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Educazione figli, notizie virali online
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Articolo di Redazione
11 marzo 2017 18:51
 
 Peppa Pig provoca autismo. Lo dice l’Universita’ di Harvard, secondo il web. “Perche’ non ci ho pensato”. La notizia e’ stata nascosta, come si dice, per “la popolarita’ del programma, ma Internet ha aiutato a diffondere i suoi risultati”. Piu’ di 629.000 persone l'hanno condivisa su Facebook.
Sei una persona che calma i tuoi bambini con un tablet? “Potrebbe causar loro un danno irreversibile”, dice centralinformativa.tv in una notizia che ha avuto 947.000 interazioni su Facebook. “Il bimbo passa troppo tempo giocando con apparecchi che non interagendo con persone”, dice il testo.
Nel 2016 sono state diffuse molte notizie false in politica. Ma su Facebook hanno maggiori risultati perche’ c’e’ una base piu’ sensibile: i nostri figli. Una selezione dei pezzi con maggior successo su Facebook nel 2016 su genitori e figli, mostra che la maggior parte ha un rapporto scarso con la viralita’, nonostante ci sia sempre un professore o una univesita’ che vengono citati per dare credibilita’ al testo.
Lo studio che accusa Peppa Pig di causare autismo, non esiste, ne’ esiste il ricercatore di Harvard. La notizia sui tablet da’ una visione parziale ed allarmista di un lavoro di Jenny Radesky, dell’Universita’ del Michigan, che ricorda come il suo articolo su “Pediatrics” e’ stato “confuso con uno studio” e “travisata come prova che i tablet e telefonini danneggino lo sviluppo socioemozionale dei bimbi”.
Una volta che un mezzo di comunicazione manipola uno studio per ricavarne un pezzo di verita’, c’e’ una lunga coda di pezzi che estendono il supporto. I pezzi in spagnolo in genere sono copiati da un originale in inglese. “Le madri insopportabili formano figlie di successo”, per esempio, si basa su uno studio dell’Universita’ di Essex che fu pubblicato per primo dal quotidiano britannico Daily Mail. L’autrice, Ericka Rascón Ramírez, lamenta a caldo: “Disgraziatamente il Daily Mail ha interpretato male la maggior parte dei miei risultati”. L’originale parlava di “nagging mothers (madri inesistenti). Quando e’ stato riportato in spagnolo le madri erano diventate “insopportabili”. Rascon Tamirez da’ per persa la battaglia contro la viralita’ -”l’altro giorno ho visto qualcosa in svedese”, dice- ma non riesce a chiarire cosa intendesse dire nel suo lavoro: “Parlo di genitori, non solo di mamme. “Insopportabile” significa litigare, e non e’ cosi’. Lo studio conclude che i genitori con alte aspettative per i propri figli sono quelli che maggiormente investono nel capitale umano, quelli che piu’ parlano e ne sono coinvolti”. Per cui “parlare con loro”, sul Daily Mail -senza nessun contatto con Rascon- e’ passato come un aggettivo nuovo per il suo titolo, piu’ orecchiabile. Da qui alla viralita’ il passo e’ breve. La verita’ si e’ persa lungo il percorso.
La storia in spagnolo delle “madri insopportabili” ha piu’ di 1,5 milioni di interazioni su Facebook. Per fare un paragone, nell’ultimo anno in tutto il mondo solo 4 notizie con la parola “Trump” superano questa cifra, secondo Buzzsumo. Il New York Times non ha mai avuto nessuna notizia con piu’ di 700.000 interazioni durante l’ultimo anno.
Un’altra notizia di un’altra persona ha avuto minori risultati: “I tuoi figli hanno maggiori opportunita’ di essere di successo se avevano una mamma fastidiosa”, ha “solo” 243.000 interazioni. Il titolo e’ la chiave per avere piu’ traffico perche’ e’ quello che si condivide. Spesso costretti per avere piu’ click: “Il malumore del genitore causa problemi nello sviluppo emozionale e cognitivo dei suoi figli”, e’ quasi logico. La trappola e’ che “malumore” e’ una realta’ “da quadro depressivo” e “genitore” dovrebbe essere “genitori”. Aveva piu’ di mezzo milioni di interazioni.
“I bimbi che contraddicono di piu’ i genitori saranno adulti di successo, cosi’ lo fa sapere un nuovo studio”, dice un testo condiviso da 445.000 persone. Ma l’unico “studio” citato e’ l’opinione di uno psicologo, Kelly Flanagan, che ha fondato un’associazione chiamata “Clinici artigiani uniti”. Le menzogne o le esagerazioni possono colpire i marchi commerciali: “l’uovo Kinder e’ cancerogeno, stai uccidendo i tuoi figli per un giochino”, che e’ molto piu’ sfumato e complesso. Oppure l’ora di andare a dormire: “La Psichiatria dimostra che i bimbi che vanno tardi a letto soffrono di maggiori disturbi”. Lo psichiatra e’ il brasiliano José Ferreira Belisario, che ha scritto un libro sulla salute nel 1963. Il testo osa frasi specifiche: “L’ormone della crescita comincia a funzionare alle 00,30 nella quarta fase del sonno”.
La scienza di solito non e’ tanto definitiva
Gli studi scientifici quasi mai producono buoni titoli. Sono piu’ cauti. Le notizie false sull’educazione sono una scia di lamenti di scienziati la cui prudenza e’ stata reinventata per avere un buon titolo. Cosi' sembra che si formi la saggezza popolare e i pregiudizi. Una buona notizia virale ha bisogno di raccontare ai genitori cio’ che devono fare o cio’ che devono temere, non cose vaghe. Ma nel mondo reale e’ difficile individuare quali fattori siano quelli chiave. Cosa interessa di piu’ nell’educazione di un bimbo? E’ estremamente difficile isolare solo il fattore tablet nell'istruzione e confrontarlo con gli altri. Molte condizioni esistono solo una volta: i bimbi si distinguono per il tablet, ma talvolta anche per la propria scuola, o perche’ sono figli unici, per l’allattamento, per il bilinguismo, o per il reddito dei loro genitori.
Si esagera anche l’effetto di ogni decisione. Che tuo figlio veda o no Peppa Pig e’ poco trascendentale. Qui entra in gioco l'effetto di messa a fuoco. Il premio Nobel e professore di Princeton Daniel Kahneman, lo spiega cosi: “Niente nella vita e’ tanto importante come si pensa quando si sta pensando”. Le persone esagerano il peso di cio’ che abbiamo in testa. “Questo non significa che le cose veramente importanti non esistono, fiche’ cose senza importanza non sembrano importanti quando si guarda a loro”. E i genitori spesso hanno questi problemi in testa.
Kahneman lo spiega con un esempio: l’educazione e’ uno dei fattori che meglio fa prevedere come sara’ un bimbo da adulto, ma lo spiega solo per il 10%. Se tutti i giovani ricevessero esattamente la stessa educazione d’élite dei bimbi ricchi, la disparita’ di reddito rimarrebbe enorme. Il 90% dipende da altre cose diverse dall’educazione, come il reddito dei genitori o il quartiere in cui sono cresciuti. Che un bimbo povero cresca a Seattle, per esempio, aumentera’ del 15% il denaro che guadagnera’ quando sara’ adulto.
Con l’educazione dei figli succede qualcosa di simile: dipende da mille cose. In quanto a telefonini e tablet, per esempio, “alla fine sappiamo abbastanza poco e certamente non abbastanza per dare raccomandazioni categoriche”, dice Octavio Medina, economista e coordinatore di Educación de Politikon.
Perche’ sono virali
Perche’ condividiamo come stupidi queste notizie? Sfruttano le debolezze umane: ci fanno guardare bene, dire belle cose su di noi, ci danno il controllo dell'offerta e placano le nostre paure.
La sensazione di controllo elimina l’ansia: se espelliamo una Peppa Pig dalla nostra vita e sopprimiamo i momenti che i nostri figli passano con il tablet, l’educazione dei figli andra’ bene. Come ci rilassa questo, ma non e’ la verita’. Il caos di mille fattori incontrollati e che non dipendono da noi, e’ li’. Per questo la viralita’ funziona bene con l’educazione. Molto serve per confermare e colpisce continuamente le nostre decisioni su quello che probabilmente e’ la parte piu’ sensibile della nostra vita: i figli. “Le possibilità di articoli virali in materia di istruzione sono infinite”, dice Radesky.
Altro sono le notizie “selfie”. Collegarle su Facebook e’ un gesto che parla di noi stessi e ci fa sentire bene. Non condividiamo link pensando solo se possono essere utili ad altri amici. Anche perche’ riflettono quello che facciamo come genitori: se colleghiamo qualcosa sull’uso eccessivo di tablet, significa che facciamo il sacrificio di essere con loro e non come le altre madri cattive, che li abbandonano davanti allo schermo. Se quanto e’ scritto nel testo e’ vero o no, ci importa meno.
Cosi’ gioca la viralita’ coi nostri sentimenti. Con tecniche generiche: bugie, esagerazioni e titoli accattivanti. “Non e’ sorprendente -dice Radesky- che le ‘notizie false’ mettano in imbarazzo i genitori, il culto della maternita’ intensa e le interpretazioni di studi drammaticamente sbagliati”.
La disuguaglianza come chiave
Gli scienziati ci segnalano un elemento che colpisce il futuro dei bimbi: la disuguaglianza. “Ci sono molte ricerche che dicono che esiste la disuguaglianza di opportunita’ in base all’origine sociale: i figli di famiglie con piu’ reddito hanno maggiori risultati scolastici e lavorativi”, dice Leire Salazar, professoressa della UNED. I tablet o il rigore della madre sono una nota in calce a questo fattore che conta davvero. Un esempio: in Spagna un giovane di 15 anni di una famiglia povera ha una probabilita’ 5 volte maggiore di dover ripetere un anno scolastico, anche se ha le stesse conoscenze di matematica e di alfabetizzazione rispetto al PISA.
Le famiglie di classe media credono nei propri figli in un modo che rende proporzionali le loro conoscenze per poter avere risultati come una classe media. “Tenerli molte ore davanti alla televisione non li fa peggiorare se da un’altra parte gli offrite un sacco di opportunita’”, dice Salazar. Che vedano cartoni animati poco importa se leggete coi vostri figli, parlate con loro a cena, usate un vocabolario variegato, li mandate in campeggio e passate piu’ tempo a prendervi cura di loro.
La professoressa Tinca Polderman, dell’Universita’ Libera di Amsterdam, ha riportato sulla rivista Nature i risultati che influiscono nell’educazione: “Ci sono delle cose importanti per lo sviluppo di un bimbo: geni e ambiente. L’ambiente famigliare ha un’influenza particolarmente grande quando e’ un ambiente famigliare dannoso”. Nei casi di famiglie stabili, le differenze nell’uso di tablet, classi scolastiche, ore di videogiochi e’ molto piccola: “Le differenze nei bambini che crescono in famiglie ‘normali’ si devono piu’ alla genetica e alle esperienze particolari, non al proprio ambiente famigliare”.

(Articolo di Jordi Perez Colomé e Kiko Llaneras, pubblicato sul quotidiano El Pais del 11/03/2017)
 
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