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I Paesi piu’ poveri sempre di piu’ a traino del resto del mondo
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Articolo di Redazione
14 dicembre 2016 16:46
 
 Istanbul, 9 maggio 2011: sotto l’egida dell’ONU, la quarta Conferenza delle Nazioni Unite sui Paesi meno avanzati, si tiene in Turchia. Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, Organizzazione Mondiale del Commercio, capi di governo, rappresentanti della societa’ civile, tutto il mondo ha risposto “presente” a questa grande-messa internazionale. Una di piu', dissero allora in sostanza quelli piu’ dubbiosi. Ma -promessa giurata- questa volta non rappresentera’ un luogo in piu’ in cui si e’ parlato. Cio’ che si decide oggi ad Istanbul, sara’ rispettato domani. Domani, e’ giustamente nel 2020. Fino ad allora, la meta’ dei 49 Paesi meno avanzati (PMA) della PMA per raggiungere quella piu’ promettente dei Paesi in via di sviluppo. A dimostrazione che una dose di buon governo ed una generosa solidarieta’ internazionale possono contribuire a portare fuori dalla poverta’, o dall’estrema poverta’, decine di milioni di persone.
Certo, mancano ancora quattro anni perche’ si arrivi alla fine del periodo deciso a Istanbul. Ma dopo maggio 2011 il tempo trascorso e’ ormai sufficientemente lungo per prevedere quale sara’ l’avvenire delle PMA nel 2020. E facendo fede all’ultima edizione del rapporto che viene dedicato ogni anno a questi Paesi, pubblicato il 13 dicembre, la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e sullo sviluppo (Cnuced) e’ ben lungi dall’essere ottimista. A rischio di fare della conferenza di Istanbul una ulteriore minestra… senza domani.
Perche’ gli obiettivi definiti dalle Nazioni Unite nel 2011 durante la conferenza di Istanbul sono lontani dall’essere raggiunti. Solo 10 dei 49 PMA dell’epoca (che oggi sono 48), risponderanno nel 2020 ai criteri di riclassamento che permetteranno loro di diventare dei Paesi in via di sviluppo. Gli esperti dell’Onu speravano, all’epoca, che la meta’ di loro sarebbe stata in grado di poterlo fare a questa data. Dopo il 1990, la proporzione di poveri in vita nei 48 PMA e’ piu’ che raddoppiata a livello mondiale. La parte di coloro che non avevano piu’ accesso all’acqua e’ ugualmente raddoppiata durante lo stesso periodo, stabilizzandosi al 43,5%. E questi Paesi rappresentano ormai la maggior parte (53%) di 1,1 miliardi di persone nel mondo che non hanno accesso all’elettricita’, in aumento del 50%. Il tasso di estrema poverta’ si situa tra il 70 e l’80% in 6 PMA e tra il 50 e il 70% negli altri dieci.
“Circolo vizioso”
La constatazione della Cnuced e’ per lo meno preoccupante. “Numerose PMA sono intrappolate nella poverta’, circolo vizioso in cui la poverta’ stessa si traduce in una cattiva alimentazione, un deterioramento della salute, una mancanza di accesso all’educazione, portando ad un calo della produttivita’ e degli investimenti”. Solo quattro Paesi hanno superato la sfida e sono usciti dalla lista delle PMA: Botswana, Capo Verde, Maldive e Samoa. Gli ultimi tre, classificati tra i Piccoli Stati insulari in via di sviluppo (PIED), beneficiano di condizioni molto particolari, con delle economie di piccole dimensioni e con popolazioni poco numerose, dove la media evoluzione positiva si fa immediatamente sentire.
L’obiettivo mondiale di ridurre della meta’ il numero di Paesi classificati in questo gruppo, non sara’ considerato se la comunita’ internazionale non prendera’ dei nuovi provvedimenti. “E’ un anno che la comunita’ internazionale si e’ impegnata a non lasciare nessuna persona ai margini, ma e’ esattamente cio’ che accade ai Paesi meno avanzati”, dice il segretario generale della Cnuced, Mukhsa Kituyi.

(articolo di Vittorio De Filippis, pubblicato sul quotidiano Libération del 14/12/2016)
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