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La ricerca sugli OGM e’ compromessa dai conflitti di interesse
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Articolo di Redazione
20 dicembre 2016 17:07
 
 Non meno del 40% di conflitti di interesse. La cifra, suggestiva, caratterizza tutta una quantita’ di articoli scientifici sugli organismi geneticamente modificati (OGM). Ecco la prima conclusione di uno studio pubblicato da una équipe di ricercatori dell’Istituto nazionale della ricerca agronomica (INRA) nella rivista scientifica Plus One, lo scorso 15 dicembre. Seconda conclusione: questi conflitti di interesse hanno una influenza patente sui risultati di queste pubblicazioni. Quando c’e’ un conflitto di interessi, “le conclusioni hanno il 49% di possibilita’ di essere piu’ favorevoli agli interessi delle industrie di sementi”, scrivono i ricercatori.
Non il totale della letteratura scientifica sugli OGM che e’ stata cosi’ analizzata, ma un insieme di 672 articoli pubblicati tra il 1991 e il 2015 su una questione ben precisa. Essi concernono l’efficacia e la durata di questa efficacia di alcuni OGM che producono proteine di un batterio, Bacillus thuringiensis (Bt). Tossiche contro degli insetti che le infestano, le piante OGM Bt sono principalmente utilizzate per le coltivazioni di mais, di cotone e di soia. Siccome e’ raro che questo tipo di riviste sistematiche includano un cosi’ grande numero di articoli, le conclusioni sono pertanto piu’ significative.
Fatto notevole, e’ il primo studio di questa importanza che verte sui conflitti di interesse nell’ambito degli OGM. Direttore della ricerca all’Istituto Sophia Agrobiotech, Thomas Guillemud lavora sulla diabrotica delle radici del mais. Ex-membro dell’Alto Consiglio di biotecnologie, Denis Bourguet e’ come lui uno specialista della piralide del mais al Centro di biologia per la gestione delle popolazioni (CBGP) di Montpellier. Entrambi si scontrano regolarmente sulla questione dei particolari delle pubblicazioni sugli OGM. “In virtu’ dell’ampiezza straordinaria dei giochi finanziari, politici ed ideologici legati alle coltivazioni geneticamente modificate”, solo due studi fanno riferimento sulla questione. Ma uno di questi poggia anche su un problema di conflitto di interessi. “E’ per questo motivo che abbiamo deciso di fare questa analisi”, spiega Guillemaud.
Causa o conseguenza?
Questi ricercatori dell’INRA, come hanno avuto informazioni su questi conflitti di interesse? Semplicemente rilevando quanto dichiarato negli articoli dagli autori stessi. Hanno individuato due tipi di relazioni con i fabbricanti di OGM: una affiliazione diretta (gli autori sono impiegati dei gruppi), ed un finanziamento totale o parziale dei lavori di almeno uno degli autori. E’ dunque principalmente questione di legami con Monsanto -in corso di fusione con la tedesca Bayer-, la svizzera Syngenta, e le aziende americane Dow AgroSciences e DuPont Pioneer -ugualmente in via di fusione. Gruppi che rappresentano oggi il 60% del mercato dei sementi.
Per conflitto di interessi, i ricercatori intendono “un insieme di circostanze che creano un rischio che il giudizio professionale o le relative azioni che riguardino un interesse principale, siano indebitamente influenzate da un interesse secondario” -cosi' come li definisce l’Accademia nazionale di scienze americane. In virtu’ di questi “interessi secondari”, quindi, questi risultati sono al 104% piu’ suscettibili di essere favorevoli per gli articoli consacrati all’efficacia che per quelli che trattano la durata”. Questo si spiega per il fatto che “i gruppi hanno piu’ interesse a finanziare degli studi che mostrano che i loro prodotti uccidono effettivamente gli insetti”, analizza Thomas Guillemaud, che non gli studi di durata, che necessitano di maggior tempo per risultato piu’ incerti.
Impossibile, al contrario, stabilire se i conflitti di interesse finanziari siano la causa o la conseguenza dei risultati favorevoli agli sponsor. In altri termini, di determinare con certezza se i risultati siano favorevoli ad un industriale perche’ lo stesso ha finanziato lo studio, anche solamente in parte. Per mettere questo in evidenza, dice Guillemaud, bisogna disporre di tre elementi: “Il progetto prima che si cominci, lo studio prima che esso sia pubblicato e lo studio dopo la pubblicazione”.
“Sistema di sostegno finanziario indiretto”
Quando i ricercatori dell’INRA sottolineano le limitazioni del loro lavoro, essi mostrano infatti che le loro conclusioni non rappresentano che la punta di un iceberg. Perche’ solo il 7% degli articoli contengono una dichiarazione di interessi degli autori. E cosa degli altri? Alcuni legami con le industrie, suscettibili di avere un impatto notevole, sono raramente dichiarati e non possono essere presi in considerazione. Come per esempio il fatto di essere membri del consiglio scientifico di un’azienda, consulente o detentore di brevetti. Difficile indagare su ognuno dei 1500 autori del corpus… Cosi’ come e’ irrealizzabile esplorare i conflitti di interesse non finanziari, cosiddetti intellettuali.
Questo studio sugli OGM Bt rafforza l’ambito di ricerca consacrato all’influenza degli sponsor sui risultati degli studi scientifici, un fenomeno conosciuto con il nome di “angolo di finanziamento” (funding effect). Prodotti farmaceutici, tabacco, bibite, zucchero, alcuni pesticidi, nucleare ed ora OGM: gli studi hanno tra quattro ad otto volte piu’ possibilita’ di giungere a conclusioni favorevoli allo sponsor che non quelli finanziati da fondi di fonti non industriali.
Interessati a preservare l’integrita’ della ricerca, gli scienziati dell’INRA propongono una soluzione sempre piu’ frequentemente evocata per la sorveglianza dei farmaci, dei prodotti chimici o dei pesticidi. Si tratta di “un sistema di sostegno finanziario indiretto della ricerca attraverso l’industria: i gruppi produttori di OGM ed altre parti coinvolte (governi, ONG) darebbero un contributo finanziario in un fondo comune per un’agenzia indipendente”.

(articolo di Stéphane Horel, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 20/12/2016)
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