messa a punto di una cura definitiva, culminato nella convocazione di un gruppo di lavoro interno all'International Aids Society. "Quindici anni fa, nemmeno gli scienziati piu' ottimisti si pronunciavano sulle prospettive di una cura o un vaccino - ha dichiarato Elly Katabira, presidente della Ias - Oggi, si puo' tornare a sperare che la remissione del virus possa essere un obiettivo realistico". Nell'ultima giornata della conferenza si e' parlato, infine, della necessita' di incrementare i programmi per gestire l'inaccettabile tasso di mortalita' tra donne incinte e bambini nell'Africa sub-sahariana e nel Sud-est asiatico.


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