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Bisfenolo A. Per l'Europa e' estremamente preoccupante
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Articolo di Redazione
17 giugno 2017 10:53
 
 L’Agenzia europea dei prodotti chimici (ECHA) ha annunciato, venerdi’ 16 giugno, l’iscrizione del bisfenolo A (BPA) nella lista delle sostanze “estremamente preoccupanti” (“substance of very high concern”, SVHC), per le sue proprieta’ di perturbazione endocrina, “all’origine probabile di effetti gravi sulla salute umana, sollevando un livello equivalente di preoccupazione alle sostanze cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione” -cioe’ che compromettono la fertilita’ o lo sviluppo del bambino che deve nascere. Il BPA e’ una sostanza di sintesi utilizzata in alcune plastiche rigide, resine, etc..
Su stimolo dell’ex-ministro francese dell’Ambiente Ségoléne Royale, il dossier e’ stato avviato da febbraio del 2017 grazie alla Francia, con l’intermediazione dell’Agenzia nazionale di sicurezza sanitaria dell’alimentazione, dell’ambiente e del Lavoro (Anses, Francia), che ha presentato i suoi lavori agli esperti degli Stati membri dell’Unione, durante la settimana, alla sede dell’agenzia europea ad Helsinki.
Ad eccezione del Regno Unito e della Finlandia, che si sono astenuti, tutti gli Stati membri hanno votato a favore della proposta francese di classificazione. “Questa decisione avra’ come conseguenza un obbligo per l’industria di notificare all’ECHA la presenza di sostanze negli articoli fabbricati o importati e di informare l’acquirente di un articolo della presenza di BPA, precisa l’Anses in un comunicato. Essa apre ugualmente la possibilita’ del il BPA sia sottomesso ad autorizzazione in quanto sostanza, condizionando i suoi usi all’ottenimento di un’autorizzazione temporanea e rinnovabile”.
“Doppia primizia”
Secondo gli elementi messi insieme dagli esperti francesi, il bisfenolo A rappresenta un pericolo per la ghiandola mammaria, il metabolismo, il cervello e -elemento relativamente nuovo- il ciclo riproduttivo. Il dossier quindi valida, con alto livello di prova, i sospetti formulati da lunga data secondo i quali l’esposizione al BPA possa far crescere i rischi di cancro al seno, diabete ed obesita’ cosi’ come turbamenti neuro-comportamentali.
“Questo porta a termine un lavoro di dimostrazione scientifica considerevole, reso possibile dai sette/otto anni di lavoro condotto dall’Anses -spiega Dominique Gombert, direttore della valutazione dei rischi all’Anses. E’ anche una doppia primizia: prima di tutto, e’ la prima volta che una sostanza sia dichiarata molto preoccuopante per gli effetti di perturbazione endocrina negativa per la salute umana. In seguito, e’ la prima volta che l’etichetta ‘perturbatore endocrino’ e’ ufficialmente utilizzata sul BPA”.
Alla fine degli anni 2000, dopo dei lavori da parte di esperti dell’agenzia di sicurezza sanitaria canadese, si e’ cominciato a ritirare questa sostanza dai biberon -e’, in effetti, soprattutto l’esposizione al BPA nel corso della vita fetale e durante il periodo perinatale che produce gli effetti sanitari piu’ notevoli. Nel 2011, a partire dai propri lavori condotti nel quadro della “strategia nazionale sui perturbatori endocrini”, l’Anses ha raccomandato di ridurre l’esposizione delle persone a questa sostanza. Nello specifico, la Francia e’ stato il primo Paese europeo a proibire, dal 1 gennaio 2015, la presenza di BPA in tutto i materiali a contatto con gli alimenti -scatole di conserve, lattine, etc.
Il pericolo… e il rischio
In seguito, alcuni studi di biosorveglianza suggeriscono una diminuzione dell’esposizione delle persone. Nel frattempo, il BPA e ubiquamente onnipresente: lo si trova, individuandolo, in circa il 9% delle persone dei Paesi occidentali. Nel frattempo, la classificazione del BPA come “estremamente preoccupante” non concerne il pericolo che rappresenta la sostanza in se’; essa non manifesta niente sui rischi che corrono le persone al livello attuale di esposizione.
Questa questione e’ sempre al centro del disaccordo tra l’Anses e l’Autorita’ europea di sicurezza alimentare (EFSA). La prima stima, dal 2013, che il rischio esiste (essenzialmente per il cancro al seno), mentre l’EFSA considera il rischio inesistente per le persone in generale. In autunno, l’EFSA dovrebbe riprendere i suoi lavori in merito basandosi sui pericoli identificati dalla Francia e validati a livello comunitario dall’ECHA. La disputa non e’ al momento per niente terminata.

(articolo di Stéphane Foucart, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 17/06/2017)
 
 
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