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Cannabis e lavori pericolosi. Esami delle urine non servono a niente. Studio
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Articolo di Pietro Yates Moretti
30 aprile 2010 11:59
 
Vorresti salire su un autobus se il conducente si è appena fatto una canna o bevuto una bottiglia di vino? Sicuramente no. Per accertarsi che questo non accada, anche in Italia si stanno diffondendo i controlli antidroga e antialcool sui lavoratori 'a rischio". Dai conducenti di automobili a quelli di macchinari industriali, un crescente numero di lavoratori deve sottoporsi a esami periodici.
Ma se quel conducente avesse fumato o bevuto tre giorni o tre settimane fa? Egli sarebbe perfettamente sobrio ed in grado di guidare in sicurezza al pari di chi non ha mai né fumato né bevuto. Eppure, se sottoposto ai test, questo conducente sobrio sarebbe esonerato per il consumo di alcool, anche se consumato qualche ora prima; al contrario, per il consumo di cannabis, anche se consumata qualche giorno o settimana prima, sarebbe licenziato, perseguito penalmente e messo alla gogna sui media.
Questo accade per due motivi.
Il primo
ha a che fare con le contraddizioni del proibizionismo sulle droghe, che da una parte stigmatizza e reprime il consumo anche responsabile di cannabis, dall'altra condona e spesso promuove il consumo di alcool, una sostanza infinitamente più dannosa alla salute e alla società della marijuana.
Il secondo motivo ce lo spiegano, ancora una volta, gli scienziati.
Un ampio studio pubblicato sulla rivista scientifica Addiction rivela che il test delle urine non serve a migliorare la sicurezza sul lavoro. Le analisi delle urine, spiegano gli scienziati, rilevano la presenza di bioprodotti solubili e inerti della marijuana. I più comuni fra questi bioprodotti rimangono nelle urine per giorni, settimane e persino mesi dopo l'ultima assunzione. Non è quindi possibile distinguere fra chi ha in passato consumato cannabis, anche in maniera occasionale, e chi invece lavora intossicato. Al contrario, i test alcolemici sono in grado di rilevare, anche se approssimativamente, lo stato di intossicazione.
I ricercatori della University of Victoria nel British Columbia hanno riesaminato la letteratura scientifica degli ultimi 20 anni sull'efficacia dei test antidroga per i lavoratori, con particolare enfasi sulla cannabis - la sostanza più sovente rilevata con i test antidroga. Gli studiosi scrivono: "Non è chiaro che il consumo anche pesante di marijuana metta a rischio la sicurezza sul lavoro, a meno che non venga consumata poco prima o durante il turno di lavoro; i test delle urine sono poco attendibili e non riescono a individuare i lavoratori che mettono a rischio la sicurezza; i test antidroga sono legati ad una riduzione dei casi in cui viene rilevato l'uso di cannabis fra i lavoratori, ma questo non significa che ci siano meno consumatori di cannabis; non è stato ancora dimostrato che l'analisi delle urine produca una diminuzione degli incidenti sul lavoro".
Gli autori concludono, "E' sconsigliato utilizzare gli esami delle urine quale strumento per individuare chi mette a rischio la sicurezza sul lavoro per uso di cannabis".
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