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 ITALIA - ITALIA - Italia. Welby: piu' che della morte, ho paura di questa vita (2)
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Notizia 
25 settembre 2006 0:00
 
...continua da Italia. Welby: piu' che della morte, ho paura di questa vita

Mancanza di assistenza domiciliare qualificata, di sostegno adeguato alle famiglie dei malati, di una rete organizzata e coerente di servizi sociali e sanitari, di reale solidarieta', coinvolgimento e sensibilita' da parte dell'opinione pubblica. Questi i problemi che la politica deve risolvere prima di parlare di eutanasia secondo Adriano Pessina, direttore del centro di Bioetica dell'universita' Cattolica di Roma, Massimo Osler, presidente della Federazione italiana delle associazioni neurologiche di pazienti (Fian), Mario Melazzini, presidente dell'Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica (Aisla) e Vladimir Kosic, presidente della Consulta regionale delle associazioni dei disabili del Friuli Venezia Giulia. In poche parole, e' necessaria la riorganizzazione dei sistemi interessati e, in primo luogo, di quello socio-sanitario.
'Apprezziamo l'invito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a discutere 'nelle sede piu' idonee' del problema sollevato dalla lettera di Piergiorgio Welby - scrivono a nome delle istituzioni che rappresentano in un nota comune - ma riteniamo che il cuore del dibattito riguardi l'adeguatezza della cura e dell'assistenza che, per essere tale, non puo' mai sfociare in forme di accanimento o di abbandono terapeutico'.
'Qualora la politica voglia affrontare in maniera seria e concreta i problemi della disabilita' e della non autosufficienza, dovra' tenere in adeguata considerazione le reali condizioni in cui le persone con patologie gravi, in particolare neurodegenerative, e le loro famiglie vivono', aggiungono Osler, Melazzini e Kosic.
'Il valore della vita personale, anche se vissuta tramite supporti quali la ventilazione meccanica o l'alimentazione artificiale, non puo' essere misconosciuto: la stessa cessazione dell'accanimento terapeutico, in fondo - dicono i rappresentanti delle tre associazioni di malati - e' motivata da questo rispetto. Nessuna impostazione rinunciataria puo' togliere il diritto all'assistenza e a una piena partecipazione nella societa', sia alle persone con gravissime patologie, sia alle loro famiglie'.
'L'intera esistenza di Piergiorgio Welby - si legge ancora nella nota - sta a dimostrare come la dignita' umana non e' mai offuscata dalla patologia e che il coraggio di vivere si alimenta negli affetti, nelle relazioni, nella solidarieta' civile: le sue parole al presidente Napolitano non possono annullare il valore della sua testimonianza e non possono diventare occasione per promuovere forme di eutanasia o di abbandono, sia esso terapeutico, sia esso sociale'.
'La volonta' di morire e' spesso conseguenza dello stato di emarginazione, nella pratica e nelle parole, dalla societa', che rappresenta queste persone soltanto nei termini del peso, economico, sociale, affettivo', prosegue il testo, nel quale si legge ancora che 'il rapporto medico-paziente, paziente-societa' non puo' essere delegato soltanto a funzioni giuridiche o contrattuali ne' si puo' continuare a pensare che il problema della non autosufficienza si possa risolvere con briciole di intelligenza, di tempo e di risorse piu' o meno disponibili, senza coinvolgere, al contrario, la riorganizzazione dei sistemi interessati, e in primo luogo, il sistema socio-sanitario'.
'Gia' dal 2005 - fa sapere la nota - e' attiva all'interno della Fian una riflessione sul tema 'aiutare a vivere, accompagnare il morire', che considera la morte un fatto, non un diritto o un valore: cio' di cui si ha diritto, come uomini e cittadini, e' l'assistenza, secondo quanto sancito solennemente dall'art. 32 della Costituzione italiana. La lettera di Welby - concludono i tre - serva per aprire un serio dibattito in Parlamento e nel Paese su che cosa si stia concretamente facendo per evitare l'emarginazione delle persone con gravi disabilita' e con patologie invalidanti, su quanto si investa in termini di medicina, di assistenza domiciliare e di cultura della salute e della disabilita".

"Alla responsabilità della politica spetta trovare mediazioni alte e condivise tanto più su temi che chiamano in causa principi e valori profondi". Lo afferma il ministro per i Diritti e le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, entrando nel dibattito sull'eutanasia.
"Resto convinta che il confine invalicabile - sottolinea Pollastrini in una nota - sia il rispetto della dignità delle persone e dell'amore verso di esse in un percorso di dolorosa responsabilità. Il programma dell'Unione ci permette almeno sul primo passo, il testamento biologico, di arrivare ad una soluzione tanto attesa. Ci consente di fare in tempi rapidi una legge che, credo, possa trovare l'accordo di una parte larga e trasversale del Parlamento".
"Mi ha colpito - prosegue il ministro - la reazione di chi ha detto: non si parla di certi temi. A mio avviso sono invece proprio queste problematiche complesse che richiedono la volontà di un dialogo e un confronto costanti. In cui nessuno dica di avere la verità in tasca. Ma tutti agiscano con la volontà di salvaguardare i principi della dignità delle persone".
"Le parole profonde del Presidente della Repubblica hanno dimostrato ancora una volta la sua sensibilità verso gli uomini e le donne di questo Paese, una vicinanza straordinaria - conclude - verso chi percorre il doloroso itinerario della malattia".

Sì al dibattito sull'eutanasia e alla dolce morte per Piergiorgio Welby. La vicenda del copresidente dell'Associazione Luca Coscioni commuove Don Andrea Gallo, il sacerdote genovese da sempre impegnato nel sociale. "Che cosa aspettano? Che Welby muoia, così gli fanno il funerale e lo beatificano sulla terra?", scandisce il sacerdote al quotidiano online Affaritaliani.it, che non manca di 'bacchettare' i parlamentari cattolici e la Chiesa: "Dobbiamo venire fuori da qualunque clericalismo - osserva - ogni tanto si sente dire che è un momento difficile di questa diaspora dei cattolici, che un tempo erano uniti nella Dc. Ma la Dc - ricorda don Gallo - ha portato avanti tante ricerche, bisogna dirlo. La Democrazia Cristiana ha fatto tante battaglie, per esempio, per il divorzio, per l'aborto, ma la discussione in Parlamento è andata avanti. E come mai non deve andare avanti quest'approfondimento, quest'attenzione?", chiede in polemica.
E quindi, che fare? "Quello che conta - risponde - è che al centro sta l'uomo, la persona. E adesso al centro c'è questa lettera di Welby, questa persona che chiede qualcosa. Non c'è nemmeno bisogno del cosiddetto testamento biologico", dice il sacerdote, ricordando che "c'è nella nostra Santa Madre Chiesa il primato della libertà di coscienza: è dottrina certa, chi dice il contrario è eretico". Perché "Welby, in questo momento lo voglio dire da credente, è davanti a Dio - se ci crede - e l'amore di Dio lo vede, vede questa richiesta ha con lui un rapporto fatto d'amore. Come religioso allora credo che si debba privilegiare la teologia dell'amore al posto di quella del potere. Che in questo caso è la teologia 'terapeutica'".
Allora, conclude don Gallo, "non è che il medico uccide perché in questo caso viene chiesta un'iniezione di veleno, no. Welby vuole solo che questo mezzo tecnico che lo tiene in vita sia staccato.
Si parte dal principio che prima di tutto debba essere rispettata la volontà della persona: e mi sembra che la sua lettera sia chiara e lucida, io la vedo così".

'La vita non e' una proprieta' privata dell'uomo ma e' un dono ricevuto e un dono che deve essere vissuto in pienezza, nell'offerta di se' agli altri'. Il teologo monsignor Bruno Forte, vescovo di Chieti, ai microfoni di Radio Vaticana, spiega perche' per la Chiesa l'eutanasia non e' ammissibile.
'La liberta' della persona non e' mai identificabile con la possibilita' o la volonta' di disporre arbitrariamente di tutto.
Ci sono dei valori assoluti a cui chiunque, credente o non credente, e' chiamato ad attenersi' aggiunte il prelato che precisa: 'come vale per tutti il principio non uccidere, nei confronti della vita altrui, vale anche nei confronti della propria vita perche' quella vita e' il valore assoluto su cui la convivenza umana si costruisce come una convivenza civile, capace di costruire legami autentici. Compromettere questo principio, anche per chi non crede, significa minare alla base il valore e la convivenza umana'.
Quanto alla sofferenza di tante malattie terminali, monsignor Forte invita a riflettere sul fatto che il dolore fisico va vissuto 'con dignita', come una scuola' perche' anche la sofferenza 'e' un'esperienza in cui la persona si esprime, e' quanto e' massimamente auspicabile anche da un punto di vista laico. La visione della fede aggiunge a questo qualcosa di molto grande e profondo. La sofferenza non e' piu' vissuta nella solitudine, e' vissuta nella comunione con il Dio che si e' fatto sofferente per amore nostro'.

"Il programma di governo e' inequivocabile.
Alleviare la sofferenza, garantire a tutti i cittadini le cure palliative e le terapie del dolore, rifiuto dell'accanimento terapeutico e del dolore non necessario". Lo dichiarano le senatrici dell'Ulivo Emanuela Baio e Anna Serafini. "Nel programma dell'Unione - aggiungono - si legge che: 'Lo strumento piu' efficace per rendere effettivo quel diritto e' la Dichiarazione anticipata di volonta' (o testamento biologico) secondo quanto indicato nelle raccomandazioni bioetiche conclusive approvate dal Comitato Nazionale di bioetica nel dicembre del 2003'. Per questo come legislatori - spiegano ancora Baio e Serafini - abbiamo ritenuto doveroso aprire un dibattito serio in Parlamento per cercare il piu' ampio consenso possibile fra tutte le forze politiche e giungere al piu' presto a una legge chiara sulla dichiarazione anticipata di volonta' nel trattamento sanitario, il cosiddetto testamento biologico. Gia' da domani, infatti, la Commissione sanita' del Senato iniziera' a programmare le audizioni per raccogliere tutti gli elementi che la scienza mette a disposizione, accogliendo cosi' le proposte di tutti i Gruppi, della senatrice Bassoli e del Presidente Marino".
"Tutto il resto, che non appartiene al programma dell'Unione, presuppone un'attenzione alle diverse sensibilita'. E personalmente - concludono - riteniamo che la risposta non sia l'eutanasia".

Sul tema dell'eutanasia 'finalmente si respira un'aria diversa': a scriverlo, in una lettera al presidente della Commissione Sanita' del Senato Ignazio Marino, e' l'Associazione LiberaUscita, da anni impegnata a sostegno della legalizzazione del testamento biologico e della depenalizzazione dell'eutanasia.
'Per l'intera scorsa legislatura - spiega nella lettera Giancarlo Fornari, presidente di LiberaUscita - abbiamo inutilmente auspicato una qualche apertura da parte del Parlamento: il risultato e' stato che le proposte di legge presentate, fra cui quella del nostro socio onorario sen.
Giorgio Benvenuto, non sono state neppure poste in discussione, mentre l'ex Presidente del Senato, prof. Pera, non ci ha degnato nemmeno di riceverci per consegnargli le sottoscrizioni di migliaia di cittadini, da noi raccolte a sostegno della legalizzazione del testamento biologico'.
'Ora finalmente si respira un'aria diversa - continua l'associazione - come dimostrato dalla autorevole posizione assunta dal Capo dello Stato con la Sua risposta alla lettera aperta di Piergiorgio Welby, e si apre la speranza per migliaia di nostri concittadini di ottenere il rispetto della loro dignita' e del loro diritto alla autodeterminazione, alla stregua di altri cittadini europei'.

'Sono contrarissimo a qualsiasi ipotesi di legalizzazione dell'eutanasia, ma ritengo che in taluni casi specifici vada evitato l'accanimento terapeutico. Per tali ragioni sono disponibile a discutere, approfondendone ogni aspetto e senza pregiudizi, del cosiddetto 'testamento biologico". Lo ha dichiarato il presidente dei senatori di Alleanza nazionale, Altero Matteoli.

'Il tema vero e' come garantire ai cittadini di disporre della propria vita quando le cure di una malattia terminale rischiano di raggiungere l'accanimento terapeutico'. Risponde cosi' ai cronisti a margine del sit-in di fronte all'ambasciata indonesiana, il segretario dei Ds, Piero Fassino, in merito alla discussione che si e' aperta sull'eutanasia.
'Non si tratta certo di consentire a qualcuno di dare la morte a qualcun altro. Una buona legge sul testamento biologico puo' consentire di dare una regola giusta e umana a questo delicato tema'. 'Nella discussione bisogna evitare gli irrigidimenti ideologici e presunzioni di certezza per la delicatezza del tema. Tutti dobbiamo avere un atteggiamento di umilta' e di ascolto delle ragioni dell'altro'.

"Le affermazioni del cardinale Javier Lozano Barragan, ministro della Salute vaticano, contro ogni ipotesi di eutanasia sia attiva che passiva impressionano per la nettezza con la quali chiudono a qualsiasi ragionamento e comprensione del problema in questione. Ma quello che più impressiona è il per nulla velato 'avvertimento' ai parlamentari cattolici di essere "coerenti ed esprimere il pensiero cattolico" nei loro parlamenti". Lo afferma Rocco Berardo, vice segretario Associazione Coscioni e membro della direzione nazionale della Rosa nel Pugno.
"Ci si aspetterebbe comprensione, anche cristiana, per la discussione richiesta dal Presidente Napolitano. Certo non si sentiva il bisogno dell'ennesima prova di forza di un Vaticano che non conosce dialogo", aggiunge.

Gianfranco Fini boccia l'idea di una legge che introduca l'eutanasia in Italia, ma si dice disponibile ad un confronto sulla possibilita' di introdurre il cosiddetto 'testamento biologico'.
'Norme che consentono - ha detto il leader di An intervenendo ad un convegno del partito - di darsi la morte sono inaccettabili e dovrebbe essere cosi' per tutti non solo per i cattolici'.
'Diverso - ha invece spiegato - il discorso sull'opportunita' in Italia di una legge sul testamento biologico, soprattutto per evitare quello che viene definito accanimento terapeutico'.

"Nel programma di governo dell'Unione c'e' gia' un impegno preciso sul tema del testamento biologico e dunque allo stato attuale il Parlamento potrebbe procedere ad esaminare ed approvare una legge su questa delicata materia". Cosi' commenta il segretario dello Sdi, Enrico Boselli. "Un confronto in Parlamento e' assolutamente necessario, come ha sottolineato anche il Presidente della Repubblica. Sappiamo bene che un conto e' l'eutanasia e un conto il testamento biologico, ma e' pur vero che attraverso un allargamento del consenso informato si potrebbero affrontare alcuni dei casi estremi, come quello di Welby che ha suscitato profonda emeozione in tutti. Comunque non si vede proprio in quale modo sia possibile, come sostiene Rutelli, mettere paletti o censure ad un libero confronto parlamentare nel quale ciascuno possa esprimere le proprie convinzioni su tutti i temi che investono questa questione. Che l'eutanasia sia un problema ad alta sensibilita' etica che tocca e divide credenti e non - conclude il leader socialista - impone che si affronti un dibattito senza avanzare pregiudiziali ideologiche e religiose che ci porterebbero facilmente in un vicolo cieco".

'Il nostro e' uno Stato laico, e quindi le ragioni delle Religioni non devono influenzare una decisione come quella sull' eutanasia': lo ha detto oggi, interpellato dall' Ansa, il Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy.
'Ovviamente - ha aggiunto Illy - ciascuna delle Chiese che sono presenti nel nostro Paese dira' la sua, ma questo e' un problema tra quella Chiesa e i propri fedeli, non fra essa e lo Stato. E' chiaro anche che ogni parlamentare ha la sua coscienza, in rapporto o meno con la propria fede, e decidera' in base a questo. Mi sembra pero' che il tentativo sia quello di chiudere il dibattito per motivi che sono collegati alla questione religiosa, e questo - ha concluso - non e' ammissibile'.

Il "testamento biologico" e' un atto che non confligge con i precetti della fede. Ne e' convinto il coordinatore di Fi, Sandro Bondi, che interveniene nel dibattito acceso dalla lettera.aperta di Piergiorgio Welby, co-presidente dell'associazione Luca Coscioni. "La mia firma, apposta in calce alcuni anni fa, insieme a Galli Della Loggia e ad altri intellettuali, ad un appello a favore del testamento biologico, non soltanto non rappresenta in alcun modo una posizione contraria alla fede cristiana ed alla vera laicita', ma, anzi, indica una sorta di anticipazione lineare di un percorso comune fra laici e cattolici".
"Perche' cos'e' il Testamento biologico (o Testamento di vita o "living will")? E' una "dichiarazione anticipata di volonta'" -spiega l'esponente di Fi- che consente a ciascuno, finche' si trova nel possesso delle sue facolta' mentali, di dare disposizioni riguardo ai futuri trattamenti sanitari per quando tali facolta' fossero gravemente ridotte o annullate; disposizioni vincolanti per gli operatori sanitari e che, tuttavia, non siano in contrasto con la deontologia professionale del medico e con le realistiche previsioni di cura. Un atto che puo' essere revocato dal firmatario in qualsiasi momento e che puo' prevedere l'indicazione di una persona di fiducia, alla quale affidare scelte che l'interessato non e' piu' in grado di assumere".
"Si tratta, sia chiaro, di una semplice opportunita', della quale -aggiunge Bondi- ci si potra' avvalere o meno, nella prospettiva, lecitissima anche per un cristiano, di restituire all'individuo la "sovranita' su di se' e sul proprio corpo" e al fine di dare sostanza e forza di diritto a quel principio di autodeterminazione, gia' presente nella nostra Costituzione e solennemente affermato dalla Convenzione di Oviedo del 1997. Anche la Chiesa ha detto si' al testamento biologico, con precise indicazioni sia sul piano giuridico-logico, sia sul piano etico-religioso".
"Il presidente del Senato Marini ha inoltre aggiunto, in questi ultimi giorni, che un dibattito sul testamento biologico e' non solo opportuno, ma, a questo punto, necessario. Ieri avevo intuito, insieme ad altri amici, la positivita' di questa ipotesi a favore della realizzazione della liberta' della persona umana, oggi -conclude- non posso che riaffermare la verita' e la bonta' della mia posizione affermata alcuni anni fa".

La riunione con i senatori dell'Ulivo era dedicata alla Finanziaria, ma nei capannelli che si sono formati prima dell'inizio dell'incontro c'è stato spazio anche per qualche riflessione sul tema dell'eutanasia. In particolare, Romano Prodi, appena entrato, ha trovato un gruppo di senatori tra i quali Paola Binetti (presidente del movimento Scienza e Vita) e Giorgio Tonini (diessino targato Cristiano sociali): la Binetti ha colto l'occasione per scambiare qualche parola col premier sulla questione sollevata da Giorgio Napolitano. Prodi, raccontano, avrebbe soprattutto ascoltato, invitando ad un confronto non esasperato sul tema: "Parlatene con serenità", avrebbe detto.
La Binetti, dal canto suo, racconta di aver rivolto a Prodi un appello: "Gli ho detto che nella predisposizione della Finanziaria dobbiamo stare attenti quando parliamo di tagli alla sanità: corriamo il rischio che alcune famiglie che vivono situazioni drammatiche e sono in situazione di bisogno economico possano per questo arrivare a ipotizzare soluzioni di eutanasia".
Un appello verso il quale Prodi, riferisce la stessa Binetti, avrebbe mostrato "grande attenzione". Quindi, aggiunge, "l'ho rassicurato a proposito del confronto, ricordandogli che domani alle 15.30 in commissione Sanità al Senato iniziamo l'esame di disegni di legge in materia di dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario. Ma gli ho anche detto che non tutto si può risolvere con queste iniziative legislative e che serve un intervento del Governo in Finanziaria. Lui è stato attentissimo e ha mostrato grande disponibilità".

"Il presidente della Repubblica che invita a discutere, in sedi idonee, non fa cenno nella sua lettera alla parola eutanasia, evidentemente per escludere con grande correttezza una sua scelta di campo. Barbiellini Amidei spinge il coraggio dei cattolici a non tremere di parlare con responsabilità e chiarezza. Mi pare posizione degna di approvazione". Lo scrive l'ex presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro in una lettera al direttore del Corriere della sera in cui concorda con l'articolo di Barbiellini Amidei apparso ieri sul quotidiano di via Solferino. "Che la politica debba far spazio alla scienza su temi che primariamente la interpellano - prosegue Scalfaro - è doveroso e intelligente, ma che la politica debba essere estranea al dovere di esprimere una linea responsabile non credo sia accettabile".

Non piace la parola eutanasia al ministro per le Politiche giovanili, Giovanna Melandri, che al 'Corriere della Sera' dice che "la vita e' un dono sacro, per credenti e non credenti". Ma la risposta del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla lettera aperta di Piergiorgio Welby, dice il ministro, "potrebbe avere due effetti molto importanti". Il primo, spiega Melandri, "e' infrangere il tabu' della morte. Una societa' che torni a parlare della morte puo' ritrovare una dimensione sacra della vita", osserva, mentre il secondo e' "avviare un ragionamento al di la' degli schieramenti, senza destra ne' sinistra, senza governo e opposizione, senza credenti e non credenti. Davvero un'occasione da non perdere -sottolinea il ministro- dimostrare che in Italia siamo ancora capaci di questo".
Discutere di "testamento biologico" e "dare rilievo alla volonta' espressa dal paziente" di interrompere l'accanimento terapeutico, continua il ministro che dice di tenere in particolar modo all'inserimento di "una clausola precisa: che il 'testamento' si puo' cambiare fino all'ultimo momento di coscienza. Cio' che si ritiene giusto oggi puo' essere diverso domani".
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