Giampietro Sestini, segretario dell'associazione LiberaUscita, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
In data 16 dicembre scorso l'ordine dei medici ha approvato il NUOVO codice di deontologia medica. Nel merito, debbo rilevare che il "paziente", ossia il destinatario della stessa professione medica, assume anche in questa versione del codice un ruolo subalterno rispetto a quello del "curante". Infatti, a norma dell'art. 16 del codice, il medico curante, "anche" tenendo conto delle volontà del paziente "laddove espresse" deve astenersi da trattamenti diagnostici e terapeutici da cui "non si possa fondatamente attendere un beneficio per la salute e/o un miglioramento della qualità della vita". Insomma, è il medico che decide se astenersi o meno dalle diagnosi e dalle cure. Tale principio trova conferma nel successivo art. 17 : "il medico, anche su richiesta del malato, non deve effettuare trattamenti finalizzati a provocarne la morte" . Pertanto il medico NON può staccare la spina a Welby, essendo tale manovra un "trattamento tout court" che sfugge al divieto di "accanimento terapeutico". In questo quadro appare palesemente contraddittoria e ipocrita la disposizione, non a caso successiva, contenuta nell'art. 35: "in presenza di documentato rifiuto di persona capace non è consentito alcun trattamento medico contro la volontà della persona". Contraddittoria perchè sembra (soltanto sembra) restituire alla "persona capace" il diritto finale di decidere negatogli dall'art. 16. Ipocrita perchè sottintende l'esclusione dell'alimentazione e della ventilazione forzata dal concetto di "trattamento medico". Ed è appunto la tesi che il Consiglio Superiore di Sanità si accinge ad avallare ufficialmente, con l'appoggio del Ministro della sanità dello Stato Vaticano, card. Lozano Barragan ("Porta a porta" di ieri sera) e con buona pace della Costituzione della Repubblica italiana, ormai difesa soltanto dalla stessa Procura di Roma (sic!) la quale ha presentato ricorso contro la "non sentenza" della giudice Salvio.