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Qualita’ prodotti alimentari in Ue. Denuncia di differenze in quelli venduti nei Paesi dell’est
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Articolo di Redazione
3 marzo 2017 12:07
 
 Stessi biscotti, stessa marca, ma meno qualita’ solo perche’ hanno attraversato la frontiera. E’ quanto denunciano Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia, che reclamano come numerosi prodotti commercializzati nei propri supermercati da multinazionali come Coca-Cola, Lidl o Nomad Foods differiscano, in peggio, da quelli dei loro vicini tedeschi o austriaci. Lo hanno dimostrato. Uno studio del governo slovacco ha riscontrato divergenze non solo nel colore, sapore o nella consistenza dei prodotti con imballaggi identici. Ma anche altre diversita’, come meno percentuale di carne, pesce o frutta, dolcificanti piu’ economici o l’uso del discusso olio di palma invece di grassi animali (come burro). I quattro Paesi dell’est hanno fatto fronte comune ed esigono che la Commissione Europea prenda provvedimenti per evitare questo doppio standard di qualita’.
“Abbiamo un mercato unico e non e’ etico creare due classi di consumatori. Se uno compra un prodotto in Slovacchia, con lo stesso nome, identico involucro e la stessa marca, il contenuto deve essere lo stesso”, dice la ministra slovacca all’Agricoltura e Alimentazione, Gabriela Mate?ná, che fa notare come queste differenze colpiscano i 64 milioni dei cittadini di questi quattro Paesi, membri dell’Ue dal 2004. Alcune imprese negano queste differenze, altre dicono di adattare i propri prodotti al gusto dei cittadini dei luoghi di destinazione o fanno notare che, anche se ci possono essere differenze tra Austria e Ungheria, gli ingredienti degli alimenti venduti in Europa dell’est sono gli stessi degli Usa.
Bruxelles riconosce l’esistenza di questo doppio standard ed assicura che tutti i cittadini comunitari hanno le stesse protezioni. “La doppia qualita’ dei prodotti alimentari della stessa marca negli Stati membri e’ ingannevole, intollerabile e ingiusta per i consumatori. Faro’ tutto il possibile per farla finire”, ha assicurato la ceca Vera Jourovà, commissaria europea alla Giustizia, Consumo e Uguaglianza. Per ora, la regolamentazione europea e’ chiara sulla sicurezza alimentare e la corretta informazione sulle etichette, ma non esiste una direttiva specifica per evitare le differenze di qualita’. Per cui, ridurre quest’ultima deliberatamente in alcuni Paesi rispetto ad altri, potrebbe essere considerata una concorrenza sleale. Per cui, secondo la Commissione, e’ compito dei singoli Paesi controllare. La maggior parte dei prodotti coinvolti sono piu’ economici in questi quattro Paesi dell’est, cosi’ come, ricordano i suoi amministratori, il salario medio dei suoi abitanti.
L’idea che nei paesi ex-comunisti si vendano prodotti di qualita’ peggiore e’ consolidata nella societa’ di questi Paesi da diversi anni, spiega la ministra slovacca all’Alimentazione. Per dimostrare questa “leggenda metropolitana” il suo dipartimento ha analizzato 22 prodotti che considera rappresentativi -latte, derivati ittici, bevande, cioccolato, carne, pasticceria, caffe’, te’, etc..- ed ha inviato i vari ispettori sanitari a comprarli nei supermercati di Austria, Germania e Slovacchia. Le sue analisi hanno rilevato differenze in piu’ della meta’. In alcuni casi, molto importanti.
La versione della Coca-Cola che si vende a Bratislavia, per esempio, e’ zuccherata con glicosio e fruttosio, piu’ economici del dolcificante che si usa nella versione austriaca, cosi’ come dice l’Amministrazione slovacca; l’aranciata della marca tedesca Clever commercializzata in questo Paese non ha neanche un po’ di arancia mentre in Austria c’e’; i bastoncini di pesce Iglo della Slovacchia contengono minor prodotto; e lo stesso succede col te’ Earl Grey di TeeKanne. Le conclusioni al microscopio su questi alimenti sono molto simili ad altre analisi realizzate alla fine del 2015 da esperti dell’Universita’ di Praga, che testo’ alcuni yogurt di Danone o la Nutella, che erano peggiori in qualita’ rispetto ad un Paese come la Germania. “Per alcuni prodotti siamo la spazzatura dell’Europa”, ha detto la ministra ceca all’Agricoltura, Marian Jurecka, che assicura come i cittadini siano stanchi ed indignati di questa “discriminazione”. Alcuni anni fa, uno studio della Commissione europea trovo’ una percentuale di grassi trans molto maggiore di quanto raccomandato in alcuni prodotti -come i popcorn per microonde, pasticceria, pizze congelate, margarina- venduti nei Paesi dell’est, rispetto agli stessi prodotti alimentari di altri Stati dell’Ue. Un’inchiesta realizzata dal governo ceco lo scorso anno, ha mostrato che l’88% dei suoi cittadini sostiene che i prodotti delle multinazionali venduti da loro, sono di qualita’ peggiore e si sono sentiti infastiditi per questo.

(articolo di Maria R. Sahuquillo, pubblicato sul quotidiano El Pais del 03/03/2017)
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