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Notizia
29 marzo 2007 0:00
Due manifestazioni di opposto segno hanno invaso stamani le vie centrali di Varsavia. Una organizzata dagli ultracattolici di Lega delle famiglie polacche e da Radio Maryja per chiedere il divieto assoluto all'eutanasia. L'altra a favore dell'aborto, organizzata dal gruppo femminista 'Donne dell'8 marzo'.
Le manifestazioni di piazza coincidono con la discussione in parlamento degli emendamenti alla costituzione proposti dagli ultracattolici, appoggiati a gran voce da Radio Maryja - emittente che spesso si è contraddistinta per posizioni ultracattoliche, nazionaliste e antisemite - per vietare tout cour il ricorso all'eutanasia, permesso in Polonia solamente in casi estremamente gravi.
Ipotesi, questa, comunque bocciata ieri dal premier Jaroslaw Kaczynski, che ha giudicato quello dell'eutanasia un tema troppo delicato per essere regolamentato attraverso un norma costituzionale.
Il voto sugli emendamenti proposti da Lega delle famiglie polacche avrà luogo intorno alla metà di aprile.
I manifestanti - circa 2,000 - riunitisi intorno alla piazza di S. Alessandro, in pieno centro, hanno scandito slogan e brandiscono cartelli con su scritto: 'esigiamo la protezione della vita dalla concezione fino alla morte naturale'. Numerose anche le foto di Giovanni Paolo II, e cartelli con una sua celebre frase: 'la nazione che uccide i propri figli è una nazione senza avvenire'.
A poca distanza, a Piazza della Costituzione, un gruppo sparuto di femministe protesta con slogan contro la Chiesa e a favore dell'aborto. 'Polonia colonia del Vaticano', oppure 'l'odio, valore cristiano' o ancora 'diritto alla scelta'. Queste i cartelli e gli slogan finora apparsi nel corteo delle femministe.
L'attuale legislazione in materia d'aborto in Polonia è una delle più restrittive nell'Ue. È punita con due anni di carcere qualsiasi interruzione di gravidanza volontaria, fatti salvi i casi di violenza sessuale, d'incesto, di pericolo di vita per la madre o di malformazioni irreversibili del feto.
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