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L'eutanasia dal punto di vista islamico
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14 giugno 2006 0:00
 
Considerazioni di Tahar Mahdi, docente di Lingua e Civilta' arabe

Ci sono malati che soffrono in modo insopportabile fino al punto di chiedere che si ponga fine alla loro vita. L'Islam non e' sordo a queste sofferenze, e si pronuncia sull'argomento con l'intermediazione di eminenti giuristi.
L'eutanasia attiva e' vietata giuridicamente (shar'an) poiche' corrisponderebbe a un omicidio commesso dal medico, anche se agisce su richiesta del paziente e con l'intento di abbreviargli la sofferenza. In effetti, qualunque sia il metodo con cui si pone fine a una vita umana, l'atto non puo' essere descritto in altro modo che come omicidio. Secondo noi, la responsabilita' del medico e' evidente, tanto piu' perche' va oltre le sue prerogative. Quale che sia l'intenzione che lo motiva, il medico non puo' essere piu' misericordioso nei confronti del paziente di quanto lo sia Dio, che gli ha dato la vita e che puo' riprendersela nelle condizioni che vuole lui. Secondo le nostre ricerche, l'Islam proibisce l'eutanasia attiva anche quando si sia di fronte a una situazione disperata. L'unica forma consentita in questi casi e' di lasciar morire il paziente in modo naturale, senza somministrargli farmaci pretestuosi o attribuirgli una vita effimera, tranne, evidentemente, le medicine che alleviano il dolore o calmano la crisi.
In quanto all'eutanasia passiva, che consiste nel non tenere in vita il paziente con dei mezzi artificiali e vani, compresi i farmaci che non migliorano la situazione secondo la buona regola della casualita' (la causa deve avere un effetto), il tema e' trattato dalla sababiyya. L'eutanasia passiva non puo' essere proibita, in questi precisi casi, poiche' la maggioranza dei giuristi musulmani non obbliga alle cure mediche nemmeno quando ci siano le condizioni per sperare in una guarigione. Essi hanno considerato che curarsi rientri tra le facolta' mubah e non sia un obbligo. Solo una minoranza di giuristi e' favorevole all'imposizione delle cure. Alcuni saggi considerano il curarsi gerarchicamente superiore alla resistenza che conduce all'incontro con Dio; altri sostengono esattamente il contrario. Considerate le differenti posizioni di stimabili giuristi, si possono evidenziare tre gruppi:
- il primo ritiene che sottoporsi alle cure mediche derivi dall'autorizzazione mubah. Ed e' il punto di vista della maggioranza.
- il secondo pensa che curarsi scaturisca dalla raccomandazione mustahabb. E' un gruppo minoritario rispetto al primo.
- il terzo crede che curarsi sia obbligatorio. E' in minoranza rispetto al secondo gruppo.
Di conseguenza, curarsi quando sia utile costituisce per lo meno una raccomandazione.
Alla luce di questi elementi, constatiamo che mantenere artificialmente in vita il paziente non ha senso o e' un errore: si abusa del nostro sapere scientifico attentando alla dignita' dell'uomo. Il quale diventa un mero oggetto relegato in un angolo d'ospedale, sottoposto a pseudo cure. Dunque, l'eutanasia che chiamiamo passiva e' del tutto legale in base agli elementi "scritturali" piu' avanzati. Ed e' forse preferibile seguire questo genere di procedura che mantenere i pazienti in una vita artificiale, impedendogli di rispondere all'appello del Signore.

A cura di Rosa a Marca
 
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