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Notizia
30 marzo 2007 0:00
Quei lunghi sette anni di coma non sono stati vani. Infatti, hanno trasmesso una "lezione esemplare": quella dei familiari di Beniamino Andreatta. Una lezione che dimostra concretamente che c'e' un'alternativa alla voglia di 'staccare la spina', all'eutanasia. Perche', con il loro atteggiamento, hanno dimostrato "contro il 'benpensare' corrente, che la vita e' sempre e comunque degna di essere vissuta, anche nelle condizioni piu' estreme di precarieta', e che anche un solo palpito o respiro, fosse pure inconsapevole, solo che lo accogliamo come un dono, e' sempre fonte di serenita' e di cristiana speranza". Una lezione portata avanti in modo silenzioso, ma concreto e di cui oggi il vescovo ausiliario di Bologna, monsignor Ernesto Vecchi, ringrazia la moglie di Andreatta, Giana e i figli Tinny, Tomaso, Filippo ed Erika. Lo fa nell'introduzione alla messa per le esequie dell'economista cattolico, celebrata oggi nella chiesa di San Domenico.
Vecchi porta la benedizione del Cardinal Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna "trattenuto a Roma" per i lavori della Cei: anche se lontano, "si unisce alla nostra preghiera e partecipa al dolore della famiglia, parte viva e consapevole della Santa Chiesa pellegrina in Bologna".
Vecchi sottolinea poi che "nel giorno in cui la Chiesa celebrava la Solennita' dell'Annunciazione, il Signore chiamava a se' il Senatore Beniamino Andreatta". Di lui evidenzia che "fedele all'insegnamento della parabola evangelica Beniamino Andreatta non ha sotterrato i molti talenti che il 'Padrone' gli aveva elargito, tenendoli per se'. Questi talenti egli li ha 'trafficati' e li ha fatti rendere per restituirli, accresciuti, al suo Signore". Lo ha fatto, dice il vescovo, "nel campo degli studi e della ricerca economica, dove fu grande e riconosciuto maestro; nell'insegnamento accademico; nella politica, che visse come luogo preminente della pratica della carita' innestandosi in quel tronco fecondo della tradizione dei cattolici italiani che traeva linfa dalle radici antiche della dottrina sociale della Chiesa, interpretata e riletta nell'orizzonte della cultura europea".
I suoi familiari, poi, meritano "la benedizione dell'Arcivescovo e la mia personale, insieme alla grata ammirazione di noi tutti". Con Andreatta "hanno percorso- autentici cirenei- una lunghissima via della Croce. A loro diciamo un grazie riconoscente" per il modo e lo stile in cui l'hanno fatto.
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