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 ITALIA - ITALIA - Italia. Napolitano risponde a Welby: necessario dibattito sensibile ed approfondito sull'eutanasia
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Notizia 
24 settembre 2006 0:00
 
Problemi come quello dell'eutanasia richiedono un dibattito "sensibile e approfondito" e non certo frettoloso. E' quanto ha scritto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rispondendo all'appello di Piergiorgio Welby, co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni e malato di distrofia muscolare, che ieri aveva chiesto di poter ricorrere all'eutanasia.
"Caro Welby, ho ascoltato e letto con profonda partecipazione emotiva l'appello che lei ha voluto pubblicamente rivolgermi" si legge nel testo della lettera, "Ne sono stato toccato e colpito come persona e come Presidente.
Lei ha mostrato piena comprensione della natura e dei limiti del ruolo che il Parlamento mi ha chiamato ad assolvere, secondo il dettato e lo spirito della nostra Costituzione".
"Penso che tra le mie responsabilita' vi sia quella di ascoltare con la piu' grande attenzione quanti esprimano sentimenti e pongano problemi che non trovano risposta in decisioni del governo, del Parlamento, delle altre autorita' cui esse competono, e quindi raccolgo il suo messaggio di tragica sofferenza con sincera comprensione e solidarieta'", prosegue il Capo dello Stato, "Esso puo' rappresentare un'occasione di non frettolosa riflessione su situazioni e temi, di particolare complessita' sul piano etico, che richiedono un confronto sensibile e approfondito, qualunque possa essere in definitiva la conclusione approvata dai piu'.
Mi auguro che un tale confronto ci sia, nelle sedi piu' idonee, perche' il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio, la sospensione o l'elusione di ogni responsabile chiarimento".

COMMOSSA ATTENZIONE PER LE PAROLE DI NAPOLITANO

'Il co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni per la liberta' di ricerca scientifica Piergiorgio Welby ha ricevuto e letto, quest'oggi intorno alle 14.00, con commossa attenzione le parole che il presidente della Repubblica gli ha rivolto in risposta alla sua lettera aperta di qualche giorno fa'. E' quanto rende noto un comunicato dell'Associazione Coscioni.
La risposta del Capo dello Stato sara' letta pubblicamente, su mandato di Welby, dal segretario dell'Associazione Marco Cappato questo pomeriggio alle 17.30 nel corso della direzione nazionale della Rnp.

ALTRI COMMENTI

"Penso che le parole del Presidente della Repubblica siano all'altezza di un problema drammatico e che vadano ascoltate". Lo dice il Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, a proposito del dibattito sull'eutanasia rilanciato dalla lettera di Piergiorgio Welby a Napolitano e dalla risposta venuta dal Quirinale.
"Mi pare - conclude Bertinotti - che faremmo male a sciupare un appello come quello di Napolitano. Faremmo, invece, bene tutti a fermarci un momento ad ascoltarlo e a pensare".

'Allora fu il divorzio. Oggi, l'eutanasia. Allora in Parlamento eravamo in minoranza schiacciante.
Cosi' e' oggi sull'eutanasia'. Marco Pannella, in una intervista al 'Corriere della Sera', si dice convinto che alla fine l'esito della battaglia sara' positivo perche' 'l'Italia e' con noi'. Il leader radicale, poi, ha dalla sua la risposta, che giudica 'ineccepibile', del Capo dello Stato. 'Napolitano -spiega- ha una cultura istituzionale e politica che gli altri presidenti non avevano. Ciampi ha usato molto il 'potere di indirizzo'. In realta' il presidente non ha tale potere. Napolitano si e' richiamato al suo dovere di ascolto.
E di richiamo ai valori tutelati dalla Costituzione, in quanto tutore di quei valori. Ora le forze istituzionali debbono trarne le conseguenze, devono trovare una soluzione'.
Pannella sollecita la sinistra ad 'affrontare il problema. C'e' l'input prestigioso del Quirinale, deve seguire l'impegno conseguente.
Quello che e' mancato ad esempio riguardo alla legge 40 sulla fecondazone assistita. Una legge approvata perche' la sinistra e' stata zitta e buona. Viceversa non sarebbe passata'. E promette: 'faremo le cose in maniera responsabile, non alla Zapatero'.
'Sappiamo che l'eutanasia clandestina e' praticata in diversi ospedali italiani, esistono molti sistemi per farlo. Il problema -denuncia infine- e' che, per colpa della Chiesa,sull'eutanasia non si e' aperto il dibattito nel nostro paese e non si tiene conto dell'opinione di molto cittadini'.

'Adesso tocca al Parlamento imboccare la strada indicata dal capo dello Stato'. Emozionata, 'commossa per vedere condivisa dal Quirinale una storica battaglia radicale', il ministro delle Politiche europee, Emma Bonino, in una intervista a 'La Stampa' chiede un immediato dibattito parlamentare sull'eutanasia'. 'Adesso - prosegue Bonino- non puo' che esserci un percorso istituzionale. Mi attendo, percio', che la prossima conferenza dei capigruppo calendarizzi il dibattito sollecitato in maniera inequivocabile da Napolitano. E se alla Camera inizia la sessione finanziaria puo' essere nel frattempo investito della questione il Senato. La Rosa nel pugno e Giuliano Pisapia di Rifondazione hanno gia' presentato disegni di legge ad hoc'.
Per il ministro, 'aldila' del programma dell'Unione, esistono emergenze sociali come l'eutanasia che riguardano direttamente la societa', il Paese e quindi le istituzioni e il Parlamento' e rileva come 'le parole del presidente della Repubblica alzano il velo sulla piaga dell'eutanasia clandestina e gli sono riconoscente per il suo coraggio'.
'A prescindere dalle rigidita' nelle gerarchie ecclesiastiche' Bonino auspica una riflessione anche all'interno del mondo cattolico.
'Non servono spaccature tra laici e credenti. E sull'eutanasia l'opinione dei cattolici non e' un monolite. Anzi'.Insomma, conclude, 'le istituzioni devono farsi carico di tutti questi drammi personali'.

'Apprezzo la sensibilita' umana su questi temi del presidente Napolitano e apprezzo l'indicazione di affrontarlo con pacatezza e serenita'. Credo sia giusto farlo con un'avvertenza: evitare di ridurre questo enorme tema delle condizioni di vita per chi non e' autosufficiente, per i malati terminali, per queste particolarissime condizioni di vita, in un referendum pro o contro l'eutanasia'. Lo afferma il ministro della salute Livia Turco in merito alla vicenda dell'appello di Piergiorgio Welby e della lettera a lui inviata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che invita ad una profonda riflessione.
'Penso questo - ha proseguito Turco - non solo perche' personalmente sono contraria a questa soluzione, ma come ministro della salute penso che ci sia tanto da fare su come rendere veramente dignitose le fasi terminali della vita, la morte; penso al lavoro da fare per estendere l'esperienza degli ospedali senza dolore, all'estensione delle terapie antidolore, alla diffusione delle cure palliative; inoltre all'opportunita' di una normativa sul testamento biologico'.

"Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha posto un problema reale, ora il Parlamento lo affronti senza guerre ideologiche, a partire dall'immediata approvazione del provvedimento sul testamento biologico". Lo ha dichiarato il presidente dei Verdi e ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.
"E' importante - prosegue - che, nel rispetto delle diverse sensibilità, si apra un confronto serio, argomentato e senza pregiudizi e si giunga ad approvare un testo per tutelare la dignità della persona contro l'accanimento terapeutico".
"Il Parlamento - conclude il leader del Sole che Ride - accolga l'appello di Napolitano e le forze politiche evitino barricate su una questione così delicata".

 'Il caso di Piergiorgio Welby e' emblematico. Noi lottiamo per il diritto all'eutanasia volontaria, che e' una libera scelta, inalienabile, umana. Non e' da confondere con la possibilita' di praticarla su altri'.
E' quanto ha affermato, in riferimento al copresidente dell'associazione Luca Coscioni, Emilio Coveri, il presidente nazionale di Exit Italia, onlus che dibatte di eutanasia, con sede a Torino, che domani compie dieci anni dalla fondazione.
'Possiamo andare all'estero a morire - ha spiegato Coveri - perche' ci sono Paesi come l'Olanda e la Svizzera che hanno legislazioni adeguate. Chiediamo che anche i politici italiani esaminino una nostra proposta di legge in proposito, formulata da anni. Il diritto a terminare l'esistenza con dignita' non puo' essere negato, non quando la malattia e' irreversibile, clinicamente accertata e senza possibilita' di guarigione. Noi - ha concluso - vorremmo poter morire in casa nostra'.

'Bene ha fatto il Capo dello Stato a sollecitare il Parlamento affinche' discuta di eutanasia e, piu' in generale, di tutte le questioni riguardanti la fine vita'.
Lo dice il sottosegretario alla Giustizia Luigi Manconi (DS).
'Mi auguro - aggiunge - che temi di cruciale importanza, che interpellano ciascuno di noi e il nostro atteggiamento verso le 'cose ultime', possano essere affrontate senza tabu' e al di la' degli schieramenti ideologici. Tanto piu' in un paese dove l'eutanasia e' praticata silenziosamente e clandestinamente in tante camere di ospedali e di cliniche; e dove, nonostante tutte le dichiarazioni di principio, l'accanimento terapeutico e' largamente diffuso; e dove, infine, il consumo di farmaci contro il dolore e di morfina terapeutica e' la piu' bassa d'Europa'.

"Azione Sociale e' contraria a qualunque provvedimento che autorizzi il diritto alla morte". Lo afferma in una nota Alessandra Mussolini, europarlamentare e segretario nazionale di Alternativa Sociale.
"Rifiutiamo queste estemporanee iniziative - aggiunge - che alimentano un relativismo etico inaccettabile. Il Presidente Napolitano ha commesso un grave errore poiche' e' caduto in un tranello creato da chi senza scrupoli usa il dolore e la sofferenza altrui a fini politici."

"Non possiamo che esprimere un no netto e deciso all'eutanasia. La legge non puo' arrogarsi il diritto di decidere della vita o della morte. L'invito del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non puo' essere accolto se ci si dimentica del valore che e' in gioco: l'intangibilita' della vita umana, infatti, e' un mistero al quale anche la politica deve sottostare".
Lo dichiara Maurizio Lupi, responsabile organizzativo di Forza Italia.

"Desidero ringraziare i Presidenti Napolitano e Bertinotti per la loro enorme prova di sensibilita' civile, che si accompagna ad un assoluto rispetto delle rispettive funzioni istituzionali". Lo ha dichiarato il segretario dei Radicali Italia Daniele Capezzone. "Naturalmente - prosegue -, voglio ringraziare Piero Welby, e con lui tutta l'Associazione Luca Coscioni (a partire dal segretario Cappato), per la battaglia umanissima, e quindi di assoluta politicita', che hanno incardinato. Occorre offrire massimo supporto a questa iniziativa, con il rispetto, l'attenzione e la sensibilita' che sono imposti da una vicenda tanto straordinaria e delicata".

"Con tutto il rispetto, il capo dello Stato non dovrebbe lanciare messaggi ed aprire dibattiti che spaccano il Paese e sono estranei alla nostra cultura". E' quanto dichiara Gianni Alemanno di An, in merito al dibattito sull'eutanasia nato dopo le dichiarazioni del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in risposta all'appello di Piergiorgio Welby.
"L'eutanasia è respinta dal centrodestra e non fa parte neppure del programma del centrosinistra, perché prima ancora di essere condannata dalla dottrina cristiana, - aggiunge Alemanno - è estranea alla nostra cultura nazionale. Parlare di eutanasia significa dare fiato a quelle correnti marximaliste ed ultralaiciste che sono già state sonoramente sconfitte nel referendum sulla fecondazione assistita".
"Per questo - spiega l'esponente di An - proporre oggi un dibattito sull'eutanasia significa far accapigliare gli intellettuali sui giornali, ma soprattutto offende la stragrande maggioranza dei cittadini italiani. Il valore della vita è uno dei valori fondamentali della nostra comunità nazionale e non dovrebbe essere proprio il Capo dello Stato a metterlo in discussione. Non si tratta quindi di rifiutare il confronto - conclude Alemanno - ma di rinviare rispettosamente al mittente un invito irricevibile ed istituzionalmente sbagliato".

L'eutanasia e' una "scelta che compete alla volonta' e alla coscienza personale, ed e' inconcepibile da parte Stato proibirla a chi la invoca. I cattolici non siano chiusi e dimostrino sensibilita' e senso dello stato". Questa la posizione dell'Italia dei Valori sul tema del'eutanasia espressa dal capo della segreteria politica del partito a margine dei lavori della Festa Nazionale di IdV, in corso a Vasto.
"L'eutanasia e' una scelta sofferta e drammatica che compete essenzialmente e intimamente alla volonta' e coscienza del paziente - dice Pedica - su questa materia lo Stato, piuttosto che operare un veto inconcepibile, in quanto interviene su qualcosa di cui non dispone e che non gli compete, dovrebbe legiferare per colmare il vuoto legislativo in modo da tutelare e rendere possibili le decisioni che il malato terminale delibera sul suo corpo e sulla sua esistenza".
"Lo dico da cattolico prosegue - e ritengo che, tanto il sottoscritto quanto i miei colleghi politici cattolici, debbano saper separare i loro convincimenti morali dall'attivita' istituzionale. Quindi dimostrino sensibilita' e, in nome del senso dello Stato, valutino la sublimazione di quei principi che impediscono di intervenire e di assumersi responsabilita'".
"In una societa' pluralistica - conclude Pedica - non e' ammissibile che opinioni potenzialmente diverse siano ignorate in quanto minoritarie, mentre proprio su questioni essenziali per la dignita' dell'uomo, come quelle che si dibattono in bioetica, e' necessario tener conto della diversita', che e' uno stimolo alla comprensione e all'arricchimento dei valori, per arrivare a soluzioni comuni di rispetto e promozione.".

Riparte il dibattito sull'eutanasia e la sua applicazione: se, per Umberto Veronesi "uno Stato che non la accetta e' uno Stato oppressivo perche' non accetta un principio fondamentale di liberta', quello dell'autodeterminazione", altri intellettuali sono sulla stessa linea dell'oncologo.
"Lo Stato non deve entrare in queste faccende esclusive e proprie del rapporto medico-paziente: ed il medico non si occupa soltanto della salute e della vita ma anche della realizzazione dell'identita' del paziente", afferma lo psichiatra Massimo Fagioli, secondo il quale, "e' il medico che sa quando e come intervenire se la persona sta male: quando e se sbaglia ne risponde davanti al magistrato".
Insomma, lo Stato non dovrebbe intervenire nell'attivita' propria del medico, fino a dirgli cosa deve fare e cosa no. "Lo Stato si deve togliere di mezzo - aggiunge Fagioli - da faccende che non lo riguardano e se ci prova, come ci ha gia' provato, a legargli le mani, il medico ha il dovere di ribellarsi: qui si sta alterando il rapporto con la realta', si sta tentando - conclude lo psichiatra - di distruggere l'identita' medica".
Lo Stato non dovrebbe rinunciare poi alla laicita' che "va tutelata", avverte il filosofo Emanuele Severino ed aggiunge: "il suicidio non e' perseguito dallo Stato e, pertanto, sarebbe una contraddizione se una legge dello Stato impedisse a chi non puo' farlo materialmente la possibilita' di avvalersi di un apparato medico che lo aiuti". Il suicidio volontario, "e' certamente condannabile da un certo punto di vista filosofico e etico ma - precisa il filosofo - appartiene ad una libera scelta dell'uomo, tant'e' che non e' considerato reato".

"L'eutanasia non e' una questione religiosa, ma di diritto positivo: l'ora della morte non e' nella disponibilita' dell'individuo secondo la tradizione liberale e occidentale". Lo afferma il segretario della Democrazia Cristiana, Gianfranco Rotondi che giudica "inopportuno" il dibattito su questo tema.
"Tutto il rispetto per il dramma umano che si sta consumando, - si legge in una nota - ma nessuno puo' arrogarsi il diritto di porre fine a una vita data da Dio per i credenti, e dalla natura per i non credenti. Non e' dunque opportuno aprire un dibattito su un tema del genere - conclude Rotondi - apriremmo solo ferite ulteriori in una comunita' occidentale che abbisogna di una profonda unita' di civilta'".

'Sul tema dell'eutanasia, sollevato dall'appello di Piergiorgio Welby e dalla risposta del presidente della Repubblica, va rilevato che nel nostro ordinamento non esiste un diritto alla morte. La principale obiezione alla legalizzazione delle forme di eutanasia, dunque, e' costituita proprio dall'insussistenza giuridica di tale diritto'. Lo sostiene l'on. Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di AN.
'La Costituzione - ricorda - afferma esclusivamente il diritto alla vita e non interviene sulla disponibilita' o meno di tale diritto. Nemmeno l'art. 32 sul diritto alla salute sancisce l'esistenza di un ipotetico diritto a lasciarsi morire: non esime dall'effettuare interventi salvavita, atti giuridicamente dovuti, da parte di chi riveste una posizione di garanzia, n, attribuisce al malato facolta' tali da permettergli, attraverso l'esercizio del diritto di rifiutare trattamenti sanitari non imposti dalla legge, di essere arbitro della propria vita'.
'Su questa scia - continua l'esponente di AN - il codice penale sanziona l'uccisione del malato, accogliendo, altresi', il principio di natura civilistica dell'assoluta intangibilita' della vita umana. E cosi' anche il codice deontologico del medico: vieta nettamente l'eutanasia (attiva, passiva od omissiva che dir si voglia) e il suicidio assistito. Una legge che autorizzasse l'eutanasia, quindi - dice Pedrizzi - sarebbe incostituzionale, giuridicamente contraria al nostro ordinamento e negatrice del giuramento d'Ippocrate'. Per l'esponente di AN 'va riaffermato con forza che quello dell eutanasia e' un falso problema. L'esperienza, infatti, ci dice che se si investe nella terapia del dolore, nelle cure palliative, con l obiettivo, raggiungibile, di lenire al massimo la sofferenza del malato terminale; se si fa si' che esso non sia e non si senta mai abbandonato a se stesso, solo di fronte al dolore; se ci si prende carico di lui facendogli sentire che la famiglia gli e' vicina, che la comunita' gli e' vicina, che i medici gli sono vicini, che i servizi socio-sanitari gli sono vicini, allora a nessun malato terminale verra' in mente di chiedere l eutanasia'.

'Se si dovesse fare un dibattito parlamentare sull eutanasia come vuole il capo dello Stato, il Movimento per l Autonomia e la sua rappresentanza alla Camera e al Senato esporranno il proprio punto di vista fermamente contrario a legalizzare un inesistente diritto di morte, convinti come siamo che la vita abbia in s, invece un valore esclusivo'. Lo ha detto l'on. Giuseppe Reina del Movimento per l Autonomia, commentando le dichiarazioni del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sull eutanasia.
'Se dovesse esserci un confronto - ha aggiunto - speriamo questo si svolga lontano da fatti e dolorose vicende emozionali che potrebbero condizionarlo. Come cattolici impegnati in politica siamo fermamente contrari all'eutanasia e lo ribadiremo in tutte le sedi e le occasioni possibili, non solo quelle parlamentari'.

"Credo si debba essere grati al presidente Napolitano che ha riproposto la discussione e il confronto su questo tema". Così il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero interviene nel dibattito che si è aperto sul tema dell'eutanasia dopo le parole con le quali il presidente della Repubblica ha risposto all'appello che gli era stato rivolto da Piergiorgio Welby.
"Si tratta infatti - sottolinea - di un argomento di cui si discute già molto nella nostra società e che torna a proporsi all'attenzione generale come conseguenza delle possibilità di allungamento della vita delle persone che sono offerte dalla tecnologia che ha modificato il quadro in cui si svolgeva il ciclo dell'esistenza".
"In questo contesto, caratterizzato dalla possibilità di un allungamento della vita biologica anche se spogliata, e in assenza, di ogni relazione, credo che questo dibattito abbia un senso. E personalmente - conclude Ferrero - sono favorevole all'eutanasia".

'Bisogna ringraziare il presidente della Repubblica Napolitano - afferma il capogruppo del Prc al Senato Giovanni Russo Spena - per aver segnalato con parole coraggiose e sentite l'urgenza di portare di fronte alle camere il problema dell'eutanasia. C'e' da augurarsi che cio' si realizzi al piu' presto, a partire dalla legge sul testamento biologico. C'e' da augurarsi anche che di fronte a una questione cosi' importante, emotivamente coinvolgente e delicata nessuno si trinceri dietro posizioni chiuse e dogmatiche'.

No all'eutanasia e alle scorciatoie in Parlamento; si', invece, a un reale aiuto a chi sta morendo e a coloro che gli stanno a fianco. Lo afferma il senatore Alfredo Mantovano, dell'esecutivo di An.
Secondo Mantovano, 'l'appello di Pier Giorgio Welby e la risposta del Capo dello Stato potranno avere un senso positivo se si tradurranno in una maggiore e concreta attenzione per la vita che si spegne e per il dolore che la accompagna, spesso in un condizione di profonda solitudine. Invece, rischiano di attivare, come sta gia' avvenendo, una campagna pro eutanasia e di spingere all'approvazione delle contrastate norme sul testamento biologico in discussione al Senato'. Tutto cio' 'con gli stessi mezzi propagandistici che 30 anni fa venivano usati pro aborto, e negli anni successivi pro fecondazione in vitro, cioe' strumentalizzando i cosiddetti 'casi pietosi".
Ad avviso di Mantovano 'la scorciatoia di una legge, diretta o mascherata, sull'eutanasia e' lacerante e inumana. La strada piu' difficile, ma l'unica praticabile - prosegue - e' quella di non abbandonare a se' stesso il morente e chi gli sta di fianco.
In tal caso destinatari di appelli e di inviti non sono Camera e Senato, ma il mondo, professionale e di volontariato, della sanita' e dei servizi, insieme con ogni persona di buon senso'.

'Dopo l'intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e' opportuno che il Parlamento affronti l'argomento. E' indispensabile evitare le barricate ideologiche e aprirsi ad un confronto serio su un argomento delicato'. Lo afferma il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli.
'Piergiorgio Welby prosegue Bonelli - con la sua toccante richiesta ha riaperto un dibattito che va affrontato in maniera seria e serena. Si deve accogliere l'appello di Napolitano e dare risposte su un tema delicato che tocca le sensibilita' e le coscienze. Noi Verdi siamo favorevoli ad una discussione in Parlamento che porti all'approvazione di un testo il piu' possibile condiviso'.

"Sono ormai passati quattro mesi dalla scadenza del Comitato nazionale di bioetica, e il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ancora non ha provveduto alla nuova nomina. Come associazione Luca Coscioni e come Rosa nel Pugno abbiamo presentato, con il professor Piergio Strata, proposte pubbliche di riforma del Comitato, in particolare per evitare che continuasse ad operare come 'parlamentino' politicizzato, diminuendo drasticamente il numero dei membri e rafforzando la componente scientifica". Lo afferma in una nota Marco Cappato, segretario dell'Associazione Luca Coscioni e membro di Direzione della Rosa nel Pugno.
"Riteniamo - prosegue - che sia indispensabile operare una soluzione di continuità rispetto al forte orientamento clericale voluto nelle nomine berlusconiane, dalle quali non a caso fu escluso Luca Coscioni. Qualunque siano le idee sulle riforme necessarie per il Comitato, non è però tollerabile che si continui a privare le istituzioni di un organo di consultazione previsto dalle normative nazionali ed europee. Un esempio della gravità di questa 'vacanza istituzionale' - aggiunge Cappato - ci viene proprio dalla lotta di Piero Welby sull'eutanasia e dalla risposta partecipata del Presidente Napolitano, che chiede un 'confronto nelle sedi più idonee'. E' davvero grave che a tali sedi e a tale confronto - conclude - sia sottratto il contributo consultivo del Comitato Nazionale di Bioetica, in una sorta di 'proroga di fatto' (mediatica ed extra-istituzionale) del Comitato nominato da Berlusconi".

 "Se una persona e' cosi' disperata da chiedere di essere uccisa cerchiamo di esserle vicina, non ammazziamola". Lo ha detto il presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione, oggi a Roma, a margine di un convegno organizzato da Alleanza nazionale sulle prospettive future della Casa delle liberta'.

 'Eutanasia e' una parola che per me non esiste, non ha spazio nel mio vocabolario'. Franco Marini dice con nettezza il suo no all'eutanasia, mentre 'apre' sul testamento biologico: 'Il presidente della commissione Sanita' del Senato, uno scienziato e un luminare, Ignazio Marino, mi ha detto che dalla settimana prossima cominceranno a palazzo Madama le audizioni sul testamento biologico. Ecco, credo che in quella direzione si puo' lavorare seriamente'.

'Condivido molto quello che ha detto Giorgio Napolitano. Ora bisogna prospettare una discussione vera in Parlamento, non spetta a lui dare giudizi di merito ma condivido ogni sua parola'. Cosi' il segretario del Prc, Franco Giordano, a margine di un'iniziativa per la costruzione della sinistra europea, commenta le parole di Napolitano in merito a una discussione sul tema dell'eutanasia.
'Non possiamo aggirare il tema - prosegue - perche' anche in questo caso vale il detto che quando una norma e' contraria alla dimensione della realta' ed in contrasto con le relazioni umane e' destinata ad essere trasgredita, per evitare cio' dobbiamo affrontare ad occhi aperti il tema guardarlo e non rimuoverlo'.

L' eutanasia e' uno di quegli argomenti davanti al quale 'la politica dovrebbe riconoscere il proprio limite'. Lo ha affermato il ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, intervenendo al convegno organizzato a Fenestrelle (Torino) dall' associazione PiemontEuropa.
Il ministro Fioroni, che ha elogiato l' iniziativa del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha sostenuto che non e' possibile 'sostituire professioni e competenze con una politica invasiva'. Tanto piu' che 'la maggioranza non e' ancora stata in grado - ha concluso - di affrontare il tema del testamento biologico. Figuriamoci il resto...'.

Paolo Gentiloni si augura che il parlamento possa trovare una soluzione al difficile problema dell'eutanasia. Il ministro per le Telecomunicazioni e' intervenuto su questa materia rispondendo alle domande dei giornalisti nelle giornata conclusiva della festa nazionale dell'Idv. 'Il richiamo del Capo dello Stato sul metodo per affrontare il problema - ha detto Gentiloni - e' molto importante. Mi auguro che il Parlamento arrivi a trovare una soluzione legislativa, salvaguardando la vita umana ma tutelandola anche dalla sofferenza estrema'.

"Sono contrario all'eutanasia. Credo che le priorità siano altre". Questo il commento di Marcello Pera (Fi) all'invito del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ad affrontare il tema dell'eutanasia in Parlamento.

I Riformatori Liberali sono favorevoli a una legge sull'eutanasia e chiedono al centrodestra di non presentarsi come lo schieramento del no 'in ossequio alle posizioni del Vaticano'.
'I temi del testamento biologico, delle direttive anticipate e dell'eutanasia - sottolinea il loro esponente Benedetto Della Vedova - sono state da tempo affrontate dai legislatori di molti paesi europei e delle altre democrazie liberali: occorre che anche in Italia si arrivi ad una regolamentazione che faccia uscire l'eutanasia dalla diffusa pratica illegale cui e' confinata oggi' 'Noi Riformatori Liberali - aggiunge - siamo pronti a contribuire alla definizione di un testo di legge ispirato a criteri di prudenza ma serio e pragmatico, e riteniamo che il centrodestra non debba presentarsi in modo granitico come lo schieramento che su questo e' pronto alle barricate in ossequio alle posizioni della Chiesa: sarebbe un torto a molti suoi elettori'.
'Possiamo comprendere la ragioni di contrarieta', ma ribadiamo che non tocca alla legge stabilire se sia giusto o meno chiedere e ottenere il termine di sofferenze indicibili attraverso un atto medico. Tocca alla legge decidere se sia invece legittimo sequestrare la volonta' di un paziente malato fino al punto da renderlo prigioniero di una vita terribile e neppure piu' percepita o percepibile come tale'.

'Ben venga il responsabile 'chiarimento' a cui ci invita il Capo dello Stato, purche' si parta dall'affermazione dalla certezza delle dignita' della vita, che ha come naturale conseguenza il rispetto della vita stessa, della sua origine fino al suo termine naturale'. Lo afferma il coordinatore della segreteria della Lega Nord Roberto Calderoli.
'L'eutanasia - sottolinea - non e' e non potra' mai essere un diritto civile, in quanto il privare un essere umano della propria vita e' sempre una forma di violenza.E' evidente che ogni forma di accanimento terapeutico mortifica la dignita' della vita, ma e' altrettanto vero che a nessuno puo' essere consentito di dare la morte, per cui e' necessario ribaltare la questione: come assicurare sempre la dignita' della vita, in particolare nelle sue fasi terminali? Se e' per garantire questa dignita' apriamo pure il confronto nelle sedi idonee, ma sapendo che il rispetto della vita, dal suo inizio al suo termine naturale, e' un principio non negoziabile'.

'Comprendiamo la vicenda di Welby, comprendiamo le sue parole dettate dal difficile momento che sta attraversando, ma rimaniamo contrari all'eutanasia'. E' quanto si legge in una nota dell'Udeur.
'Questa nostra posizione - spiega la nota - nasce da un principio morale che sta alla base della nostra politica: un uomo non puo' togliere la vita a un altro uomo'.
'Introdurre l'eutanasia nel nostro ordinamento, tra l'altro, vorrebbe dare il via a una serie di casi che aprirebbero ogni volta un confronto tra favorevoli e contrari. Rischieremmo di dare la morte a bambini ritenuti incurabili, a persone che non possono esprimere il loro parere, ad anziani infermi. D'altronde i Paesi dove l'eutanasia esiste ci insegnano che in questo campo non vi e' certezza. Piuttosto bisogna incrementare la ricerca sulle staminali adulte proprio per tentare di sconfiggere le malattie incurabili'.

Piergiorgio Welby come Miss B, la signora inglese che nel 2002 ottenne l' autorizzazione a far staccare la spina del respiratore meccanico che la teneva in vita. E' quanto sostiene Silvio Viale, il medico torinese della Rosa nel Pugno (Rnp) che da anni si batte con l' associazione Exit per l' introduzione dell' eutanasia in Italia.
'Quella di Piergiorgio e' una battaglia per tutti', afferma riferendosi al caso di Welby, malato terminale di distrofia che si e' rivolto al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, per mettere fine alle sue sofferenze. Un gesto che ha riacceso il dibattito attorno all' eutanasia. 'Welby - e' l' opinione di Viale - potra' chiedere ai medici di sospendere la terapia, cioe' la ventilazione meccanica, in accordo con le norme sul consenso informato e con le previsioni della Convenzione di Oviedo'.
Proprio come accaduto per Miss B, a cui l' Alta Corte britannica ha riconosciuto la capacita' mentale di volere o rifiutare il trattamento. 'Anche in Italia - prosegue Viale, famoso anche per la sua battaglia a favore della pillola abortiva - in molte occasioni si e' ribadito il diritto del paziente a rifiutare la terapia, anche se questo puo' comportare la morte. In caso di richiesta esplicita, toccherebbe quindi ai medici motivare un eventuale rifiuto, aprendo la strada ad un pronunciamento della magistratura'. Viale sottolinea che, comunque, 'Piergiorgio potrebbe cambiare idea in ogni momento, anche dopo aver ottenuto una risposta positiva'. 'Come Exit-Italia siamo solidali - afferma - e ci dichiariamo pronti a sostituire i medici curanti nel caso dovessero rifiutarsi di eseguire i suoi desideri, una volta ottenuta l' autorizzazione.
Comunque - conclude - l' auspicio principe e' che il Parlamento approvi leggi opportune e giuste'.

Sì al confronto, soprattutto sui "limiti dell'accanimento terapeutico", ma "nessuna legalizzazione per l'eutanasia". Il portavoce dell'Udc Michele Vietti chiarisce la posizione dei centristi sulla questione riaperta dalle parole del capo dello Stato Giorgio Napolitano nella sua risposta all'appello di Piergiorgio Welby.
"La malattia, in particolare se terminale, merita sempre rispetto e mai può essere oggetto di strumentalizzazioni", premette Vietti. "Proprio per questo - aggiunge - accogliamo l'invito del presidente Napolitano ad un confronto in particolare sui limiti dell'accanimento terapeutico, ma chiariamo fin d'ora la linea di confine che non potremo mai superare: nessuna legalizzazione per l'eutanasia".

'L'eutanasia e' un atto di carita'. Un atto di giustizia. Uno Stato che non accetta l'eutanasia e' sostanzialmente uno Stato oppressivo. Perche' non accetta un principio fondamentale di liberta': quello dell'autodeterminazione.
Cioe' che la vita ci appartiene. Come diceva Indro Montanelli, ognuno di noi deve essere libero di scegliere della propria vita e della propria morte'. Lo ha dichiarato il professor Umberto Veronesi, ex ministro della Salute, in un'intervista a 'La Repubblica', commentando il caso Piergiorgio Welby che, in una lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, aveva esposto la sua malattia.
'Non conosco il caso specifico di Welby - aggiunge Veronesi - ma trovo che negare l'eutanasia a un paziente che la chiede, in piena lucidita', sia una vera e propria tortura fatta ai danni di una persona che e' incapace di difendersi, proprio perche' paralizzata. Il presidente Napolitano non ha poteri in questo campo. Non puo' certo concedere una forma di grazia. Ma e' importante venga affermato il principio dell'autoderteminazione'.
'Penso che l'eutanasia sia una forma di suicidio - conclude l'ex ministro della Salute - solo che non potendolo fare il paziente, perche' incapace, immobilizzato, chiede che qualcuno lo aiuti a farlo.
La decisione di praticare l'eutanasia deve avvenire, come in Olanda, solo dopo un lungo processo, accurate verifiche psicologiche. Ma attenzione: nessuno vuole imporre a un religioso di suicidarsi.
Chiediamo solo che per un non credente sia possibile farlo. Perche' non e' giusto imporre un credo a un non credente'.

'E' giusto avviare una riflessione approfondita sui temi della fine della vita cosi' come ci ha invitato a fare il presidente Giorgio Napolitano e noi medici lo stiamo facendo a partire dall'accanimento terapeutico'. Lo ricorda il presidente della federazione dei medici Amedeo Bianco, che ricorda come il codice di deontologia medica escluda in modo tassativo che il medico possa provocare la morte.
Secondo Bianco di la' dei casi limite occorre riflettere anche sui pazienti in stato vegetativo permanente, dove le possibilita' di recupero sono molto difficili; sui malati colpiti da tumori aggressivi e difficilmente curabili. 'Non ci sono luoghi privilegiati per affrontare un'attenta riflessione che deve coinvolgere tutti - ha detto Bianco: case, parlamento, scuole, chiese e assise professionali.
'Spesso - dice Bianco - le richieste drammatiche di porre fine ad una dura malattia nascono da condizioni di sofferenza non controllata e molto si puo' fare nell'assistenza attenta e rispettosa'. 'Non si puo' sferrare un attacco contro l' 'accanimento terapeutico' con l' 'accanimento ideologico'. Condivisibile l' appello del Presidente Napolitano ad un confronto approfondito sul tema dell' eutanasia'.

'La vita umana e' intangibile e il valore della vita e la sua difesa in ogni momento e condizione deve essere considerato un valore assoluto e riconosciuto come fondamento costitutivo della umana convivenza e della comunita' nazionale'. Lo afferma Filippo Boscia neopresidente del Forum Nazionale delle associazioni socio-sanitarie di ispirazione cristiana in merito alla vicenda di Piergiorgio Welby.
'Nel rifiutare ogni forma di accanimento terapeutico che prolunghi una vita ormai avviata alla sua conclusione - dice Boscia - il Forum auspica un maggiore impegno ed operativita' in tutti i luoghi di cura affinch, il dolore possa essere contrastato attraverso adeguato sostegno e l accesso ai farmaci antidolorifici di nuova generazione e alle cure palliative sia facilitato'.

 'No all'accanimento terapeutico e no all'eutanasia. Questa e' la nostra posizione': lo ha affermato Carlo Giovanardi, deputato dell' Udc.
'Saranno i medici poi, in scienza e coscienza, a definire in ogni singolo caso il confine fra l'accanimento e la terapia giusta e necessaria per i pazienti - ha spigato l'ex ministro -.
Bisogna poi sviluppare ancora di piu' la terapia antidolore per permettere ad ogni persona umana una serena morte naturale. Da questo al diritto di uccidere e di essere uccisi per legge, il passo e' troppo lungo e denso di troppi potenziali pericoli ed abusi'.

 

 

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