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Il miliardario norvegese che destina il suo patrimonio alla pulizia degli oceani
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Articolo di Redazione
5 maggio 2017 12:09
 
  Kjell Inge Rokke non e’ solo uno degli uomini piu’ ricchi della Norvegia -il suo patrimonio e’ di circa 1,8 miliardi di euro-, ma e’ anche, come lo ha detto un giornalista che ha scritto la sua biografia, “il primo capo d’impresa ad aver importato il capitalismo aggressivo all’americana” nel Paese.
Nato in una piccola citta’ di pescatori, partito dal suo paese d’origine senza diploma a causa di una dislessia, ha lavorato nei porti di Seattle prima di ritornare e costruire il proprio impero. Aker Solutions opera soprattutto nel petrolio e nel gas, il trasporto marittimo e il foraggio offshore.
Una storia di self made man divenuto miliardario rampante, come li ama il capitalismo, alla quale si e’ aggiunto un nuovo capitolo questa settimana.
In una conversazione al quotidiano norvegese Aftenpostern, il 2 maggio, Kjell Inge Rokke ha fatto sapere che “sta per rendere alla societa’ la maggior parte di cio’ che ha guadagnato”. Altrimenti detto, come gia’ altri patron di multinazionali, mettere la “maggior parte” del suo patrimonio al servizio di un obiettivo filantropico. Nel suo caso e’ l’inquinamento degli oceani, e in particolare la presenza di plastica. L’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) stima che 9,5 milioni di tonnellate di plastica sono riversate nei mari ogni anno.
Sottomarini, droni e plastica fusa
Il miliardario non ha detto con precisione quello che lui considera essere “la maggior parte” del suo patrimonio, ne’ come intende utilizzarla, ne’ a chi conta di donarla.
Il primo stadio del suo progetto filantropico, presentato all’Aftenposten e illustrato da un video, sara’ la costruzione di un battello di 181 metri per effettuare delle ricerche e delle operazioni di pulizia sugli oceani.
Dall’intervista, si apprende che la nave, che sara’ operativa nel 2020, potra’
- trasportare un equipaggio di una trentina di persone, nonche’ 60 ricercatori e dei laboratori:
- raccogliere dati sull’atmosfera fino a 6.000 metri di profondita’;
- usare dei piccoli sottomarini, dei droni aerei e sottomarini:
- prelevare e far fondere fino a 5 tonnellate di plastica al giorno:
- essere noleggiato da dei privati in quanto yacht di lusso, quando non sara’ in missione.
“La nave e’ una piattaforma per far avanzare le ricerche scientifiche e cio’ di cui si e’ a conoscenza, ha dichiarato Kjell Inge Rokke. Gli scienziati e i ricercatori di altre discipline coinvolti, potranno, con alcune possibilita’, trovare delle soluzioni e far avanzare le cose”.
Alla testa di questo progetto c’e’ la ONG WWF (World Wide Fund for Nature), con cui Rokke ha gia’ lavorato in passato, e a cui ha dato totale liberta’ d’azione. Il responsabile della branca norvegese, Nina Jersen, ha riconosciuto che c’era un “abisso” tra la posizione della ONG e quella del miliardario in materia, per esempio, di foraggio petrolifero. “E noi continueremo a combattere il suo punto di vista quando non saremo d’accordo”, “ma su questo progetto, noi lavoreremo insieme per cercare di fare avanzare le cose nella battaglia ambientale”.
L’annuncio molto mediatico di Kjell Inge Rokke e’ in linea di questa “nuova forma di filantropia” che Antoine Vaccaro, presidente del Centro studi e ricerche sulla filantropia (Cerphi) descrive come “portato da attori piu’ giovani, spesso venuti dalla Silicon Valley e i cui metodi si ispirano al mondo dell’impresa”.
Non si tratta piu’ di donare milioni e di passare ad un’altra cosa, ma di investire in dei progetti, di fare promesse concrete e di attendere dei ritorni nelle indicazioni impartite. Di introdurre i codici dell’impresa moderna nella filantropia.
In misura minore, Kjell Inge Rokke agisce come Mark Zuckerberg, che aveva annunciato la creazione di una organizzazione caritatevole per l’infanzia, allo stato ibrido a meta’ strada tra la fondazione e l’impresa, che sara’ a breve (ma nessuno sa quando) dotata del 99% delle azioni di Facebook detenute dalla coppia Zuckerberg, una somma stimata oggi in 42 miliardi di euro.
Cosi' lo riassume Antoine Vaccaro: “Per questi nuovi filantropi, tutto comincia con un appello a progettare, studiare grazie a degli esperti, vengono poste delle priorita’, un calendario, dei paletti, delle esigenze di risultati e degli strumenti di reporting”.

(articolo di Big Browser, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 04/05/2017)
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