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 ITALIA - ITALIA - Cassazione: il 'bene salute' appartiene al paziente, libero di scegliere trattamenti
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Notizia 
2 ottobre 2008 0:00
 
La cassazione torna sul diritto alla liberta' di cura del paziente ribadendo - come gia' avvenuto nel caso di Eluana Englaro e in quello piu' recente relativo a un testimone di Geova - che, tramite il consenso informato, il malato puo' scegliere 'tra le diverse possibilita' di trattamento medico', compresa quella di 'rifiutare la terapia e decidere consapevolmente di interromperla, in tutte le fasi della vita, anche in quella terminale'. Occasione di questa ennesima sottolineatura e' un caso abbastanza leggero di colpa medica, quello di una dottoressa condannata per avere raddoppiato, senza un preventivo check-up, la dose di un farmaco dimagrante prescritto a una ragazzina obesa provocandole delle emicranie. Affrontando questa vicenda gli 'ermellini' hanno trovato il modo, parlando del consenso informato, di ricordare che la relazione medico-malato deve essere improntata alla 'libera disponibilita' del bene salute da parte del paziente in possesso delle capacita' intellettive e volitive, secondo una totale autonomia di scelte che puo' comportare il sacrificio del bene stesso della vita e che deve essere sempre rispettata dal sanitario'. Gli ermellini aggiungono che, in questo modo, si rispetta il 'diritto del singolo alla salute', tutelato dall'articolo 32 della Costituzione che vieta i trattamenti sanitari non obbligatori. Dopo questo 'preambolo' di carattere generale - con la sentenza 37077 della Quarta sezione penale - i supremi giudici hanno dichiarato prescritta la condanna per lesioni colpose inflitta alla dottoressa Donatella M. che, comunque, dovra' risarcire a Veronica R., nel frattempo divenuta maggiorenne, i danni patiti per il superdosaggio di 'Topamax', il medicinale anoressizzante con il quale contrastava il suo disturbo alimentare di origine psichica. Sia l'adolescente - dodicenne all'epoca della terapia dimagrante - che i suoi familiari erano informati sulla cura (un po' meno sui dosaggi ma la circostanza non e' stata ritenuta significativa ai fini del venir meno del consenso), intrapresa nel 1999 su suggerimento della dottoressa, e la responsabilita' del camice bianco e' stata individuata nell' omesso check-up delle condizioni della paziente che lamentava mal di testa. Per telefono la dottoressa raccomando' di raddoppiare la razione di topiramato provocando l'inasprimento delle emicranie che cessarono con la sospensione del farmaco. I precedenti verdetti di condanna sono stati emessi dal Tribunale di Pistoia e dalla Corte di Appello di Firenze.   
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