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 ITALIA - ITALIA - Italia. Consiglio superiore della sanita': su Welby nessun accanimento terapeutico
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Notizia 
20 dicembre 2006 0:00
 

Il parere espresso oggi a larga maggioranza dal Consiglio Superiore di Sanita' (Css) prevede che 'il trattamento sostitutivo della funzione ventilatoria mediante ventilazione meccanica non configuri, allo stato attuale, il profilo dell'accanimento terapeutico'. Dopo una riunione cominciata alle 10 di questa mattina e conclusa nelle prime ore del pomeriggio, gli esperti del Css hanno inoltre rilevato di ritenere opportuno 'che si proceda in tempio rapidi al'emanazione di specifiche linee guida di riferimento per ricondurre l'accanimento terapeutico ad una sfera di principi e valori definiti e condivisi, delineandone gli estremi di liceita' entro i quali deve necessariamente muoversi la cura del paziente'.        
Qui il testo integrale del parere: clicca qui

ASS. COSCIONI: PARERE NON INFLUISCE SU PROCEDIMENTO LEGALE

Quello espresso dal Consiglio superiore di sanita' e' un parere di 'consulenza al ministro della salute e non influisce sul procedimento legale avviato da Piergiorgio Welby o sul suo diritto a chiedere la sospensione del trattamento terapeutico'. E' questo il primo commento di Marco Cappato, segretario dell'associazione Luca Coscioni, al parere del Css che afferma che le cure a Welby ed in particolare il respiratore che lo mantiene non sono accanimento terapeutico. 'Gli ulteriori passi - ha detto Cappato - saranno decisi dallo stesso Welby. Vedremo nel merito - ha spiegato - ma quella del Css e' una risposta a una domanda sbagliata, perche' il diritto di Welby di sospendere il trattamento sanitario non dipende dal fatto che quel trattamento sia un accanimento terapeutico o meno, perche' Welby puo' sospendere qualsiasi trattamento sanitario come qualsiasi cittadino italiano puo' fare, e come hanno riconosciuto anche la Procura e il Tribunale di Roma'. Definire l'accanimento terapeutico, ha concluso Cappato, 'e' importante per le persone che non sono coscienti, ma il diritto di Welby allo stop del trattamento non dipende dalla definizione che si da' al trattamento stesso'.      

ALTRI COMMENTI 

Quella di Welby 'sta diventando una morte mediatica e a me la morte mediatica non piace. Questo non e' giusto'. Cosi' il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, ha commentato, a margine del consiglio nazionale dell'Udeur, la vicenda di Piergiorgio Welby. Secondo Mastella 'c'e' una strumentalizzazione eccessiva. I tribunali non devono occuparsi di queste cose. Bisogna avere rispetto per il passaggio tra la vita e la morte, mentre utilizzare strumentalmente la vicenda di Welby e' moralmente sbagliato'. 'Vedo che scrive tutti i giorni sui giornali, poveretto, come puo' essere lui a farlo? Si deve avere rispetto per chi sta morendo, mentre in questo caso mi pare che il rispetto sia scarso, a prescindere da quel che accade'.

'Piergiorgio e' assistito con affetto e sollecitudine, come sempre in questi anni, e' un soggetto determinato che vuole esercitare un suo diritto peraltro riconosciutogli dagli articoli 13 e 32 della nostra Costituzione': e' la sorella di Welby, Carla a parlare, in risposta alle affermazioni di coloro che considerano l'uomo 'strumentalizzato' e non assistito nel modo migliore. 'Sono aggressioni - spiega Carla Welby - di quella parte del mondo politico che, messa con le spalle al muro, di fronte a situazioni che non vuole e non puo' comprendere, si ostina, valutando le persone con il suo stesso metro, a parlare di manipolazione, mancanza di affetto, strumentalizzazione, cercando di far passare Piero Welby per una persona non in grado di intendere e di volere. Valutazioni queste che rispecchiano tutta la loro ipocrisia e mancanza di sensibilita' '.

'Non bisogna strumentalizzare il dolore per portare acqua al mulino di chi e' a favore dell' eutanasia cosi' come dell'aborto o della ricerca sugli embrioni'. Cosi' il cardinale Severino Poletto, arcivescovo di Torino, ha commentato il caso Welby nell'incontro con i giornalisti per lo scambio di auguri di Natale. 'Su questo caso - ha detto il cardinale - si e' fatta una strumentalizzazione eccessiva. Si vorrebbe approfittare del dolore di un uomo, la cui immagine passa ogni sera nei tg, per fare accettare le convinzioni di alcuni sulla vita, una visione non certo cristiana. Si fa della vicenda una questione ideologica e si crea confusione nella gente'. Secondo l'arcivescovo, 'su Welby non si fa accanimento terapeutico. Sta soffrendo, come soffrono tante persone, ma e' vivo, cosciente. Dobbiamo fare tutto il possibile per lenire la sofferenza, per ridare motivi di vita a chi sta male'.

Nel caso Welby bisogna stare attenti a parlare di accanimento terapeutico. Ad invitare alla prudenza e' il card. Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale Sanitaria. "L'accanimento terapeutico - ha spiegato - consiste nel praticare terapie sproporzionate al solo scopo di prolungare una penosa agonia. Questo non e' peccato, ma non si puo' dire che sia un obbligo. Il problema e' stabilire quando una terapia e' sproporzionata. Certamente pero' tra esse non rientrano le cure ordinarie, come la nutrizione e l'idratazione". Nello specifico del caso di Piergiorgio Welby, il card. Barragan ha ribadito che bisogna stabilire se la sospensione del respiratore artificiale rappresenti o meno accanimento terapeutico. "Se la risposta medica e' si, allora si puo' staccare perche' si tratta di un accanimento terapeutico, ma se la risposta medica e' no non si puo' staccare perche' si tratta della vita". Sulla questione e' attesa una pronuncia del Consiglio Superiore di Sanita', ma non bisogna dimenticare che l'utilizzo del respiratore e' in atto da molti anni e ha consentito a Welby di sopravvivere fino ad ora. In ogni caso, ha ricordato il porporato, "l'idratazione e la nutrizione non appartengono all'accanimento teraputico perche' non si tratta di terapie o medicinali. E' senso comune che mangiare e bere non sono medicine". In proposito, Barragan ha ribadito che per la Chiesa Cattolica "la vita e' un dono di Dio che appartiene a Dio e non a noi. Noi - ha scandito - la riceviamo e quando lui decide che finisca, finisce"

'Se i radicali sono pronti a staccare la spina, noi siamo altrettanto pronti a salvare Welby dagli assassini radicali'. Lo ha detto il responsabile di Militia Christi di Roma, Roberto Lastei, durante la protesta contro i pacs di questa mattina a proposito del caso Welby. 'E' vergognoso che gente come i radicali, profeti di morte - ha continuato Lastei - strumentalizzino una tragedia umana per sostenere il suicidio di stato, l'eutanasia, invece di dare un supporto morale, psicologico e curativo a sostegno della vita'.     

 In tema di accanimento terapeutico, Francesco Rutelli spiega a "Otto e Mezzo" che "la parola decisiva deve spettare ai medici". "Non spetta invece alla politica o ad una autorita' come e' successo negli Stati Uniti", aggiunge Rutelli. "Tutt al piu'- spiega- la politica puo' stabilire i criteri che vengono applicati e rispetto ai quali la decisione spetta al malato, ai suoi familiari se lui non e' piu' in grado di intendere e di volere, e al medico, perche' una persona puo' anche perdere fiducia e decidere in un momento di sconforto. Anche per questo- conclude- penso che bisogna introdurre negli ospedali il necessario controllo per verificare che non ci siano abusi verso i pazienti e che i medici facciano il loro dovere".             

 "Prendo atto di questo parere. Ci tengo a precisare anche che prima di ogni altra cosa e' importante, secondo quanto afferma l'articolo 32 della Costituzione, considerare la dignita' e la volonta' della persona". Mimmo Luca', presidente diesse della commissione Affari sociali della Camera, riconosce la decisione del Consiglio superiore di sanita', che ha negato che Piergiorgio Welby sia vittima di accanimento terapeutico, ma ne prende subito le distanze. "Occorre rispettare il principio costituzionale, anche nel caso di Welby. Non voglio infilarmi nella questione di come vada fatto- aggiunge Luca'- non mi sento di dire agli operatori cosa debbano o non debbano fare". Pero', continua, "Posso solo dire che rispetto il parere del Consiglio superiore di sanita', pero' dico anche che si deve tenere conto della volonta' di Welby. Prima o poi bisognera' farlo".    

 'La decisione del Consiglio Superiore di Sanita' sul caso Welby non puo' che trovarmi d'accordo'. E' il commento di Isabella Bertolini, parlamentare di Forza Italia sul pronunciamento del Consiglio superiore di sanita' secondo il quale non vi e' accanimento terapeutico nei confronti di Piergiorgio Welby. 'Sono e rimango pienamente convinta - aggiunge la parlamentare azzurra - che laddove vi sia un barlume di vita nessuno possa decidere di porvi fine. Spero - conclude la Bertolini - che di fronte al pronunciamento di scienziati di provata fama che nulla hanno a che fare con il mondo clericale ed ecclesiastico, coloro che, speculando sulla vita di un uomo, pretendono di avere il diritto ed il potere di staccargli la spina, finalmente tacciano'.       

 'Oggi, dunque, lo ribadiamo ancora una volta, confortati dal pronunciamento del Css: nel caso di Welby non c'e' nessun accanimento terapeutico. Pertanto staccargli la spina, come si dice con una brutta espressione, significa porre in essere un atto eutanasico, ossia praticare un omicidio'. Lo afferma in un comunicato Riccardo Pedrizzi di An che aggiunge: 'Welby, infatti, e' una persona che, a causa di una malattia, la sclerosi laterale amiotrofica, non riesce a respirare. La macchina a cui e' attaccato, percio', gli serve per respirare, lo aiuta a respirare, cioe' a vivere. E' una sorta di protesi del corpo che lo mantiene in vita, e' come un by-pass'.   

 'Tutti gli ausili tecnologici che aiutano a mantenere in vita una persona che si trova in una situazione di assoluta irreversibilita' della malattia, che addirittura tende solo a peggiorare, sono di fatto un accanimento terapeutico'. E' il commento di Tommaso Pellegrino (Verdi), al parere del Consiglio Superiore della Sanita' sul caso di Piergiorgio Welby. 'Il tema centrale e' la situazione di irreversibilita' della malattia - ha osservato il deputato - e comunque bisogna lasciare a ciascuno la possibilita' di fare una scelta. Occorre maggiore dignita' sulla condizione della fine-vita'. Secondo Pellegrino, inoltre, 'bisogna dire basta con l'ipocrisia della politica. Nel corso della riunione congiunta delle Commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera ho detto che sull'eutanasia clandestina occorre fare un'indagine seria ed adeguata, a partire da misure che garantiscano l'anonimato. Se, in caso contrario, quest'indagine dovesse rivelarsi una buona occasione solo per fare una passerella di audizioni, allora sarei decisamente contrario'.     

 "Concordo con quanto affermato dal ministro Turco in merito alla professionalita' con la quale il Consiglio superiore di sanita' (CSS) a valutato le condizioni di Piergiorgio Welby, dimostrando inoltre una grande sensibilita' e rispetto nei confronti di un uomo che soffre profondamente". Lo ha sottolineato la senatrice Laura Bianconi capogruppo di Forza Italia in Commissione Igiene e Sanita'. "Mi dispiace e lo sottolineo nuovamente,che il signor Welby consideri le terapie a cui e' sottoposto un grave accanimento nei suoi confronti, ma non posso che continuare a ripetergli che non e' solo nel combattere questa difficile battaglia contro la sofferenza, siamo in molti a desiderare che continui a vivere e a dimostraci con il suo coraggio un grande amore per la vita. Mi auguro - conclude la senatrice Bianconi - che le Istituzioni iniziano presto ad adoperarsi al fine di trovare migliori risorse e strategie per assistere questi malati e le loro famiglie".

'Il vero obiettivo della sinistra radicale e' quello di arrivare ad una legalizzazione dell'eutanasia in Italia'. Lo afferma in una nota l'on. Domenico Di Virgilio (Fi). 'Sono assolutamente sconcertato - dice Di Virgilio - da quanto emerso dall'ufficio di presidenza della II e XII Commissione della Camera convocate oggi in seduta congiunta per esaminare la richiesta scritta formale di Piergiorgio Welby, fatta propria e sollecitataci dal Presidente della Camera Bertinotti, in merito ad eventuali iniziative da percorrere, anche con indagini conoscitive, sul fenomeno della eutanasia clandestina in Italia'. Secondo il parlamentare i radicali 'hanno utilizzato il caso Welby come veicolo politico per affermare e diffondere una falsa convinzione dell'esistenza del fenomeno di una eutanasia clandestina, che io rifiuto decisamente sia perche' non e' suffragata da fatti sia perche' offende e lede fortemente la dignita' e la professionalita' dei medici. I medici sanno bene che la loro opera e' indirizzata a salvare la vita e non ad eliminarla'.

"Quello che e' lecito auspicare e' che, in virtu' della deliberazione di oggi, sollecitata da un ministro, la senatrice Livia Turco, di un governo di sinistra, le persone di buon senso si convincano che non c'e' vuoto normativo da colmare, ne' una legge sull'eutanasia da varare". La pensa cosi' Alfredo Mantovano, a proposito del parere del consiglio superiore di sanita' sul caso Welby. Mantovano si chiede polemico: "Cessera' l'accanimento mediatico dei radicali su Piergiorgio Welby ora che il consiglio superiore di sanita' ha escluso che su di lui sia in atto un accanimento terapeutico? Sarebbe- conclude l'esponente di An- illusorio sperarlo".    

Il parere espresso oggi dal Consiglio superiore di sanita' sul caso Welby conferma, secondo il ministro della Salute Livia Turco, la necessita' di norme chiare. E' un parere 'molto importante', rileva il ministro in una nota al termine della lunga riunione di oggi del Css. Il parere, osserva il ministro, 'conferma che abbiamo bisogno di nuove norme che siano piu' chiare nello stabilire come e con quali modalita' poter esercitare il diritto di scelta sulle cure e sui trattamenti da parte del cittadino anche in casi delicati come quello di Piergiorgio Welby'. 
Il ministro della Salute ha deciso di rendere immediatamente pubblico il parere espresso oggi dal Consiglio Superiore di Sanita' perche', ha rilevato, 'ritengo possa rappresentare un significativo contributo al lavoro delle istituzioni e degli operatori impegnati nel delicato tema della convivenza con la malattia, della dignita' del fine vita e del processo del morire'. Servono inoltre 'norme che chiariscano bene gli ambiti della responsabilita' del medico, che oggi e' effettivamente poco tutelato nell'esercizio della sua autonomia professionale'. Il problema, ha rilevato Livia Turco, e' 'come far convivere il diritto a rifiutare le cure, anche se ritenute necessarie dal medico, con il dovere etico e professionale dei medici a tutelare la vita umana'.
Per il Css, rileva il ministro, si puo' parlare di accanimento terapeutico quando 'il paziente e' sottoposto a trattamenti sanitari in eccesso rispetto ai risultati ottenibili e non in grado, comunque, di assicurare al paziente una piu' elevata qualita' della vita residua in situazioni in cui la morte sia imminente e inevitabile'. Sulla base di questa definizione, prosegue il ministro, 'il Css ha ritenuto che per 'Piergiorgio Welby tali condizioni non siano presenti'. Tuttavia, ha osservato il ministro, 'su queste cose le nostre norme non sono ancora molto chiare e questa e' la responsabilita' della politica'.
Il merito di Welby, per Livia Turco, e' quello di 'costringerci a interrogarci sui grandi temi della vita, della morte, della sofferenza. Ma anche di farci pensare alle migliaia di nostri cittadini che ogni giorno vivono in condizioni di sofferenza e a volte di solitudine di fronte al dolore e alla malattia'. Per questo, conclude il ministro, 'dobbiamo investire di piu' nell'assistenza ai malati terminali e a quelli affetti da gravi malattie degenerative e invalidanti'.

'Tutte le indagini mediche, giuridiche e istituzionali compiute sul caso Welby hanno sostenuto che non si tratta di accanimento terapeutico. Ci auguriamo che adesso, quanti sono accanto a lui, sostengano la sua battaglia umana e politica e comprendano che e' arrivato il momento di fare un passo indietro per lasciare a Piergiorgio Welby il diritto di vivere come ogni altro malato confidando nelle cure palliative'. Cosi' le senatrici dell'Ulivo Emanuela Baio e Paola Binetti commentano le valutazioni fatte dal Consiglio superiore di sanita' sull' accanimento terapeutico. 'Il Natale - aggiungono le senatrici teodem - ci impegna a vivere il silenzio, ad amare la vita anche se le cure, la scienza, la tecnica sembrano non avere piu' nulla da dire e da promettere se non cercare di alleviare il piu' possibile la sofferenza pure quando sembra inaccettabile, affidandosi a quelle cure che possono alleviarla'. 'Non strumentalizziamo - concludono Baio e Binetti - la sofferenza di Piergiorgio Welby'.  

 "Il parere del Consiglio Superiore di Sanità indica la via corretta per affrontare in modo serio e pacato il problema del rapporto tra responsabilità del medico e il diritto all'autodeterminazione del malato. Il Parlamento e la politica, sono chiamati a lavorare per rendere, quanto possibile, più chiaro il confine problematico tra accanimento terapeutico e cure necessarie, ad una attenzione più vigile sul grande bisogno di assistenza dei malati in condizioni estreme". Lo afferma in una nota il ministro della Famiglia, Rosy Bindi. "Anche i medici - prosegue - dovranno fare la loro parte per una integrale presa in carico di quei pazienti che hanno perso la speranza di guarire ma non il diritto di essere accompagnati fino alla fine con una buona qualità della vita. Ma soprattutto mi auguro che questo parere aiuti a rispettare la dignità e la difficile condizione di Piergiorgio Welby".

"Si tratta di una condizione soggettiva, il pericolo di vita e' implicito quando senza un macchinario non si sopravvive". Questo e' quanto afferma Ignazio Marino presidente della commissione Sanita' del Senato in merito al parere espresso oggi dal Consiglio superiore di Sanita' sulla situazione di Piergiorgio Welby. "Nella mia esperienza di medico- spiega ancora Marino- ho incontrato pazienti disposti a tutto pur di prolungare anche solo di pochi giorni la loro esistenza, e altri che invece non accettavano nemmeno di essere iscritti in lista d'attesa per un trapianto di fegato perche' ritenevano questo tipo di terapia sproporzionata e non accettabile per se stessi". Il fatto poi di non essere in imminente pericolo di vita "non mi sembra possa essere considerato come un fattore determinante per definire che cosa sia o che cosa non sia accanimento- continua ancora il presidente della commissione Sanita'- nel caso specifico di Piergiorgio Welby, come si fa poi a dire che non esiste un imminente pericolo di vita se il paziente non e' in grado di respirare autonomamente senza l'ausilio costante di un ventilatore meccanico?". 
"Sinceramente- continua Marino- non capisco fino in fondo il parere espresso dal Consiglio superiore di Sanita', anche se con questo non lo voglio criticare e spero che i medici che hanno formulato il parere abbiano visitato Piergiorgio Welby e dunque abbiano espresso la loro opinione dopo aver avuto un confronto approfondito con lui". Quello con il quale dobbiamo fare i conti e' "l'ulteriore evoluzione della malattia di Piergiorgio Welby, fra poco tempo il paziente non sara' piu' in grado di alimentarsi da solo e per rimanere in vita avra' bisogno di un tubo inserito chirurgicamente nello stomaco per somministrare la nutrizione e l'idratazione. Avendo visitato e conosciuto personalmente Welby, sono convinto che lui rifiutera' questo ulteriore trattamento, come e' nel suo diritto". Welby ci ha chiesto di rinunciare a quello che lui ritiene per se stesso accanimento e staccare l'apparecchio che lo tiene in vita, malgrado la sua volonta', "fino ad oggi- sottolinea Marino- non siamo stati in grado di dargli una risposta e di trovare una soluzione cosi' gli lasciamo solo due alternative: ricorrere alla disobbedienza civile oppure lasciarsi morire di fame e di sete nel momento in cui rifiutera' l'alimentazione artificiale. Siamo sicuri- conclude il senatore dell'Ulivo- che siamo preparati ad accettare questa eventualita'?".

'Tutta la partitocrazia italiana si e' opposta alla richiesta di indagine conoscitiva sull'eutanasia, proposta dalla petizione di Piergiorgio Welby e sostenuta in Commissione da Rosa nel Pugno e Verdi'. A dichiararlo e' Marco Cappato, segretario dell'associazione Coscioni, deputato europeo radicale. 'La proposta, trasmessa dal presidente della Camera, Bertinotti, e' stata rifiutata persino da Rifondazione comunista, per non parlare dei compagni diessini -ricorda Cappato- Di fronte alla lotta di Welby, le burocrazie politiche di centro-destra-sinistra sono cosi' terrorizzate dalla parola stessa 'Eutanasia' e dal consenso che la sua regolamentazione incontra tra i propri elettori, da rifiutarsi di conoscere alcunche' su un fenomeno che si preoccupano di negare'. 'Di fronte a queste reazioni di codardia politica bipartisan, possiamo solo dire che abbiamo una ragione in piu' per continuare la lotta di Welby e nostra, sia per realizzare l'indagine conoscitiva sull'eutanasia clandestina -conclude Cappato- magari attraverso l'Ordine dei Medici, sia per regolamentare l'eutanasia nel nostro Paese'.

'I 'dottori' del Consiglio Superiore di Sanita' sentenziano che nel caso di Piergiorgio Welby non c'e' accanimento terapeutico e il Presidente arriva ad affermare che si tratta di 'una situazione clinica devastata ma relativamente stabile''. Cosi' il segretario dei radicali Rita Bernardini. 'Mi ritorna alla mente il Vangelo secondo Matteo quando Gesu', riferendosi agli scribi e ai farisei, dice 'non fate secondo le loro opere, perche' dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. Nei panni di Piergiorgio Welby c'e' Piergiorgio Welby e non certo i membri del CSS, o il suo Presidente Franco Cuccurullo'.

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